di Ugo Spezza
Il fenomeno delle NDE (Near
Death Experience)
La teoria del Dualismo mente-corpo è una branca
della filosofia della mente che afferma che la nostra coscienza non è un
prodotto diretto del substrato fisico materiale; ossia non deriva dal
nostro cervello visto come organo fisico. I sostenitori di questa
posizione, tra cui citiamo in primis il
premio Nobel per la medicina (1963) John Eccles, affermano la coscienza
sarebbe un prodotto “etereo”, disgiunto dal mondo fisico.
I
sostenitori di questa teoria affermano quindi che i computer, anche se programmati con i più recenti
software ad intelligenza artificiale, non riescono e non riusciranno
mai a riprodurre quella funzione della mente umana che è la
coscienza di sé. Se la teoria dualistica avesse un riscontro da un punto
di vista scientifico molte delle attuali teorie della fisica sarebbero
da rivedere ripartendo da zero e possibilità teoriche come quella del
Mind Uploading (trasferimento della coscienza umana in un elaboratore
elettronico) da abbandonare del tutto.
La
teoria dualistica trova grande sostegno nelle caste delle religioni
poiché con essa si può spiegare l’esistenza dell’anima. Per costoro non
solo l’anima è disgiunta dal corpo fisico ma è anche immortale, nel
senso che anche se il corpo muore essa può continuare a vivere. La
mente è dunque eterna; da qui discende la venerazione che i religiosi
hanno dei defunti e che può proseguire per decenni dopo la loro morte
fisica.
Nel caso dei cattolici, si esplica in questo contesto la loro stupefacente
illogica radicalità e intransigenza nel sostenere la non distaccabilità
dei sistemi di nutrimento artificiale nei pazienti in coma da anni,
anche quando tali pazienti hanno il cervello danneggiato in modo
irreversibile e anche quando la scienza medica dimostri che il loro
corpo non è ormai più che un involucro vuoto.
John Eccles afferma che facoltà come la “coscienza di sé” non possono
trovare spiegazione come semplice interazione tra neuroni in una
corteccia cerebrale. In conseguenza di ciò ipotizza l’esistenza di una
“mente autocosciente”: entità in grado di influire sui diversi blocchi
funzionali formati dai neuroni, e nello stesso tempo di subire
l’influenza dell’attività di questi. La “mente autocosciente” sarebbe
costantemente impegnata nella lettura selettiva di ciò che avviene nei
diversi centri cerebrali selezionando questi centri in base alla propria
attenzione e ai propri interessi e integrando tale selezione per
realizzare istante per istante l’unità dell’esperienza cosciente.
La
coscienza non deriverebbe dunque da una sintesi finale operata a livello
di interazione tra neuroni ma dalla attività selettiva della “mente
autocosciente”. Ma ammettendo che questa “mente autocosciente” sia
dissociata dal mondo fisico, come fa ad interagire con esso?
Secondo Eccles, le influenze della mente autocosciente sui centri
cerebrali sarebbero di entità estremamente debole, tanto da non poter
essere rivelate mediante gli strumenti diagnostica attuali. Tali
influenze agirebbero attraverso parti submicroscopiche costituenti i
neuroni nelle quali si verificherebbero fenomeni quantistici in grado di
mettere in comunicazione i due domini, quello materiale e quello
immateriale. Eccles però non fornisce nessuna spiegazione relativamente
a questi “fenomeni” riparandosi dietro il paravento secondo il quale i
fenomeni della meccanica quantistica sono "difficili da indagare".
Le NDE a sostegno della
teoria del Dualismo mente-corpo
A
sostegno di queste ipotesi i sostenitori del Dualismo mente-corpo
riportano l’esempio delle NDE (Near-death
experiences – Esperienze di quasi-morte). Per quanto riguarda l'aspetto
parapsicologico, non vogliamo nemmeno accennarlo su un sito come
questo che, da sempre, riporta solo dati scientifici. C’è tuttavia da notare che vi sono delle evidenze da parte di
scienziati e ricercatori che hanno presentato della documentazione
medica relativa a casi di persone rianimate che “non potevano sapere”
cosa stesse per accadere attorno a loro e che invece riferiscono dei
chiari particolari visivo/auditivi dell’ambiente circostante quando il
loro cervello in quegli istanti era sicuramente disattivo
(Elettro-Encefalo-Gramma piatto). Il sito
http://www.iands.org è il principale media sull'argomento si tengono
regolarmente svariate conferenze mediche nel mondo su questo fenomeno.
Inoltre il fenomeno NDE sembra essere
trans-culturale, nel senso che si verifica con le stesse modalità su
persone di nazionalità, religione, età biologica e credenze personali
del tutto diversificate.
