Ibridazione uomo-macchina

Attraverso la Ibridazione con organi artificiali o Bio-artificiali, la prospettiva di lunghezza di vita di un essere umano potrebbe quadruplicare.
Torniamo anche a parlare di Mind Uploading.
 

 
 

 
 

di Ugo Spezza


Quello che viene presentato in questo articolo è un viaggio verso le future frontiere della medicina, dalla ricerca sulle staminali per rigenerare tessuti o interi organi, passando alla epurazione di organi animali riadattati attraverso le staminali per farli funzionare su esseri umani. Discuteremo poi di organi artificiali e, per finire, andremo a visionare quella ipotesi che attualmente è da considerare una procedura fantascientifica: il "Mind Uploading".


Iniziamo questo viaggio provando a leggere alcune statistiche dell'Istat riguardanti le principali cause di morte delle persone che vivono nei paesi industrializzati:

  • Malattie cardiache: 42%

  • Tumori: 29%

  • Malattie polmonari: 9%

  • Altre cause: 20%

   Le malattie del cuore e del sistema cardiovascolare rappresentano dunque la principale causa di morte, in particolare nell'età avanzata. I tumori lo sono invece per i soggetti in età giovane/adulta. Una dieta che comprenda sufficienti quantità di vegetali e dei corretti stili di vita quali l'eliminazione del fumo ed il controllo del peso corporeo possono certamente aiutare a far regredire il rischio.

   Negli ultimi decenni la vita media, soprattutto grazie ai progressi in medicina, si è allungata a 76 anni per gli uomini e ben 80 per le donne. Ma, nonostante ciò, in un modo o nell'altro tutti attendono il colpo della falce della cupa mietitrice. "D'altronde cosa mai si potrebbe fare?" Questa è la domanda che si sente più spesso e che viene posta con una certa rassegnazione. Le possibilità, in prospettiva futura, sono essenzialmente due.

  • 1a possibilità: consiste (quando la tecnologia futura la renderà disponibile) nell'effettuare delle ibridazioni con organi artificiali e sostituire gli organi naturali man mano che gli stessi vanno incontro a deficit da usura o da malattia.

  • 2a possibilità: consiste nella ibridazione a livello di contenuti mentali con un elaboratore elettronico, la procedura è denominata "Mind Uploading" ed è un caso che esamineremo nella seconda parte di questo testo.

A queste va ad aggiungersi una possibile futura medicina nanotecnologica che permetterebbe a sonde micro-miniaturizzate di andare a curare malattie agendo direttamente sulle cellule dell'organo malato.

 

L'ibridazione Uomo-Macchina a livello degli organi

   Iniziamo il nostro discorso partendo da una considerazione: cosa si intende per "Ibridazione?". Alcuni sistemi di ibridazione uomo-macchina esistono già ma bisogna fare dei distinguo. Ad esempio una protesi che consente di sostituire una gamba persa in un incidente non è un sistema di ibridazione. Si tratta de-facto di una semplice evoluzione della stampella. La protesi in se, anche se costruita secondo criteri ingegneristici avanzati e con i migliori materiali, non è una macchina. Cominciamo a parlare di ibridazione quando ci si riferisce ad apparecchi quali i pacemaker. Questi piccoli dispositivi, applicati sottopelle, sono in grado di regolarizzare il battito cardiaco per 7-8 anni prevenendo rischi di infarto. Ancor più se trattiamo di veri organi artificiali; un cuore come quello che vedete nella figura di seguito: costruito da valvole ed alimentato da una batteria, può tenere in vita il corpo umano per diversi mesi, in attesa del trapianto del cuore biologico. Nulla impedisce di pensare che, a seguito del perfezionamento tecnologico di questi apparecchi e dei relativi materiali di costruzione, tra una ventina di anni potremmo disporre di un cuore artificiale da impiantare al posto di quello biologico prima che questo si fermi.

Ricordiamo infatti che la prima causa di morte (42%) di noi esseri umani risiede nel guasto di questa pompa naturale. Un cuore nuovo (artificiale o bioartificiale) aumenterebbe moltissimo le nostre prospettive di lunghezza di vita. Al contrario oggi, raggiunta una certa età, viviamo con una spada di Damocle sopra la testa. E per "una certa età" non dobbiamo considerare i 90 anni, i rischi di malattie cardiovascolari iniziano dopo i 50 anni.

