di Ugo Spezza
Che cosa è la Religione?
Potremmo dire che essa rappresenta l'esigenza
dell'uomo di dare una risposta semplice e soddisfacente ai perché della
propria esistenza.
(1) Perché esistiamo?
La religione ce lo dice: esiste un Dio che ha creato un intero
Universo esclusivamente per noi e poi ha creato l'uomo a sua immagine e
somiglianza. Essendo noi umani una derivazione diretta dal Divino
possiamo comprendere le sue leggi e sta a noi rispettarle, se lo
faremo avremo premi, altrimenti punizioni. I cristiani ipotizzano
addirittura che un essere Divino, figlio di Dio, si sia incarnato
nel corpo di un essere umano per condurci alla salvezza, sempre se
rispettiamo gli insegnamenti che ci ha dato.
(2) Perché dobbiamo
morire? La religione ce lo dice: non morirete
affatto! O meglio, non morirete veramente, solo il vostro corpo
muore, la vostra anima resterà in vita. Il vostro "io" continuerà ad
esistere e a pensare, anche se come entità disincarnata (l'anima).
La vita dopo la morte, se in vita avrete rispettato i precetti
religiosi, sarà meravigliosa. E
non solo; i cristiani professano che quando arriverà il giorno della salvezza tutti i morti
risorgeranno, quindi potrete
tornare in vita nel vostro corpo così come eravate da giovani.
(3) Perché talvolta
soffriamo nella vita? La religione ce lo dice: Dio ci
mette alla prova! Chi affronta le difficoltà non perdendo la fede e
mantenendo saldo il rispetto dei precetti religiosi in ogni momento,
nelle difficoltà ed in ogni circostanza dolorosa sarà ricompensato
nell'altra vita. Dopo la morte questi individui saranno glorificati
ed avranno una "seconda vita" di beatitudine.
(4) Come posso vivere
bene e felicemente? La religione ce lo dice: rispetta
pedissequamente le direttive e i precetti religiosi, prega
intensamente ogni giorno e vivrai bene. Sarai parte di una comunità
(gli adepti della stessa religione) che ti comprenderà e ti aiuterà
nei momenti di difficoltà e che si coalizzerà quando ci sarà da
affrontare sfide e combattere ideologie diverse e ostili.
Esaminando queste concezioni della realtà da un punto di vista pratico
bisogna rendersi conto di una cosa: esse funzionano! E funzionano tanto
bene che intere generazioni di esseri umani hanno basato la loro
esistenza su di esse, a partire dalle forme di civiltà nell'antica mesopotamia, le prime che ci abbiano lasciato referti storici, fino ad
arrivare ai giorni nostri.
Molti critici contemporanei delle religioni, ad esempio Richard Dawkins
o Michael Onfray, si scagliano contro le caste religiose, contro i loro
dettami, contro la loro irrazionalità, tentando di farne affiorare le
incoerenze logiche e definendo i contorni della applicazione negativa
dei loro precetti in una realtà di divisione, incomprensione e
persino di guerra fra gli uomini che li applicano.
Pochissimi però si sono posti una domanda: come mai la concezione
religiosa della realtà continua a funzionare? Come può avere ancora un
seguito su miliardi di persone in tutto il mondo, influenzando
direttamente la vita politica, sociale e lo sviluppo tecnologico? Il
presente articolo vuole proprio dimostrare che la scienza non ha potuto
sostituire le funzioni sociali della religione in tutte le sue forme,
sotto un certo punto di vista, la scienza è stata in qualche modo
manchevole nel fornire una base etica alternativa.
Vedremo nel seguito come la scienza abbia letteralmente sgretolato, con
suo evolvere attraverso i secoli la "fisica" dei testi religiosi, la
centralità dell'essere umano nell'universo e poi (con un vero e proprio
colpo di maglio...), la certezza che l'essere umano fosse di derivazione
divina. Alcune parti di testo che troverete nel seguito scritte in
blu sono dello scienziato Steven Weinberg, premio Nobel per la Fisica.