In particolare lo stralcio di testo che segue
(in colore blu) è una replica del ricercatore Pim Van Lommel ad un
articolo di Michael Shermer (realizzatore della Sheptic Enciclopedia)
che contestava le evidenze mediche delle NDE. Lommel è un
ricercatore che ha portato la più ampia casistica sulle NDE. Egli afferma:
“La nostra indagine è stata condotta su 344
sopravvissuti ad arresti cardiaci per studiare la frequenza, la causa ed
il contenuto delle loro NDE. Una NDE è la testimonianza delle
impressioni vissute durante uno speciale stato di consapevolezza, che
comprende elementi specifici come un'OBE (Out of Body Experience =
esperienza fuori dal corpo), sensazioni piacevoli, la visione di un
tunnel, di una luce, di parenti defunti, ed eventualmente una revisione
della propria vita. Nella nostra indagine 282 pazienti (82%) non
conservavano alcun ricordo relativo al periodo di incoscienza, mentre 62
pazienti (18%) riferirono di aver avuto una NDE con tutti gli elementi
"classici". Tra i due gruppi non c'era alcuna differenza in relazione
alla durata dell'arresto cardiaco o dello stato di incoscienza,
all'intubazione, al trattamento medico, alla paura di morire presente
prima dell'arresto cardiaco, al sesso, alla religione, al livello di
istruzione o a precedenti informazioni sulle NDE. Furono riportate con
maggior frequenza NDE in persone di età inferiore ai 60 anni, con più di
un ritorno in vita da una crisi cardiopolmonare durante la degenza in
ospedale (CPR = Cardiopulmonary Resurrection) e precedenti NDE. Pazienti
con problemi di memoria conseguenti a resurrezione cardiopolmonare
prolungate e complicate riportarono NDE con minor frequenza.”
Da qui si evince subito una prima
considerazione: su 344 persone esaminate ben 282 non hanno ricordi di
alcun genere una volta rianimate. Si tratta di una percentuale
altissima: 82%. Se è vero che i nostri cervelli sono pressochè identici
a livello fisico e se la coscienza non risiede nel loro substrato fisico
ne segue che ogni persona che si trova sul punto di morire deve avere
una NDE! In caso contrario dovremmo ipotizzare che solo una minima parte
di noi esseri umani è dotata di una reale coscienza, gli altri sarebbero
come degli zombie (o, per essere più precisi, delle
“comparse” come quelle che appaiono nel film “Il tredicesimo piano”). Al contrario
solo il 18% delle persone in questo esperimento riporta il ricordo di
una NDE. Ma continuiamo a leggere cosa scrive Pim Van Lommel:
“Noi
sappiamo che un paziente colpito da arresto cardiaco diventa inconscio
nel giro di pochi secondi, ma come facciamo a sapere che
l'elettroencefalogramma (EEG) di questi pazienti è completamente piatto,
e come possiamo studiarlo? In seguito all'arresto cardiaco si riscontra
il completo arresto della circolazione cerebrale a causa della
fibrillazione ventricolare (VF) durante il test di soglia al momento
dell'applicazione dei defribillatori interni. Questo completo modello
cerebrale ischemico può essere usato per studiare i risultati
dell'anossia del cervello.
La VF (fibrillazione ventricolare) provoca
il completo arresto cardiaco e l'interruzione dell'afflusso di sangue al
cervello, con conseguente anossia acuta in tutto il cervello. Il flusso
sanguigno dell'arteria cerebrale media, che rappresenta un affidabile
indicatore del decorso del flusso sanguigno cerebrale, diminuisce fino a
0 cm/sec immediatamente dopo l'insorgere della VF. Attraverso diversi
studi su modelli tanto umani quanto animali, è stato dimostrato che la
funzione cerebrale viene gravemente compromessa durante l'arresto
cardiaco e che l'attività elettrica sia nella corteccia cerebrale che
nelle strutture più profonde del cervello risulta assente dopo un
periodo di tempo assai breve. Il monitoraggio dell'attività elettrica
della corteccia tramite EEG ha mostrato cambiamenti ischemici che
consistono nella diminuzione delle onde veloci di elevata ampiezza e
nell'aumento delle onde lente (onde delta), ed in certi casi anche un
incremento nell'ampiezza delle onde theta, che progressivamente e
definitivamente declinano verso uno stato isoelettrico (senza attività
elettrica). Spesso l'iniziale attenuazione delle onde mostrata dall'EEG
è il primo segnale dell'ischemia cerebrale: i primi mutamenti ischemici
sono evidenziati dall'EEG in media dopo 6,5 secondi dall'arresto
circolatorio. Se l'ischemia cerebrale si prolunga, viene sempre
monitorato un progresso verso la linea isoelettrica (EEG piatto) entro
un periodo che va da 10 a 20 secondi (in media 15 sec.) dall'insorgere
dell'arresto cardiaco.