  Attualmente il maggior problema che affligge i cuori artificiali è l'usura, dopo alcuni mesi le valvole che pompano sangue si corrodono e si ostruiscono. Si tratta a tutti gli effetti di un sistema non-autorigenerante quale invece è il cuore biologico le cui cellule si rinnovano continuamente. In pratica un motore elettrico aziona le pompe ad aria compressa che muovono varie valvole realizzate in polimeri di gomma. Gli apparecchi di nuova generazione consentono di allungare considerevolmente la vita del paziente con cuore danneggiato. Il cuore artificiale che vedete nella figura in alto si chiama AbioCor, su un paziente in Germania ha funzionato ininterrottamente per ben due anni. Ma si tratta di un caso limite, generalmente la durata è dai 10 ai 17 mesi. Di questi apparecchi ne sono stati impiantati sin'ora nel mondo circa quattrocento ed un centinaio di questi sono del tipo più moderno ed efficiente.

   Purtroppo gli organi biologici sono molto complessi; le attuali tecnologie non riescono a riprodurre organi artificiali che ottengano livelli di funzionalità e affidabilità comparabili. Per giunta, le dimensioni dei sistemi e i loro dispositivi di alimentazione (le batterie) sono tuttora molto problematici, in quanto non permettono ancora al paziente la piena libertà di movimento e autonomia. AbioCor, pur rappresentando la soluzione tecnologica attualmente più avanzata, presenta diverse limitazioni. Essendo dotato di batteria interna esso permette una autonomia di solo mezz'ora o di 4 ore con supporto di alimentazione esterna. Questa soluzione consente di non avere cavi sottopelle evitando gravi rischi di infezione ma le sue dimensioni lo rendono però impiantabile solo in chi ha una grande cassa toracica. La società americana AbioMed ha allo studio AbioCor II il quale, grazie ad una netta riduzione di dimensioni, potrà essere installato in qualsiasi cassa toracica ed avrà una autonomia minima di 5 anni. Siamo comunque ancora lontani dal produrre un qualche tipo di ibridazione che sostituisca in toto l'organo biologico.

   Probabilmente le future pompe artificiali saranno costruite con materiali più simili a quelli organici (siliconi avanzati?) ma va detto che purtroppo, su questo campo della ricerca si sta investendo poco. Al contrario, la ricerca su questo settore dovrebbe essere la prima ad essere sollecitata e finanziata.

   In una prospettiva longevista la cosa più importante da fare, da un punto di vista puramente logico, sarebbe quella di cercare di eliminare la primaria tra le varie cause di morte.

   La realizzazione di efficienti organi artificiali o bioartificiali dovrebbe essere il nostro primo obiettivo. Arrivati ad una certa età dovremo far sì che il nostro cuore naturale venga ad essere sostituito, ma senza aspettare i primi sintomi di cedimento. I cardiologi segnalano infatti che un cuore malato danneggia anche reni, fegato e cervello (ictus) in modo irreparabile. Un cuore artificiale perfettamente funzionante ed autoalimentato ci donerebbe delle prospettive di lunghezza di vita superiori di 25-30 anni, durante i quali potremo attendere nuove scoperte della medicina atte a regolarizzare il funzionamento degli altri organi o addirittura "installare" nuovi organi artificiali che la biotecnologia avrà nel frattempo messo a punto. Questo comporterebbe il notevole vantaggio di "non andarsene" proprio mentre la soluzione era in fase di attuazione.

   Oltre al cuore altri organi artificiali sono in fase di realizzazione. Negli Stati Uniti è stato realizzato di recente il primo fegato artificiale che utilizza cellule umane per filtrare il sangue dei pazienti con insufficienza epatica. Il dispositivo, in sperimentazione all'Università del North Carolina, a Chapel Hill, permetterà la sopravvivenza dei pazienti in attesa di trapianto. In uno studio preliminare, il fegato artificiale "umano" è stato efficace nel migliorare la funzionalità epatica di 13 dei 16 pazienti sottoposti al trattamento. I dispositivi finora utilizzati si basavano o su filtri meccanici, che riescono a rimuovere solo parzialmente le tossine dal sangue, o su cellule epatiche di maiale, con il rischio, secondo gli esperti, di trasmettere al paziente virus o malattie sconosciute.
L'apparecchio sviluppato in America è invece il primo che usa cellule di fegato umano. La dialisi epatica prevede che il paziente sia collegato alla macchina da un catetere infilato in una vena del collo. Il sangue, dopo essere passato attraverso un filtro meccanico che elimina i primi prodotti di scarto, prima di tornare in circolo, viene purificato da alcune "cartucce" che contengono le cellule epatiche. Si tratta certamente ancora di un rozzo sistema di dialisi con apparecchiatura esterna al corpo ma in futuro potrebbe essere miniaturizzato ed applicato anche per la costruzione di un rene artificiale.