Il
primo vulnus: la Terra piatta
Nella Bibbia; dalla
Genesi all'Apocalisse ci sono versi che sembrano affermare che la Terra
fosse piatta, probabilmente tali scritti erano basati sulla
antica mitologia mesopotamica. Ma l'evidenza per una Terra sferica era soverchiante per
chiunque vedesse lo scafo di una nave scomparire sotto l'orizzonte
mentre le vele restavano visibili. Il primo a notarlo fu Pitagora (~500
a.c.) il quale lo dedusse anche dalla sfericità degli altri
corpi celesti. Nella chiesa antica, tuttavia, inizialmente
l'idea che la terra fosse piatta era scontata.
Lattanzio (250–320), dopo la sua
conversione al Cristianesimo ed il rifiuto della filosofia
greca, la definì follia perché pensava che la gente dall'altro
lato della sfera non obbedisse alla gravità.
San Cirillo di Gerusalemme (315-386) considerava la Terra come
un firmamento galleggiante sulle acque (la citazione si trova in
un sermone per i nuovi battezzati).
Solo dopo il 400 d.c. Sant'Agostino definì
dei canoni secondo cui la terra doveva essere per forza di cose
sferica discutendo sulla esistenza di mitici uomini degli
antipodi. Il corano invece afferma (ver. 79.30) che Dio creò la
terra a forma di uovo, c'è da considerare però che questo testo
sacro fu redatto molto più tardi (1500 d.c.).
Può sembrare incredibile ma anche ai giorni
nostri (dal 1990) esiste una "società della Terra piatta" il cui
fondatore Charles K. Jonson andò a misurare la planimetria dei
laghi per dimostrare che la terra non risulta affatto sferica. Questo è quello che accade se si decide di
prendere alla lettera un testo come la Bibbia. Ma
d'altronde come è possibile, per il vero credente, non prendere
alla lettera un testo sacro scritto direttamente dalla mano di
Dio. In realtà il credente ortodosso non potrebbe e non dovrebbe
mai dare interpretazioni diverse da quelle letterali!
Il secondo vulnus: la centralità della Terra nell'universo
Il versetto biblico del libro di Giosuè 10:12 esprime
chiaramente "Allora Giosuè parlò al Signore, il giorno che il
Signore diede gli Amorei in mano ai figli d'Israele, e disse in
presenza d'Israele: -«Sole, fermati su Gabaon, e tu, luna, sulla
valle d'Aialon!». L'intimazione al Sole di fermarsi implica che
esso sia in moto e che la Terra sia ferma.
In base a questo pronunciamento la chiesa
cristiana stabilì che la terra era ferma al centro del sistema
solare (e dell'Universo) mentre il Sole e gli altri corpi
celesti vi ruotavano attorno. Questo nel rispetto anche del
versetto "In principio Dio creò il cielo e la Terra" e solo
successivamente le il Sole e le stelle. Stelle pensate non come
le conosciamo noi (soli distanti e remoti) ma come semplici
lucine lampeggianti nel cosiddetto "firmamento" notturno messe
lì a mo' di decorazione.
Steven Weinberg afferma:
"L'idea che la Terra si muova intorno
al sole fu più difficile da accettare. Dopo tutto, la Bibbia colloca
l'umanità al centro di un grande dramma cosmico di peccato e salvezza, e
quindi come potrebbe la nostra terra non essere al centro dell'universo?
Fino al diciannovesimo secolo, l'astronomia copernicana non si poteva
insegnare a Salamanca o in altre università spagnole..."
Il sistema geocentrico fu messo a punto 200
a.c. dall'astronomo dell'antichità Ipparco. Per spiegare le
"irregolarità" del movimento dei pianeti egli suppose che essi
percorressero con moto uniforme delle circonferenze di raggio
relativamente piccolo (gli epicicli), i cui centri a loro volta
si muovevano uniformemente su circonferenze di raggio molto
maggiore (deferenti) il cui centro era nelle vicinanze della
Terra. Tale sistema poi fu perfezionato da Tolomeo (200 d.c.) e
quindi noi lo conosciamo come sistema tolemaico.
Nonostante tutto, a livello pratico,
il sistema tolemaico raggiungeva una discreta precisione (tanto
da essere indubbiamente superiore, dal punto di vista
sperimentale, al sistema eliocentrico proposto da Aristarco da
Samo), ma al prezzo di una grande complessità. Tuttavia le prove
apportate nella tarda antichità e nel medioevo per sostenere il
sistema geocentrico erano basate soprattutto su deduzioni da
precetti teoretici e da testi sacri. Infatti questo sistema si
adattava perfettamente alla dottrina della Chiesa cattolica (e
di diverse altre religioni), che quindi fece propri molti di
questi concetti: una posizione privilegiata della Terra al
centro dell'universo rendeva naturale considerare l'uomo come
apice e fine della creazione.