In caso di arresto cardiaco prolungato
(oltre 37 secondi) l'EEG non indica alcun ritorno di attività cerebrale
per un periodo di diversi minuti fino ad ore dopo l'avvenuta ripresa del
battito cardiaco, in funzione della durata dell'arresto cardiaco,
nonostante venga mantenuta un'adeguata pressione sanguigna durante la
fase di ripristino del normale stato circolatorio. Dopo la
defribillazione il flusso circolatorio dell'arteria cerebrale media
riprende rapidamente entro 1÷5 secondi, indipendentemente dalla durata
dell'arresto. Tuttavia la ripresa dell'EEG richiede più tempo, a seconda
della durata dell'arresto cardiaco. I segnali dell'EEG indicano un
ritardo nella ripresa dell'attività metabolica del cervello, e
l'utilizzazione dell'ossigeno cerebrale può risultare inibita per un
periodo di tempo considerevole dopo la ripresa della circolazione, per
il motivo che l'iniziale eccesso alla riattivazione (iperossia) è
seguito da una significativa diminuzione del flusso sanguigno cerebrale.
L'anossia provoca perdite di funzioni nel
sistema cellulare. Tuttavia, se l'anossia dura solo qualche minuto tale
perdita può essere transitoria, mentre un'anossia prolungata causa la
morte cellulare con conseguente perdita permanente di alcune funzioni.
Durante un episoodio di embolia un piccolo grumo ostruisce il flusso
sanguigno in un capillare della corteccia cerebrale, provocando
un'anossia in quella parte del cervello con assenza di attività
elettrica. Questo comporta la perdita delle funzioni di quella parte
della corteccia, e l'insorgere di emiplegia (paralisi di una parte del
corpo) o di afasia (perdita della facoltà di parlare o di comprendere le
parole). Quando il grumo viene rimosso o dissolto entro alcuni minuti,
la funzione corticale perduta viene recuperata. In questo caso si parla
di attacco ischemico transitorio (TIA). Ma se il grumo ostruisce il vaso
cerebrale per un periodo da alcuni minuti a più di un'ora si avrà la
morte di cellule neuronali con permanente perdita di funzioni in quella
parte del cervello e conseguente emiplegia o afasia irreversibile, e la
diagnosi sarà di accidente cerebrovascolare (CVA). L'anossia transitoria
comunque causa una perdita di funzioni transitoria.
Nell'arresto cardiaco l'anossia globale del
cervello si instaura entro pochi secondi. La tempestiva ed adeguata CPR
consente il recupero della perdita funzionale del cervello in quanto
previene il definitivo danneggiamento delle cellule cerebrali, che ne
causerebbe la morte. Un'anossia di lunga durata, provocata da
un'interruzione del flusso sanguigno al cervello per un periodo
superiore a 5÷10 minuti, causa un danno irreversibile e la morte di un
elevato numero di cellule del cervello. Questo evento viene definito
morte cerebrale, ed in tal caso la maggior parte dei pazienti muoiono
definitivamente.
Nell'infarto miocardico acuto la durata
dell'arresto cardiaco (VF) è di solito di 60÷120 secondi all'interno
dell'unità di intervento, di 2÷5 minuti nella guardia medica e di oltre
5÷10 minuti in caso di infarto estraospedaliero. Solo durante il test di
soglia per l'applicazione dei defribillatori interni o durante le
indagini di stimolazione elettrofisiologica la durata dell'arresto
cardiaco può essere contenuta entro i 30÷60 secondi.
Da questi studi possiamo sapere che nella
nostra indagine su pazienti clinicamente morti (VF risultante
dall'elettrocardiogramma ECG) nessuna attività elettrica può esser stata
possibile nella corteccia del cervello (EEG piatto), ma si sono inoltre
instaurate condizioni di abolizione dell'attività del tronco cerebrale
testimoniate dalla perdita del riflesso corneale, dalle pupille dilatate
e fisse e dalla perdita del riflesso di stimolazione della faringe (gag
reflex), eventi riscontrati di norma nei nostri pazienti. Nonostante
ciò, i pazienti che hanno avuto una NDE riferiscono di essersi trovati
in uno stato di consapevolezza molto chiara nel quale le funzioni
cognitive, le emozioni, il senso di identità ed i ricordi fin dalla
prima infanzia erano presenti, così come la percezione da una posizione
esterna ed al di sopra del loro corpo "morto". Sulla base delle OBE che
in alcuni casi sono state riferite e dunque hanno potuto essere
verificate, come il caso della protesi dentaria riportato nella nostra
indagine, sappiamo che le NDE hanno avuto luogo durante lo stato di
incoscienza totale, e non durante i secondi iniziali o terminali di
questo periodo.
Così dobbiamo concludere che le NDE della
nostra indagine si sono verificate durante la perdita funzionale
transitoria di tutte le funzioni della corteccia e del tronco cerebrale.
È importante ricordare che esiste il ben documentato caso clinico di una
paziente con una costante registrazione dell'EEG durante un'operazione
di chirurgia cerebrale per la rimozione di un aneurisma cerebrale
gigante alla base del cervello: la paziente fu operata con una
temperatura corporea ridotta a 10÷15 gradi, in stato di VF e con una
macchina cuore-polmone attiva, con tutto il sangue drenato dal cervello,
con EEG piatto, con auricolari di stimolo in entrambe le orecchie, con
le palbebre chiuse con nastro adesivo (non poteva né udire né vedere,
anche inconsciamente quanto stava accadendo attorno a lei). Questa
paziente ebbe una NDE con un'OBE, e tutti i dettagli che vide ed udì
furono in seguito verificati.