 

Un'altra possibilità: gli organi Bio-Artificiali

   Nella Università del Minnesota, l'equipe della dottoressa Doris Taylor, ha creato in laboratorio il primo cuore Bio-Artificiale (bioartificial heart), ottenuto partendo da un cuore prelevato da un topo di laboratorio morto a cui, attraverso un processo simile a quello attualmente impiegato nelle valvole cardiache porcine, sono state completamente eliminate le cellule, lasciando solo il cosiddetto scaffold (matrice extracellulare, composta essenzialmente da proteine).

   In altre parole il cuore del ratto è stato "depurato" (fasi 1-2-3) con soluzioni ricche di enzimi che hanno eliminato la parte cellulare del donatore, lasciando però intatta la struttura del cuore, comprese valvole e i capillari. La depurazione è necessaria per evitare problemi di rigetto nell'organismo ospite.

   Una volta ottenuto lo scaffold gli scienziati hanno introdotto il cuore in un bioreattore assieme a cellule staminali dell'organismo ospite. Le cellule staminali hanno così aderito alla superficie, riuscendo quindi nell’impresa di ripopolare la struttura (fasi 4-5) con cellule dell'organismo ospite che quindi riconoscerà il cuore come il suo, senza problemi di rigetto.

Dopo quattro giorni, il cuore Bio-Artificiale, ricoperto di nuovo tessuto sano bio-ingegnerizzato, ha dato il primo battito e dopo otto giorni pompava regolarmente sangue!

   La tecnica è già stata testata con successo sui ratti e sui maiali. Ricordiamo che il cuore di maiale, nel mondo animale, è il più simile a quello umano. Questo tipo di impianto, eseguito sull'uomo, ci permetterebbe non solo di avere un cuore nuovo e perfettamente funzionante ma accadrebbe addirittura che il nostro organismo lo riconosca come fosse l'originale, senza il rischio quindi di dover implementare le pesanti terapie anti-rigetto del trapianto classico.
Oltretutto tale soluzione non sarebbe afflitta dai problemi di alimentazione, autonomia ed usura tipici dei cuori artificiali elettromeccanici. Va detto infine che, rispetto a soluzioni come l'AbioCor, il cuore Bio-Artificiale si presenterebbe come una tecnologia a basso costo, potendo ricavare lo scaffold da organi animali depurati.

   Tra gli organi bio-artificiali già ottenuti dalla ricerca medica attuale ed utilizzati correntemente troviamo la pelle artificiale ottenuta fabbricando cellule in vitro. Nel prossimo futuro il primo organo completo ad essere disponibile sarà la vescica a cui seguiranno poi reni e fegato. Questo ovviamente in quei paesi ove sia consentita la ricerca sulle staminali... In Italia purtroppo la situazione è penosa a causa della continua interferenza dei religiosi nelle decisioni politiche.

 

L'ibridazione Uomo-Macchina a livello dei contenuti mentali.

   "Raggiungeremo l'immortalità elettronica", citava un articolo sulla rivista Newton relativo ad una intervista allo scienziato e scrittore Arthur Clarke. L'autore di "2001 Odissea nello Spazio" ci ha da poco lasciati ma nei suoi racconti è stato tra i primi a preconizzare che un giorno noi esseri umani potremo eseguire un Mind Uploading (riversamento dei nostri contenuti mentali) in una memoria di elaboratore elettronico ottenendo quindi la immortalità.

   Da questo punto di vista, dato lo stato attuale della tecnologia e la estrema complessità dei fenomeni fisici legati alla struttura della mente umana, vedo purtroppo, mio malgrado, questa strada abbastanza tortuosa e impraticabile per molti decenni ancora. Nel mio articolo: Può un computer pensare ho già espresso numerose perplessità sulla possibilità che un computer possa, nel prossimo futuro, arrivare a pensare come un essere umano. Sarà forse possibile realizzare dei simulatori molto avanzati ma non sono particolarmente ottimista sul fatto che nei prossimi 25 anni, come alcuni futurologi ipotizzano, assisteremo alla nascita di un sistema di ibridazione "mente umana" - "mente artificiale".
Di fatto, a dirla tutta, a tutt'oggi non solo non esiste ancora un modello funzionante di mente artificiale che replichi la mente umana ma nemmeno uno che riesca a simulare il più semplice comportamento (individuale e sociale) di un animale inferiore o perfino di un insetto.