Galileo, osservando le fasi di
Venere con il suo rudimentale telescopio dedusse che il pianeta
dovesse trovarsi tra la Terra è il Sole, e che quindi fosse il
Sole al centro, non la Terra. Tuttavia, come tutti sappiamo,
dovette rigettare la sua scoperta sotto la pressione
dell'inquisizione ecclesiastica. Questo è anche indice di come
l'uomo possa anche non riuscire a credere ai suoi stessi occhi
(tutti, anche i suoi inquisitori, potevano osservare Venere col cannocchiale) quando le
pressioni della società in cui vive o della congregazione a cui
è associato gli impongono di non crederci. Questo è quello che
Richard Dawkins chiama "Il Firewall della fede".
Il terzo vulnus: la provenienza divina dell'uomo
L'impatto che ebbe il famoso testo "L'origine delle specie", redatto da
Charles Darwin il 24 Novembre 1859 ebbe però un esito decisamente più
catastrofico rispetto alle due incongruenze prima segnalate.

Il perchè ce
lo spiega Steven Weinberg:
"Non solo perché la teoria
dell'evoluzione, come la teoria di una terra sferica che si
muove, era in conflitto con il letteralismo biblico; non solo
perché l'evoluzione, come la teoria di Copernico, negava
centralità agli esseri umani; e non solo perché l'evoluzione,
come la teoria di Newton, forniva una spiegazione non religiosa
per fenomeni naturali che fino allora sembravano inspiegabili
senza l'intervento divino.
Molto peggio: tra i fenomeni naturali che venivano spiegati
dalla selezione naturale c'erano quelle caratteristiche
dell'umanità di cui andiamo più fieri. Divenne plausibile che il
nostro amore per i figli e compagni, e (dopo il lavoro dei
moderni biologi evoluzionisti) anche principi morali più
astratti come la lealtà, la carità è l'onestà, abbiano origine
nell'evoluzione, anziché in un'anima creata da un essere
divino."
 |
In seguito a questo, dal 1860 in poi, vi fu
da parte dei teologi una grande demonizzazione
della teoria darwiniana e lo stesso Darwin (che pure in
principio fu un
cristiano devoto...) venne tacciato di eresia. La
quasi totalità della stampa dell'epoca si schierò apertamente
con i religiosi ed i vignettisti produssero numerose
illustrazioni atte a ridicolizzare lo scienziato.
La chiesa anglicana d'Inghilterra in
particolare si scagliò contro Darwin cercando in tutti i modi di
delegittimare la sua teoria anti-creazionista. Recentemente si è
verificata però una marcia indietro e questa istituzione
religiosa ha formulato delle scuse all'illustre scienziato. |
Un recente comunicato della chiesa
anglicana afferma “La gente e le istituzioni commettono
errori e i cristiani e le chiese non sono un’eccezione. Quando
spunta una nuova grande idea che cambia la visione del mondo, è
facile sentire che le vecchie certezze sono sotto attacco e che
bisogna combattere le novità”.
Terry Sanderson, presidente della National
Secular Society, ha affermato al proposito: “Mi sembra
piuttosto bizzarro che un’istituzione indirizzi una scusa ad un
individuo così tanto tempo dopo la sua morte. Oltre ad essere
troppo tardi, il messaggio mi sembra come se non fosse sincero,
come se ci fosse un possibile e non detto ‘però’ oltre il testo.
Comunque, se ciò significa che da ora la Chiesa d’Inghilterra
dirà ‘no’ all’insegnamento del creazionismo durante le lezioni
di scienze nelle scuole, allora accetteremo le scuse a nome di
Darwin”.
Purtroppo ciò non si è verificato e non
sono mancate reazioni decise contro l’accomodamento anglicano.
Il reverendo Micheal Reiss, membro della Royal Society, ha
recentemente ribadito che il creazionismo debba essere
insegnato durante i corsi di scienze a scuola.
Ma torniamo ora alla teoria dell'origine
delle specie in quanto tale; essa si può
riassumere in cinque punti:
-
Le specie viventi sono dotate di una
grande fertilità e producono numerosi discendenti che
possono raggiungere lo stadio adulto.