C'è una teoria secondo la quale
la coscienza può essere sperimentata indipendentemente dal normale stato
di coscienza legato al corpo. Un concetto comune della scienza medica
asserisce che la coscienza è il prodotto del cervello. Tuttavia tale
concetto non è mai stato provato scientificamente. Le ricerche sulle NDE
ci spingono ai limiti delle nostre concezioni mediche circa la portata
della coscienza umana e le relazioni tra il cervello, la coscienza ed i
ricordi.
Per decenni sono state condotte ricerche ad ampio raggio per localizzare
i ricordi all'interno del cervello: fino ad oggi non hanno avuto
successo. In relazione all'ipotesi che la coscienza ed i ricordi sono
conservati nel cervello, sorge anche la questione di come attività non
materiali come l'attenzione concentrata o il pensiero possano
corrispondere ad una reazione visibile (materiale) sotto forma di una
misurabile attività elettrica, magnetica o chimica in una certa zona del
cervello. Differenti attività mentali danno origine a mutevoli circuiti
di attività in diverse parti del cervello. Questo fatto è stato
evidenziato in neurofisiologia mediante l'uso di EEG, di
magneto-encefalogrammi (MEG) e più recentemente mediante la risonanza
magnetica (MRI) e la tomografia ad emissione di positroni (PET). Inoltre
si riscontra un'intensificazione del flusso sanguigno cerebrale durante
un'attività certamente non materiale come il pensare. Inoltre non si è
ancora ben compreso in che modo spiegare il fatto che in un esperimento
sensorio un soggetto sul quale veniva condotto un test di stimolazione
fisica asseriva di essere cosciente della sensazione provocata dallo
stimolo alcuni millesimi di secondo dopo la stimolazione, mentre il
cervello del soggetto indicava che la risposta neuronale non era
ottenuta se non dopo 500 millesimi di secondo. Questo esperimento ha
portato ad avanzare la cosiddetta ipotesi del "ritardo precedente".
La maggior parte delle cellule del corpo, ed in special modo tutti i
neuroni, mostrano un potenziale elettrico intorno alle membrane
cellulari formato dalla presenza di una pompa metabolica Na/K
(sodio-potassio). Il trasferimento dell'informazione lungo i neuroni
avviene mediante potenziali di attività, cioè differenze di potenziale
nelle membrane causate dalla depolarizzazione sinaptica (eccitatoria) e
dall'iperpolarizzazione (inibitoria). La somma totale dei cambiamenti
lungo i neuroni provoca campi elettrici transitori, e di conseguenza
anche campi magnetici transitori, lungo i dendriti attivati
sincronicamente. Il fatto cruciale non è costituito né dal numero dei
neuroni coinvolti, né dalla forma delle ramificazioni dendritiche, né
dall'accurata posizione delle sinapsi e neppure dalll'attivazione di
neuroni specifici, ma dai conseguenti campi elettromagnetici transitori
che si generano lungo i dendriti. Questi campi dovrebbero conformarsi
quanto più accuratamente possibile a circuiti significativi di breve
durata, costantemente variabili nella forma quadri-dimensionale e
nell'intensità (auto-organizzazione), costantemente e reciprocamente
interagendo tra tutti i neuroni. Questo processo può esser considerato
come un fenomeno di coerenza quantica biologica.
Si deve ora far menzione dell'influenza di campi elettrici e magnetici
localizzati all'esterno del cervello su questi campi elettromagnetici
interni costantemente mutevoli durante il normale funzionamento del
cervello.
Ricerche neurofisiologiche sono state condotte utilizzando stimolazioni
magnetiche transcraniali (TMS), nel corso delle quali viene prodotto un
campo magnetico localizzato (fotoni). La TMS può eccitare o inibire
differenti parti del cervello, a seconda delle quantità di energia
fornita, consentendo una mappatura funzionale delle regioni corticali e
la creazione di lesioni funzionali transitorie. Permette inoltre di
stimare la funzione di regioni focali del cervello in scala di
millisecondi, e può studiare il contributo della rete neuronale
corticale a specifiche funzioni cognitive. La TMS è uno strumento di
ricerca non invasivo per studiare aspetti della fisiologia del cervello
umano che includono tanto le funzioni motorie, la visione, il
linguaggio, e la patofisiologia delle disfunzioni del cervello, quanto
le alterazioni dell'umore come la depressione, e può anche risultare
utile per la terapia. Nelle indagini la TMS può interferire con la
percezione motoria e visuale, dando un'interruzione dei processi
corticali con un intervallo di 80÷100 millisecondi. L'inibizione e la
facilitazione intracorticale sono ottenute mediante impulsi appaiati con
la TMS, e riflettono l'attività degli interneuroni della corteccia.
Sebbene la TMS possa alterare il funzionamento del cervello anche oltre
il periodo di stimolazione, non sembra lasciare alcun effetto duraturo.