   Il fatto è che il cervello biologico è profondamente diverso da un elaboratore elettronico. Si tratta sostanzialmente di un elaboratore elettrochimico estremamente efficiente rispetto all'energia consumata; si stima infatti che consumi solo una decina di watt. Al contrario per far ricreare ad un computer a microprocessori un semplice ambiente virtuale 3D interattivo occorre fornirgli diverse centinaia di watt. Inoltre il cervello umano è un sistema a parallelismo massiccio, molto lento nell'eseguire la singola operazione ma efficiente nell'esecuzione parallela delle stesse. I computer invece "ragionano" sostanzialmente in modo seriale, ossia seguendo una serie di istruzioni sequenziali presenti nel codice di programma.

   Il livello cosciente del cervello umano sembra operare come un "programma che controlla una serie di sottoprogrammi". Il programma principale, quello che effettua il controllo e dirige operazioni e contromisure, agisce come una sorta di sistema operativo di rete, ossia operando un interfacciamento tra il mondo esterno (Front-End) ed il mondo interiore (Back-End). Esso opera fisicamente nella parte evoluzionisticamente più recente dell'encefalo: la corteccia cerebrale. I sottoprogrammi agiscono invece su funzioni emozionali di base e regolano le nostre percezioni istintive operando nelle parti più arcaiche del cervello quali il talamo ed il sistema limbico.
Tali sottoprogrammi, insiti in noi sin dalla nascita, fanno parte della nostra "programmazione di base" nel senso che ci consentirebbero di sopravvivere anche in un ambiente naturale ove non fossero presenti altri esseri umani (quindi in assenza di apprendimento) a patto che in tale ambiente fossero presenti adeguate quantità di cibo. Ciò è dimostrato dai ritrovamenti come quello del famoso ragazzo selvaggio nei boschi dell'Aveyron.

   La "cognizione", che porta poi all'apprendimento ed alla conoscenza, avviene quindi nella corteccia cerebrale. A dimostrazione di questa tesi vi sono gli esperimenti del "cane decerebrato" di Pavlov o l'esperimento di Thorndike che cito di seguito:

 
   Un gatto affamato viene posto in una gabbia dotata di una porta che si apre premendo una leva che fa cadere un saliscendi e permette così all'animale di arrivare al cibo, che è visibile all'interno del recinto. Dapprima, si osserva che il gatto si impegna in una molteplicità di azioni, tra cui il graffiare le pareti e la porta del recinto. Prima o dopo, queste diverse attività porteranno per caso alla pressione del saliscendi che fa aprire la porta. Allora l'animale immediatamente lascia il recinto e mangia il suo cibo. Rimesso nel recinto, l’animale avrà ovviamente un comportamento diverso. Dedicherà molto meno tempo a grattare le pareti, e di più a movimenti nelle vicinanze del saliscendi fino ad arrivare dopo numerosi tentativi di prove/errori ad attivare il solo saliscendi con la zampetta quando avrà fame.

   Questo tipo di risposta adattiva si basa esclusivamente sulla mente arcaica, quella emozionale, ed agisce per prove ed errori. Essa non si riscontrerebbe nel comportamento umano, poiché se un essere umano venisse posto nella stessa situazione, si fermerebbe a riflettere sulle sue azioni prima di cominciare ad agire. Quindi le funzioni superiori del cervello umano, insite nella nostra corteccia cerebrale, sono in grado di effettuare un calcolo probabilistico sul divenire degli eventi nel futuro prossimo. Sigmund Freud paragona l'atto del "pensare" a quello che fa un generale quando studia una mappa del campo di battaglia e sposta su di essa modellini di soldati, cannoni e mezzi cercando la strategia migliore per battere il nemico.
Questa capacità previsionale del cervello umano lo rende in grado di spostarsi lungo l'asse della quarta dimensione. Chiarisco subito che non c'è nulla di fantascientifico in questa affermazione in quanto la quarta dimensione altro non è che il tempo. Einstein afferma che noi viviamo in quattro dimensioni di cui le prime tre sono spaziali: Altezza, Larghezza, Lunghezza e la quarta è rappresentata dal Tempo.

   Un esempio banale: nella vita quotidiana non potremmo mai arrivare ad un appuntamento senza operare in quattro dimensioni. Ad esempio consideriamo come coordinate dell'appuntamento un edificio posto ad una certa distanza da noi (lunghezza), situato all'incrocio tra due strade (larghezza) e, pervenuti in sede, dovremo arrivare al 9° piano (altezza) per raggiungere il locale dell'appuntamento. Ma queste tre coordinate non ci permetterebbero mai di giungere correttamente all'appuntamento se non sapessimo che lo stesso è fissato per le 10.30 (Tempo); quindi ci occorre una quarta coordinata per arrivare a destinazione in modo corretto.