-
Le popolazioni rimangono grosso modo
delle stesse dimensioni, con modeste fluttuazioni.
-
Le risorse di cibo sono limitate, ma
relativamente costanti per la maggior parte del tempo. Da
queste prime tre osservazioni è possibile dedurre che
verosimilmente in ogni ambiente ci sarà tra gli individui
una lotta per la sopravvivenza.
-
Con la riproduzione sessuale
generalmente non vengono prodotti due individui identici. La
variazione è abbondante.
-
Gran parte di questa variazione è
ereditabile.
Per queste ragioni Darwin afferma che in un
mondo di popolazioni stabili, dove ogni individuo deve lottare
per sopravvivere, quelli con le "migliori" caratteristiche
avranno maggiori possibilità di sopravvivenza e così di
trasmettere quei tratti favorevoli ai loro discendenti. Col
trascorrere delle generazioni, le caratteristiche vantaggiose
diverranno dominanti nella popolazione. Questa è la cosiddetta
"selezione naturale".
Darwin afferma inoltre che la selezione
naturale, se si trascina abbastanza a lungo, produce dei
cambiamenti in una popolazione, conducendo eventualmente alla
formazione di nuove specie (speciazione). Egli propose una
miriade di osservazioni come dimostrazione del processo e
dichiarò anche che la documentazione fossile potesse essere
interpretata come sostegno a queste osservazioni. Darwin
immaginò inoltre la possibilità che tutte le specie viventi
discendessero da un antico progenitore comune. Le moderne prove
del DNA sostengono questa idea. Ad esempio la conta dei geni
dimostra che abbiamo in comune con gli scimpanzé (nostri parenti
viventi più prossimi) ben il 98.4% dei geni.
Gli elementi di base grazie ai quali
possono svolgersi i processi evolutivi sono le "mutazioni".
Le mutazioni determinano infatti la cosiddetta variabilità
genetica, ovvero la condizione per cui gli organismi
differiscono tra loro per uno o più caratteri. Su questa
variabilità, tramite la ricombinazione genetica, opera la
selezione naturale, la quale promuove le mutazioni favorevoli a
scapito di quelle sfavorevoli o addirittura letali. Essendo la
maggior parte delle mutazioni non favorevoli, gli organismi
hanno sviluppato diversi meccanismi per la riparazione del DNA
dai vari danni che può subire, riducendo in questo modo il tasso
di mutazione.
Cosa c'era
prima di Darwin?
Una vera e propria enciclopedia dell'epoca,
che vantava oltre 2900 pagine con relative illustrazioni, si può ritenere "Le Etudes de la
Nature" pubblicato nel 1797, autore Jacques Bernardin de Saint
Pierre il cui volume, di ovvio stampo creazionista, per chi
fosse curioso, è visionabile parzialmente su
http://books.google.com.
Vediamo cosa afferma l'autore su quello che la divina
provvidenza
riserva per la vita degli animali:
"La provvidenza ha,
nelle regioni meridionali, collocato alberi sempreverdi e
provvisti di un ampio fogliame per proteggere gli animali
dal calore estivo. Ed è andata in loro soccorso anche
coprendoli di pelo raso, in modo da vestirli alla leggera; e
ha tappezzato la terra che abitano di felci e liane verdi al
fine di rinfrescarli."
Mentre quello che riserva per l'uomo è
ancor più strabiliante:
"La vacca possiede
quattro mammelle, nonostante che partorisca un solo vitello
alla volta, raramente due, perché le due mammelle
supplementari sono state destinate a nutrire il genere
umano" - "Le erbe sono di una sostanza pieghevole e molle,
perché, se fossero state legnose e dure, la maggior parte
della terra sarebbe risultata inaccessibile all'uomo" - "La
natura ha posizionato cespugli e liane, nei luoghi più
difficili da scalare, al fine di facilitarne l'accesso
all'uomo; quanto agli alberi, la maggior parte gettano i
loro primi rami solo ad una certa altezza dal suolo, in modo
da lasciare intorno al tronco uno spazio sufficiente per
arrampicarvisi, e affinché noi potessimo attraversare
agevolmente le foreste" - "E non vi è meno convenienza nelle
forme e nelle grandezze dei frutti, ve ne sono molti che
sono dimensionati per la bocca dell'uomo, come le ciliege e
le prugne, altri che lo sono per la sua mano, come le mele e
le pere. Ve ne sono di ancor più grossi come i meloni i
quali, essendo già suddivisi a spicchi, sono destinati ad
essere mangiati in famiglia, e ve ne sono persino di tanto
grossi, come i cocomeri, fatti per essere consumati insieme
ai vicini di casa."