L'interruzione dei campi elettrici di reti neuronali locali in alcune
zone della corteccia può disturbare il normale funzionamento del
cervello: il neurochirurgo premio Nobel W. Penfield, durante operazioni
sul cervello di soggetti epilettici, riuscì ad indurre flash di memorie
del passato (ma non una completa revisione della vita), visioni di luce,
esperienze auditive di suoni e musica, e più raramente una specie di
esperienza fuori dal corpo (OBE) mediante stimolazioni elettriche
localizzate del lobo temporale e parietale. Queste esperienze tuttavia
non produssero alcuna trasformazione. Dopo molti anni di ricerche egli
giunse infine alla conclusione che non è possibile localizzare i ricordi
all'interno del cervello. Anche Olaf Blanke ha pubblicato di recente su
Nature il caso di un paziente soggetto ad epilessia nel quale era stata
indotta un'OBE mediante l'inibizione dell'attività corticale causata da
una più intensa stimolazione elettrica esterna del giro angolare.
L'effetto della stimolazione elettrica o magnetica esterna dipende dalla
quantità di energia impiegata. Può non esservi alcun effetto clinico o
in certi casi si nota qualche stimolo quando viene utilizzata solo una
minima quantità di energia, per esempio durate la stimolazione della
corteccia motoria. Ma durante una stimolazione con energia più elevata
si produce l'inibizione delle funzioni corticali locali attraverso
l'estinzione dei campi elettrici e magnetici: ne consegue l'inibizione
della rete neuronale locale (comunicazione personale di Olaf Blanke).
Anche nel caso del paziente descritto da Blanke in Nature fu prodotta
una stimolazione con energia elettrica di livello elevato, ottenendo
l'inibizione della funzione della rete neuronale nel giro angolare.
E quando, per esempio, la corteccia visuale occipitale è stimolata
mediante TMS, il risultato non è una miglioramento della vista, ma
invece una cecità temporanea causata dall'inibizione di questa parte
della corteccia. Dobbiamo arguirne che la stimolazione artificiale
localizzata mediante fotoni (energia elettrica o magnetica) disturba
fino ad inibire il campo elettrico e magnetico costantemente mutevole
delle reti neuronali, influenzando ed inibendo di conseguenza il normale
funzionamento del cervello.
Nel tentativo di comprendere questo concetto di mutua interazione tra la
coscienza "invisibile e non misurabile", con il suo enorme patrimonio di
informazioni, ed il nostro corpo materiale, ben visibile, sembra
assennato fare un confronto con i nostri moderni sistemi di
comunicazione internazionale.
C'è un continuo interscambio di informazione oggettiva per mezzo di
campi elettromagnetici attraverso la radio, la TV, la telefonia mobile o
i computer portatili. Noi siamo inconsapevoli dell'enorme quantità di
campi elettromagnetici che continuamente, giorno e notte, sono attivi
intorno a noi e che ci attraversano, così come attraversano strutture
come muri ed edifici. Noi diventiamo consapevoli dell'esistenza di
questi campi elettromagnetici informazionali solo nel momento in cui
utilizziamo il cellulare o accendiamo la radio o la TV. Ciò che
riceviamo non si trova all'interno dello strumento, e nemmeno nei suoi
componenti, ma grazie al ricevitore l'informazione dei campi
elettromagnetici diventa percepibile dai nostri sensi e questa
percezione raggiunge la nostra consapevolezza. La voce che sentiamo nel
telefono non si trova all'interno di esso, ed il concerto che udiamo
alla radio è trasmesso ad essa, così come le immagini ed i suoni che
vediamo ed udiamo in TV sono trasmessi all'apparecchio ricevente.
Internet non si trova all'interno del nostro computer. Noi possiamo
ricevere quasi nel medesimo istante in cui viene trasmesso da una
distanza di centinaia o migliaia di chilometri un segnale che viaggia
alla velocità della luce. E se noi spegnamo il televisore, la ricezione
sparisce, ma la trasmissione continua. L'informazione trasmessa resta
presente all'interno del campo elettromagnetico. La connessione è stata
interrotta ma non è sparita, e può esser ancora ricevuta da qualche
altra parte usando un altro televisore. Di nuovo, noi non ci rendiamo
conto di quante migliaia di chiamate telefoniche, di quante centinaia di
trasmissioni radio e TV e di segnali satellitari, codificati come campi
elettromagnetici, esistono intorno a noi e ci attraversano.
Possiamo paragonare il cervello al televisore che riceve e trasforma in
immagini e suoni le onde elettromagnetiche, nello stesso modo in cui la
telecamera trasforma quelle immagini e quei suoni in onde
elettromagnetiche? La radiazione elettromagnetica contiene l'essenza di
tutte le informazioni, ma può esser rivelata ai nostri sensi da
strumenti appropriati come i ricevitori TV.