   Ebbene, la mente umana è capace di cognizione superiore rispetto a quella animale in quanto può prevedere il divenire degli eventi nel futuro prossimo ricreando un "ambiente virtuale" nel quale simula l'ambiente reale ed effettua i tentativi per prove ed errori esclusivamente in questo ambiente virtuale, arrivando a percepire possibilità decisionali sconosciute agli animali inferiori. Per ambiente virtuale intendo questo: se siamo fuori casa e qualcuno ci chiede di disegnare su carta la nostra camera da letto lo facciamo riproducendo un modello mentale di tale stanza. Tale modello è quindi "virtuale" poiché non lo stiamo osservando dal vivo in quel momento ma attingiamo ai nostri ricordi. Potremmo anche immaginare tale stanza ridipinta di un colore vivace o arredata diversamente anticipando i lavori del pittore e dell'arredatore.
Questa caratteristica peculiare del cervello umano è altresì definita "capacità di astrazione" e nessun animale inferiore è in grado emularla se non, in minima parte, gli scimpanzé. Vorrei chiarire che per "futuro prossimo" intendo una quantità di tempo limitata a prevedere lo svolgimento a termine di una data azione e non cose inerenti la parapsicologia come la preveggenza. Ad esempio se vediamo che una pesante porta viene spinta da una corrente d'aria sta per chiudersi sulla mano di un bambino agiamo preventivamente per fermarla.

   Questa capacità di creare virtualizzazioni della realtà e di spostarsi in avanti nel tempo effettuando un calcolo probabilistico abbastanza preciso che ci consenta di fare previsioni sul futuro prossimo è alla base della semantica del cervello umano. Tale capacità, allo stato attuale della ricerca, è solo lontanamente emulata dai software per computer.
Inoltre, stando alle tesi di Jon Searle non è nemmeno detto che una tale attività possa essere riprodotta utilizzando software a base algoritmica. E' probabile che la nostra incapacità di riprodurre i processi della mente umana in un computer derivi, come ipotizza Roger Penrose, da alcuni fenomeni fisici della meccanica quantistica che sono ancora sconosciuti. In particolare il grande fisico-matematico ipotizza uno stato sub-quantistico che si verrebbe a creare nella materia cerebrale. Altri ricercatori come l'italiano Oscar Bettelli pensano invece, più semplicemente, che essa si generi da "rientri tra mappe neuronali". In altri termini il cervello conterrebbe connessioni circolari che collegando mappe diverse produrrebbero quel senso di unità che è tipico della coscienza. In questo stato memoria e percezione si fondono in un tutto indivisibile meravigliosamente organizzato ed unitario.
 

Prospettive per il futuro: il Mind Uploading

   Abbiamo chiarito che l'attuale tecnologia non permette ancora un Upload (riversamento) dei nostri contenuti mentali in un elaboratore elettronico. Le tecnologie future più promettenti indicate dal futurologo Ray Kurzweil sono quelle del reverse-engineering (ingegneria inversa) del cervello umano. Questa tecnica, è applicata ad esempio nel campo industriale ove si voglia capire come funziona un marchingegno elettronico prodotto in un altro paese: si disassembla pezzo per pezzo e se ne ricostruiscono le funzioni delle varie parti punto per punto per poi riprodurle.

   La risoluzione spaziale e temporale delle tecniche di scanning del cervello sta progredendo ad un tasso elevato. Gli scanner sono riusciti a rendere visibili i diversi collegamenti interneuronali, permettendone l'osservazione del funzionamento in tempo reale. Disponiamo già oggi di modelli e simulazioni matematiche di un paio di dozzine di regioni del cervello, compreso il cervelletto, il quale contiene più della metà dei neuroni nel cervello.
Il maggiore impegno in questo settore è quello del progetto Blue Brain di IBM; trattasi di una simulazione di circa 10.000 neuroni corticali, con decine di milioni di connessioni. La prima versione simulerà l'attività elettrica e una versione futura simulerà anche la relativa attività chimica. Una stima conservatrice suggerisce che intorno al 2025 avremo modelli efficaci per l'intero cervello. Gli studi si basano sull'utilizzo del super-calcolatore Blue Gene e si basano sulla simulazione di una colonna neocorticale di ratto (molto simile a quella umana), conclusasi nel dicembre 2006, per espandersi poi all'intera neocorteccia e poi all'intero cervello. La colonna neocorticale di ratto è lunga 2 mm e larga 0.5 mm e contiene circa 10.000 neuroni e 100 milioni di sinapsi; quella umana contiene circa 60.000 neuroni ed è simile per dimensioni. Altre informazioni sull'argomento si possono trovare nel recente e dettagliato articolo di Giuseppe Vatinno pubblicato su Estropico.