Questa era la "scienza della natura" prima
di Darwin. La citazione tradotta viene da un testo
pubblicato da Giulio Barsanti sulla rivista Micromega, in quanto
il testo originale era in francese.
Tutto ciò impone una riflessione: vogliamo
credere a coloro che pretendono di dirci come è fatto il mondo
stando comodamente seduti sulla sedia della loro scrivania ad
interpretare fantasie e racconti oppure a coloro che, come
Charles Darwin, per amore della scienza hanno lasciato la loro
terra a soli 21 anni, si sono imbarcati su una nave insicura, l'HMS
Beagle, ed hanno percorso per oltre cinque anni (1831-1836) migliaia di Km
circumnavigando il globo alla scoperta di terre sconosciute?
Darwin durante il suo viaggio raccolse con metodo
scientifico e catalogò un enorme numero di campioni vegetali e
animali prima sconosciuti alla scienza: tali campioni, poi consegnati
al British Museum, erano già di per sé un notevole ed
ineguagliato contributo scientifico. Da quel viaggio e dalle sue
osservazione trasse poi, solo dopo lunghi anni di elaborazione
dei sui testi e relative comparazioni, il famoso "L'origine delle specie"
che pubblicò nel 1859. Tuttavia le prime bozze dell'idea risalivano al 1844.
Le prove dell'evoluzione:
Nel corso dei
decenni successivi ci si rese conto che la teoria di Darwin
riusciva brillantemente a decifrare fenomeni naturali che il
creazionismo non poteva spiegare. Ad esempio il ritrovamento di
fossili di animali non più esistenti. Se è vero, come afferma
tassativamente la Bibbia, che l'universo fu creato 6000 anni fa,
nessun essere vivente poteva essere più antico dell'anno -4000
a.c.
Invece metodi di datazione per decadimento
radioattivo oggi ci dicono che la nostra terra geologicamente ha
4.5 miliardi di anni e la datazione dei primi fossili indica che
esistevano forme di vita (monocellulari) già 3.5 miliardi di anni fa. Tali
metodi di datazione si basano, per la geologia, sul decadimento
di isotopi radioattivi di Uranio 238, Torio, Stronzio ed altri
metalli che possono datare fino a 13.9 miliardi di anni fa. Per
i composti organici invece si usa il metodo del carbonio 14,
capace di datare fino a 58.000 anni fa. E' importante conoscere
come gli scienziati siano arrivati a calcolare le età di
minerali e fossili; chi volesse approfondire è rimandato su Wikipedia a questo
link.
La teoria di Darwin vanta innumerevoli
prove paleontologiche, bio-geografiche, matematico/informatiche
nonché prove direttamente osservabili via esperimento sulle
attuali forme di vita (ad esempio la resistenza dei batteri agli
antibiotici). Segnalo questo
link su
Wikipedia
per chi volesse approfondire.
L'evoluzione umana
Se Darwin avesse avuto ragione allora l'uomo
non sarebbe stato creato da un Dio ma discenderebbe da esseri arboricoli
terrestri che poi, a causa di mutamenti climatici, si sarebbero
spostati sulla savana colonizzando questo nuovo ambiente e
adattandosi (per selezione naturale) ad esso con mutamenti quali
il bipedismo ed un cambiamento delle attitudini alimentari che
trasformò i primi ominidi da raccoglitori di frutti e bacche
(dieta vegetariana) a cacciatori (dieta onnivora). Ma se così
fosse si sarebbero dovuti trovare dei resti di esseri che non
sono né scimmie né uomini. Ebbene non solo questi resti sono
stati ritrovati ma si è potuta fare anche una minuziosa
classificazione degli stessi in base all'età fossile come si
vede nella figura in basso.