Il campo informazionale della nostra coscienza e dei nostri ricordi,
entrambi plasmati dalle nostre esperienze e dagli input informatici dei
nostri organi sensori durante la vita, sono presenti intorno a noi come
campi elettrici e/o magnetici (fotoni virtuali?), e tali campi diventano
utilizzabili dalla nostra coscienza allo stato di veglia mediante il
funzionamento del cervello e di altre cellule del corpo.
Per questo ci serve un cervello ben funzionante per accedere alla
consapevolezza nello stato di veglia. Ma quando la funzionalità del
cervello è andata perduta, come nel caso di morte clinica o di morte
cerebrale, con EEG piatto, i ricordi e la coscienza esistono ancora, ma
la possibilità di captarli è andata perduta. Certe persone possono
sperimentare la coscienza al di fuori del loro corpo, con la facoltà di
percepire i loro corpi dall'esterno e dall'alto, con un senso di
identità e con una consapevolezza ed una capacità di attenzione
accresciute, processi di pensiero ben strutturati, ricordi ed emozioni.
E possono inoltre sperimentare la coscienza in una dimensione nella
quale presente, passato e futuro esistono nello stesso istante, al di
fuori dello spazio e del tempo, ed ogni cosa può essere sperimentata non
appena l'attenzione viene focalizzata su di essa (revisione e previsione
della vita), e qualche volta entrano perfino in contatto con il "campo
di coscienza" dei loro cari defunti. Ed infine possono sperimentare
anche il loro ritorno cosciente nel corpo.
...Michael Shermer afferma che, in
realtà, tutta l'esperienza è mediata e prodotta dal cervello, e che i
cosiddetti fenomeni paranormali come le OBE non sono altro che eventi
neuronali. Lo studio di pazienti che hanno avuto delle NDE, tuttavia,
mostra chiaramente che la consapevolezza ed i suoi ricordi, le
cognizioni, le emozioni, il senso di identità e la percezione al di
fuori ed al di sopra di un corpo senza vita sono sperimentati durante un
periodo in cui il cervello non è funzionante (anossia pancerebrale
transitoria). E la perdita funzionale focalizzata attraverso
l'inibizione di regioni corticali locali ha luogo quando si stimolano
tali regioni con elettricità o con campi magnetici, producendo in
qualche caso delle OBE.
Per citare Michael Shermer "è compito della scienza risolvere i problemi
mediante spiegazioni naturali, piuttosto che soprannaturali". Ma bisogna
tenersi aggiornati sui progressi della scienza!Per me la scienza
consiste nel porsi delle domande con mente aperta, e nel non aver paura
di riconsiderare concetti molto diffusi, ma non provati
scientificamente, come quello che la coscienza ed i ricordi siano un
prodotto del cervello. Ma dobbiamo anche capire che abbiamo bisogno di
un cervello ben funzionante per sintonizzare la nostra coscienza in una
"consapevolezza nello stato di veglia". Ci sono ancora una grandi
quantità di misteri da risolvere, ma non è necessario parlare di
paranormale, supernaturale o pseudoscienza se si cercano risposte
scientifiche alla questione delle intriganti relazioni tra la coscienza
ed i ricordi da una parte ed il cervello dall'altra.”
NDE sui cechi dalla
nascita:
Un'altra prova ritenuta indicativa sulle NDE è quella sui cechi dalla
nascita (esperimento di Ring e Cooper su 14 cechi dalla nascita) nelle
quali queste riportano esperienze visive e auditive del tutto identiche
a quelle delle persone normali; quindi esperienze fuori dal corpo,
tunnel di luce, beatitudine, ecc. Va però considerato che per un ceco dalla
nascita dovrebbe essere difficile (se non impossibile) descrivere una
esperienza visiva, quindi non si riesce a capire come possano descrivere
quello che hanno visto.
Esperimenti sul lobo
temporale destro
Il
discorso di Lommel si basa sul fatto che egli ritiene che il cervello dei
suoi pazienti fosse "disattivato" in quanto registrava un Elettroencefalogramma piatto. Ma non è dato di sapere se il cervello in
questo stato possa continuare a funzionare, anzi, forse è così
dato che il cervello non è veramente morto e lo testimonia il fatto che
una volta rianimato il paziente rientra in possesso di tutte le sue
funzioni cognitive.
Il
lobo temporale destro mediano, l'ippocampo, e le associate strutture del
lobo limbico sono quelle indicate da alcuni ricercatori come il
substrato biologico delle esperienze fuori dal corpo (OBE) e delle esperienze religiose
in genere. La prova di
ciò è rappresentata dagli studi sulle patologie del lobo temporale,
dagli studi sulla stimolazione elettrica diretta, dagli studi sul lobo
temporale negli epilettici, dagli studi sperimentali sulle NDE e dagli
studi clinici comparativi sulle esperienze indotte dalla ketamina e
dall'LSD e l'azione dei neurotrasmettitori associati all'interno del
cervello umano.