 

Due diversi tipi di Mind Uploading:

Ammettiamo dunque che, pur non disponendo ora delle relative tecnologie, tra 25-30 anni si riesca a trovare il modo di collegare dei sensori in grado di captare tutti i segnali in transito nel cervello in un dato istante. Da questo sistema si potrebbe estrapolare una mappa dati in tempo reale dalla quale realizzare una immagine-clone del cervello umano. Essendo tale immagine-clone fatta di Bit potremmo realizzare un Upload della stessa in un elaboratore elettronico.

Distinguerei quindi tra due diversi tipi di Upload:

  1. Storage: Scaricamento di una immagine-clone dei contenuti di una mente umana in un supporto di memoria di massa.

  2. Operating: Scaricamento di una immagine-clone dei contenuti di una mente umana nella memoria di un elaboratore elettronico.

   Il sistema definito "Storage" consiste de facto in un travaso dei contenuti mentali su un supporto fisico di memoria di massa quale può essere ad esempio un hard disk di grandi dimensioni, una unità a nastro o un'altra unità fisica di memoria digitale disponibile in futuro. Tale supporto fisico dovrà essere conservato adeguatamente per poi tornare utile quando la scienza ci donerà un nuovo corpo organico, magari ricostruito a partire dalle nostre stesse cellule delle quali dovremo lasciare un campione. Come abbiamo visto sopra, la vita umana si attesta generalmente sui 76 anni, eppure bastano solo 20 minuti affinché i nostri contenuti mentali si deteriorino irrimediabilmente a seguito della mancata circolazione del sangue nel sistema nervoso.

Avere un clone di backup del nostro cervello ci permetterebbe di salvare (Storage) il nostro "Io" sotto forma di dati. Certo, questo non impedirà la nostra morte fisica, ma un giorno la nostra coscienza potrà tornare a vivere in un nuovo corpo quando verrà effettuato il Restore (ripristino) di tali dati. Tale sistema ci permetterebbe di ritornare a vivere in un corpo organico del tutto simile a quello che avevamo da giovani, con la nostra intatta esperienza di vita ed i nostri ricordi, a partire dalla nostra infanzia fino al momento dell'esecuzione della immagine di Storage. In questo senso si porrebbe ovviamente il problema, tecnico ed etico, di come far crescere un siffatto corpo organico dotato di mente vuota nel quale poter ricaricare i dati della nostra immagine-clone. In alternativa si potrebbe ovviamente usare tale immagine di Storage anche per ricreare i nostri contenuti mentali in un elaboratore elettronico quando e se la tecnologia permetterà di farlo.

   Veniamo ora alla metodologia "Operating". Essa prevede che i nostri contenuti mentali vengano travasati in una matrice di memoria di un elaboratore elettronico. E questo non sarebbe solo uno Storage; dall'altra parte, alla fine del riversamento, avremmo un secondo "Io" che si attiverà ed in poco tempo prenderà coscienza. Avremmo realizzato quindi un clone mentale effettivo di noi stessi che avrà gli stessi ricordi e la stessa esperienza di vita. Questa seconda metodologia, denominata anche "Mind Uploading", prevede una estrema complessità intrinseca, prima fra tutte quella della realizzazione di una mente artificiale come matrice dei contenuti. Parlo di matrice poiché ritengo che una tale memoria elettronica dovrà essere strutturata in aree ognuna delle quali simuli una area funzionale del cervello organico. Una volta che prendessimo coscienza nella mente artificiale ci verremo immediatamente a trovare privati di tre dei cinque sensi umani: tatto, olfatto e gusto; ci rimarrebbero solo la vista e l'udito, forniti da telecamere e microfoni adibiti ad ispezionare il mondo esterno. Questo sarebbe l'equivalente alla sensazione che avremmo, nel nostro attuale corpo organico, di rimanere paralizzati dalla testa ai piedi con la possibilità di muovere solo gli occhi e percepire i suoni, senza più percepire il resto del corpo. Certamente sarebbe meglio che morire, ma sarebbe una sensazione abbastanza sgradevole.