Studi sulla stimolazione elettrica diretta delle strutture profonde del
lobo temporale destro hanno ampliato la nostra comprensione del
funzionamento di quest'area, dato che hanno provocato percezioni di
stati fuori dal corpo così come la visione dei "ricordi", ed altri
elementi propri delle NDE. Per esempio, nella serie di esperimenti di
Penfield un paziente affermò: "Oh cielo, sto lasciando il mio corpo",
ed un altro paziente così si espresse: "Sono mezzo dentro e mezzo
fuori". Se stimolati in aree adiacenti al lobo temporale, i pazienti
affermarono di udire musiche celestiali, di vedere vivide allucinazioni
di persone, e di ricordare memorie del passato così vivide da apparire
come reali quadri tridimensionali davanti a loro (Penfield 1950, 1955).
Uno
studio più recente descrive un paziente che riferì la sensazione di
trovarsi a gran distanza dal proprio corpo a seguito della stimolazione
della struttura mesolimbica temporale destra (Gloor). Persinger ha
sviluppato un metodo di deboli stimolazioni elettriche del lobo
temporale destro senza interventi di tipo neurochirurgico, che ha
utilizzato per condurre esperienze sugli studenti universitari. Riporta
che è come se avessero "esperienza di Dio" (Persinger 1987).
Pazienti che soffrono di epilessia del lobo temporale descrivono crisi
che comprendono elementi di natura religiosa, comprese drammatiche
trasformazioni come quelle che seguono alcune NDE. Melvin
Morse riportò il caso di una ragazza di 12 anni che descrisse la sua
uscita dal corpo fisico ed il suo viaggio attraverso un tunnel fino ad
un posto che lei sentiva come il paradiso, non in punto di morte, ma in
occasione di investigazioni mediante elettroencefalogramma di epilessia
temporale destra (1994). In una serie di casi, l'88% dei pazienti
che si osservavano da un punto di vista fuori dal corpo, o che vedevano
il proprio corpo come un oggetto esteriorizzato nello spazio avevano un
focolaio di crisi nel lobo temporale (Devinsky 1989).
Molte delle esperienze di epilessie del lobo temporale includono
fenomeni di deja vu, jamais vu, rievocazioni di ricordi e allucinazioni
auditive e visive (Palmini 1992, So 1993). Sentimenti di estasi
religiosa (Williams 1956) e di doppia coscienza, cioè di esperienza
simultanea della propria coscienza ordinaria e nella percezione di
un'altra realtà, sono ancora una volta legati all'epilessia del lobo
temporale destro (Mendez 1996). Vengono inoltre descritti casi di
conversione religiosa (Dewhurst 1970). Infine Morgan (1990) stabilisce
una diretta correlazione tra le estasi religiose descritte nelle opere
di Dostojevsky e le crisi provocate da un astrocitoma al lobo temporale
destro. Quest'ultimo provoca sensazioni di distacco, ineffabile
felicità, visualizzazione di una luce brillante riconosciuta come la
fonte di ogni conoscenza, e la vista di "Gesù Cristo".
Considerazioni
Pur non essendo d’accordo con le conclusioni
di Lommel tengo a precisare che condivido pienamente il suo invito a non
chiudere l’esperienza scientifica sulla base di preconcetti acquisiti.
Ricordo a tale scopo che quando la Teoria della Relatività di Einstein
fu divulgata (anno 1904) nessuno la comprese o la volle comprendere. Ci
vollero ben 14 anni e la pubblicazione di un opuscolo del 1918 (Report
on the relativity theory of gravitation) da parte
del fisico Sir Arthur Eddington affichè la comunità scientifica
internazionale iniziasse a prenderne visione; 14 anni in questi casi
sono una vera eternità e questa eternità era dovuta solo in minima parte
alla difficoltà di comprensione della nuova teoria, si trattava invero
di un netto rifiuto ideologico dei sostenitori della allora affermata
fisica newtoniana che si chiudevano dietro argomentazioni del tipo “non
può essere così!”.
In particolare trovo interessante la sua
teoria del "Campo Informazionale" di Lommel e il fatto che egli ritiene
il nostro cervello una sorta di stazione radio trasmittente/ricevente di
segnali. Ciò ricorda in qualche modo la teoria del "Inconscio
collettivo" del psicoanalista Carl Gustav Jung. Se però il nostro
cervello fosse davvero una stazione rice/trasmittente si dovrebbe notare una "attenuazione" della
coscienza di sé in condizioni di isolamento totale; penso ad esempio ad
un minatore che scende a 1300 metri nelle profondità del suolo
terrestre, zona ove nessuna onda portante (radio, X, gamma ecc.) può
arrivare. Tale attenuazione però non si verifica! Dunque a cosa si deve pensare?
A onde basate su particelle (tipo Neutrini) in grado di attraversare la
comune materia? O forse a qualcosa come le "onde subspaziali"?
Qui però usciamo
dalla fisica ordinaria per andare verso la fisica di Star Trek...
Una
possibilità di verifica
Invero, tutta la esperienza delle NDE sembra da ricondurre a particolari testimonianze del tipo: Tizio ha
visto questo, Caio ha ricordato quest’altro, Sempronio anche… ma si
tratta solo di testimonianze; in un processo non sono richiesti solo i
testimoni, occorrono soprattutto le prove. In realtà non c’è nessun dato statistico
incontrovertibile che affermi in modo certo (e non viziato da trucchi)
che una coscienza extracorporea possa lasciare il corpo fisico mentre il
suo cervello è disattivo. Molti dei rianimati potevano aver ascoltato
testimonianze post-rianimazione o esser stati in grado di percepire
qualcosa pur nel loro stato di EEG piatto.
Eppure verificare un tale fenomeno non
dovrebbe essere particolarmente difficile. Basterebbe un esperimento ad
hoc nel quale il paziente possa leggere qualcosa che le altre persone
attorno a lui, durante l’operazione, non hanno potuto vedere. Siccome
nessuno finora ha pensato ad un tale esperimento ne propongo uno io, e
siccome sono modesto (…) lo chiamerò semplicemente “Esperimento
Spezza”; ecco cosa occorre:
-
Dei dadi con effigie alfanumeriche;
lettere maiuscole: A B C D E F G H I L M O P Q R S T U V Z ed i
numeri 1 2 3 4 5 6 7 8 9 (escludendo lo zero che può essere confuso
con la O). I dadi devono essere di plastica bianca di dimensione di
5x5 cm con le effige di colore rosso le quali devono essere ben
visibili e non in rilievo in modo che non possano essere rilevate al
tatto. Il totale dei dadi sarà di 5, uno con le facce ABCDEF,
l’altro con GHILMN, un altro con OPQRST, un altro con UVZ123 e
l’ultimo con 456789. Di ognuno di questi dadi verranno realizzate
cinque copie per un totale di 25 dadi.
-
Un contenitore a forma di
parallelepipedo di plastica o metallo di 50x50 cm di lato, alto 8
cm, non trasparente e non traslucido, che vada a contenere liquido
fino a 4.5 cm di altezza. Il liquido deve essere acqua mescolata ad
inchiostro di china. La soluzione deve essere densa ad un livello
tale che non risultino visibili le facce laterali di un dado immerso
in essa ma solo la sua faccia superiore.
-
Il contenitore dovrà essere issato
con tiranti fino a 50 cm dal soffitto superiore nella sala ove
avviene l’operazione. Nessuna lampada, per evitare riflessi, dovrà
essere posta sopra il contenitore ma lo stesso potrà essere
illuminato dal basso tramite riflessione della luce sul soffitto.
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Due telecamere devono riprendere e
registrare, da due diverse angolazioni della stanza a 120° per tutta
la durata dell’intervento. La prima dovrà riprendere il tavolo
operatorio mentre la seconda, con un grandangolo, dovrà riprendere
sia il tavolo operatorio che il contenitore.
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Prima dell’inizio dell’intervento, un
signore bendato, solo nella stanza operatoria, dovrà pescare 5 dei
25 dadi da un sacco dopo aver agitato ripetutamente quest’ultimo.
Dovrà afferrarli a pugno chiuso e quindi porli in un grosso
bicchiere non trasparente; in seguito, issatosi fino al punto in cui
con la mano arriva sotto il contenitore appeso al soffitto, dovrà
rovesciare nello stesso i cinque dadi pescati. I cinque dadi
mostreranno così 5 numeri o lettere solo nella loro faccia superiore
in quanto le lettere/numeri laterali saranno oscurate
dalla soluzione acqua-inchiostro. L’operazione andrà effettuata sotto la
supervisione delle due telecamere e con tale signore che operi con
una mano sola, in maniche di canottiera e senza pantaloni che
possano avere tasche. Al limite tutta l’operazione potrà essere
seguita da un prestigiatore professionista attraverso le due
telecamere per evitare trucchi. Le persone che hanno seguito il
sorteggio attraverso le telecamere non dovranno entrare in contatto
con i membri della sala operatoria fino al termine della procedura
di verifica sul paziente rianimato.
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Anche se una delle telecamere dovesse
riprendere qualche faccia di un dado prima dell’inserimento nel
bicchiere il rotolamento casuale degli stessi nel contenitore è tale da
garantire una probabilità reale pari a zero di poter indovinare il
risultato finale nel contenitore. In altre parole sarà possibile
azzeccare la sequenza alfanumerica nel contenitore solo guardandoci
dentro. Ebbene, a questo punto se il signore/signora
che viene rianimato sarà in grado di rivelare la corretta serie
alfanumerica, anche non tenendo conto della sequenza in cui viene letta,
vorrà dire che la coscienza è una entità extracorporea e che il cosidetto “Esperimento Spezza” sarà andato a buon fine. In conseguenza
di ciò occorrerà riscrivere parecchi testi di fisica applicata ed
azzerare tutte le teorie di filosofia della mente degli ultimi 60 anni.
Però, fino a quando ciò non avverrà, i
sostenitori della teoria del Dualismo mente-corpo non potranno portare
il fenomeno NDE a sostegno delle loro tesi. |