   E' vero che si potrebbe realizzare un corpo artificiale capace di donarci mobilità nell'ambiente esterno ma è altresì vero che tale corpo non verrebbe "percepito", mancandoci il senso del tatto. La sensazione sarebbe come quella di vedere e sentire il mondo attraverso un televisore. Anche se tale corpo artificiale avesse possibilità di deambulare nel mondo esterno tale possibilità sarebbe da noi percepita come il poter pilotare un mezzo in un videogioco, sarebbe dunque una pseudo-percezione o, se vogliamo, una percezione indiretta.

   Non solo il nostro corpo artificiale potrebbe essere ingovernabile ma potrebbe esserlo la stessa mente artificiale. Va considerato infatti che il modo in cui le sinapsi emettono le loro scariche elettrochimiche e permettono la comunicazione tra i neuroni, che genera poi i nostri pensieri e la nostra coscienza, produce un flusso di dati estremamente vasto come delocalizzazione ma molto lento in termini di velocità di trasmissione. Si può vedere al proposito questo interessante articolo. Questo è esattamente il contrario di ciò che avviene nei circuiti elettronici micro-miniaturizzati dei "core" dei microprocessori dei computer, i quali trasmettono le informazioni alle memorie elettroniche in modo rapidissimo e diretto. A seguito di ciò, prendendo coscienza in un elemento del genere, potremmo impazzire in pochi istanti a seguito del collasso della nostra mente. Ciò si potrebbe risolvere se si riuscisse a creare una vera e propria simulazione della nostra realtà percettiva. In altre parole occorrerebbe una emulazione software del nostro cervello organico nella struttura hardware del super-computer ove andrà ad eseguirsi il riversamento dei dati della nostra mente.

   Possiamo ritenere con sufficiente convinzione che, data la complessità della simulazione da effettuare, un sistema ad intelligenza artificiale debole, ad esempio un software tipo "sistema esperto" basato su reti neurali, potrebbe non essere in grado di effettuarla senza generare un elevato numero di errori. Per questo occorrerà forse la venuta alla luce di una vera Intelligenza Artificiale di tipo "forte", ossia un vero e proprio computer pensante.

   A questo punto il lettore si porrà una domanda: perché occorre un "gestore" software per la nostra mente nel substrato della matrice di memoria elettronica? Non dovrebbe essere la nostra stessa mente, una volta passata nel nuovo elemento, tale software? Ritengo che nell'ambiente artificiale occorra realizzare una  emulazione della nostra realtà sensoriale nella quale i contenuti di memoria della mente umana possano "sistemarsi". Questo perché la matrice di memoria artificiale sarebbe estremamente diversa da quella naturale del corpo organico. Si rende pertanto necessaria una emulazione software poiché non sarà possibile, o quantomeno sarà estremamente improbabile, che si riesca a ricreare un hardware "base-silicio" costituito da microprocessori in parallelo e memorie elettroniche che replichi in modo esatto la complessa struttura fisiologica del cervello biologico.

   Per fare un paragone (rozzo) questo è un po' quello che accade oggi negli emulatori software di strutture hardware (Vmware, Microsoft VirtualPc, WinUae...). Questi emulatori realizzano una emulazione software di un computer fisico ove è possibile (con qualche limitazione) installare un sistema operativo ed una intera suite di programmi in un hard disk virtuale ed in una memoria RAM virtuale i quali, fisicamente, vanno a prendere porzioni dell'hard disk e memoria RAM reali allocati dall'emulatore a tale scopo. Va però detto che il computer che deve far funzionare l'emulatore software deve avere una potenza di calcolo superiore di un fattore 10 rispetto alla potenza di calcolo dell'hardware emulato. Questo scardina le convinzioni di quei futurologi che dicono che nel 2025, quando i computer avranno raggiunto i 30 Teraflops di potenza, essi saranno in grado di emulare correttamente la mente umana. Al contrario, se invece l'emulazione software è necessaria (come io penso che sia), occorreranno almeno 300 Teraflops per eseguire una tale emulazione.

Che il ricorso alla emulazione sia necessario lo dimostra il fatto che, già oggi, quando un data-center produce elevate quantità di dati e ne riceve in pari quantità (si pensi ai database di una grande banca) e necessita di numerosi server per poter far girare software complessi e disparati che vanno ad interagire su numerose base dati, allora si preferisce "virtualizzare" tali server. Ossia si crea un unico super-server sui quali si fanno girare innumerevoli server emulati. Questo riduce sia il problema dei guasti (i server hardware si rompono molto più facilmente dei server virtuali), sia la gestione (è molto più facile reinizializzare o reinstallare un server virtuale che un server hardware) e sia la interazione tra le moltitudini di dati da essi prodotte, che non passano su reti esterne e diversificate ma nella stessa struttura hardware del super-server. Una casa all'avanguardia nei software di virtualizzazione è Vmware.

Un altro motivo che fa ritenere che serva un "gestore" software per l'emulazione della mente umana in un sistema di elaborazione elettronica è che attualmente, nel nostro corpo organico, disponiamo di "routine software innate" che sarebbero difficilissime da riprodurre in un computer elettronico. Pensiamo ad esempio ad un tizio che va in bici in mezzo al traffico cittadino, mastica una gomma, ascolta la musica da un lettore portatile a cuffie, contemporaneamente ode la sirena di un ambulanza che si avvicina e nello stesso tempo sente vibrare il cellulare nella tasca. La maggior parte delle azioni di quest'uomo sono "automatiche"; ad esempio guidare la bici, masticare ed orientarsi nel traffico, solo alcune richiedono l'intervento di uno sforzo cosciente (cellulare, evitare l'ambulanza).

Ora guardiamo questo robot che vedete nella immagine a lato:

Esso rappresenta il massimo della attuale tecnologia, si tratta del robot Asimo della Honda. Ci sono voluti ben dodici anni per sviluppare il software che gli permettesse di camminare senza cadere. Nella attuale versione riesce a camminare in sincronia con un essere umano ed a correre a bassa velocità evitando alcuni ostacoli ma non può salire su terreni irregolari né arrampicarsi.

Questo sistema si basa sulla intelligenza artificiale "debole" ossia su un software a base algoritmica. Pensate quanti decenni occorrerebbero per sviluppare un software che gli permetta di fare quello che fa il nostro tizio in bici o giocare una partita di calcio...

Ciò accade perché il software su cui è basato non riesce ad "apprendere" dai suoi errori ossia non si auto-modifica. Non si auto-modifica poiché non  ha coscienza di sé, in altre parole non è vivo!

Anche se esistono attualmente software basati sulle reti neurali in grado di auto-modificarsi essi lo fanno comunque seguendo un programma che detta le specifiche della modifica il quale a sua volta non può auto-modificarsi. Tale capacità di auto-modifica è pertanto parziale e settaria, ossia relativa allo specifico campo di applicazione.

 

Conclusioni:

   Sia il sistema di Storage che quello di Operating, ammettendo che fossero fossero realizzabili in futuro, ci porterebbero comunque a scontrarci con una importante questione etica e pratica: che fine farebbe il nostro "Io" attuale, quello che sta leggendo queste righe? Nel caso della prima metodologia, quella dello Storage, essa non eviterebbe la nostra morte fisica e quindi esso perirebbe comunque al termine della vita del corpo organico. Nella seconda invece, a passare nella mente artificiale sarebbe comunque una copia di tale "Io", non l"Io" stesso! Quest'ultimo rimarrebbe infatti nel corpo organico in attesa della morte.

   Il primo sistema, quello dello Storage, implementa migliori possibilità di successo, soprattutto per il fatto che è estremamente meno complesso da realizzare da un punto di vista tecnologico.

 

   Bisognerebbe però (e non è cosa da poco...) cercare il modo di capire come estrarre un clone di dati della nostra mente. Una sorta di "istantanea" dei nostri contenuti mentali che comprenda in toto sia quelli della mente superiore (corteccia frontale e prefrontale) e sia quelli della mente arcaica (talamo, sistema limbico e cervelletto). Il problema è qui che non sappiamo come fare poiché, come ho spiegato anche nell'articolo "Può un computer pensare?", il nostro cervello non ha porte di output da cui prelevare dati, anzi, in un certo senso non sappiamo nemmeno in che sistema numerico (binario, esadecimale ecc.) esso operi per muovere e gestire i suoi dati di memoria. E forse un sistema numerico non c'è affatto, probabilmente il trasferimento dati, a livello macro, avviene a livello sub-simbolico.

   Concludendo; allo stato attuale della tecnologia, la ibridazione del nostro organismo con organi artificiali, o meglio bio-artificiali, è di gran lunga una tecnologia che ha migliori possibilità di realizzarsi nel prossimo futuro rispetto a quella capace di trasferire i nostri contenuti mentali in un elaboratore elettronico.

 

Immagine in apertura dal film L'uomo Bicentenario, basato su un racconto di Isaac Asimov e interpretato da Robin Williams.