Si nota, rispetto ai 400 gr di dimensione
del cervello dello scimpanzè una evoluzione delle dimensioni
della calotta cranica. L'evoluzione ha favorito quegli esseri
che sono stati in grado di manipolare l'ambiente, il primo ad
usare utensili (selci lavorate in modo da essere taglienti) è
stato l'homo habilis e non è un caso che i reperti fossili sono
stati ritrovati negli stessi luoghi di ritrovamento degli
utensili. Recentemente sono state anche trovate prove che
indicano che i cambiamenti climatici relativi al periodo 6-3 milioni
di anni fa sono realmente avvenuti. Tali prove,
visionabili a questo
link, testimoniano che le foreste si trasformarono in savana.
Ma d'altronde non servono nemmeno i fossili
per renderci conto che siamo frutto di un processo evolutivo; è
sufficiente guardare le dita dei nostri piedi per vedere
che sono una involuzione di una mano prensile. Il nostro bacino
presenta un abbozzo di quella che era una coda: il coccige.
|
 |
Si tratta dell’ultimo segmento rudimentale
della colonna vertebrale ed è formato da 3 a 5 segmenti fusi
tra loro che però non presentano le normali caratteristiche
delle vertebre ma sono al contrario soltanto abbozzi di
queste ultime, solo la prima vertebra coccigea presenta
ancora qualche caratteristica comune alle vertebre
precedenti. È l'ultima testimonianza della coda che caratterizzava la nostra
specie in epoca remota, a prova di ciò, si riscontra, anche se
molto raramente, in alcuni nascituri la presenza di ulteriori
vertebre (generalmente 2-3 ma anche 5) al di sotto di esso che
formano una vera "piccola coda". |
Eppure, nonostante tutti questi dati di
fatto, secondo un sondaggio della CNN, il 53% degli intervistati
negli Stati Uniti d'America crede ancora nel creazionismo, cioè nella teoria
secondo la quale Dio ha creato la Terra, i cieli e l'umanità a sua
immagine e somiglianza. Il 31% crede
nell'Intelligent Design (Progetto Intelligente) che sostiene che
l'uomo si è effettivamente evoluto in milioni di anni partendo da forme
primitive, ma secondo un processo guidato da Dio. Soltanto il
12% crede in ciò che afferma la teoria dell'evoluzione.
E in Italia? Il Centro di Ricerche Observa ha condotto un
sondaggio analogo in patria e i risultati sono decisamente
diversi: il 17% crede nel creazionismo, il 38% preferisce la
teoria dell'evoluzione con la guida di Dio, il 31% punta invece
sul darwinismo (fonte Cicap).
Ma d'altronde se ci sono individui
che credono ancora che la terra sia piatta come meravigliarsi di
questi dati! Invero esiste anche una forma di creazionismo
radicale che afferma che la nostra Terra è giovane e datano la
sua creazione al 4004 A.C. alle 12.00 proprio come affermano le
scritture bibliche. Questi creazionisti
rifiutano tutti i risultati della scienza che sono incompatibili
con la presunta datazione biblica: oltre alla teoria
dell'evoluzione, rigettano quindi la datazione geologica delle
rocce e dei fossili, in base alla quale la Terra e le più
antiche forme di vita risalgono a miliardi di anni fa. Alcuni
creazionisti della Terra giovane spiegano l'esistenza dei
fossili affermando che sono stati creati da Dio per "mettere
alla prova" la fede dei credenti...
Creduloneria,
pigrizia ed "effetto gregge"
Allora cosa significano
questi dati? Significa che il mondo è pieno di stupidi e di
creduloni? Sicuramente ve ne sono tanti, ma c'è anche da considerare,
a loro parziale giustificazione,
l'influenza culturale che ha l'ambiente su chi apprende. La
famiglia da' una impronta indelebile al bambino: è quasi
impossibile che un figlio di musulmani o ebrei ortodossi non
divenga esso stesso musulmano o ebreo ortodosso quando diventa adulto.
La scuola in molti paesi non insegna altro che la fede ufficiale
del posto.
Accade anche qui in Italia, ma solo in parte
attraverso la scuola; il bombardamento massivo dei nostri
cervelli avviene da noi attraverso Tv e giornali. Si consideri infatti che molti dei
partiti politici italiani sono di ispirazione cattolica e quindi
le reti televisive (da essi controllate) ci mostrano
quotidianamente, quattro volte al giorno per ogni canale, una
predica del papa o un anatema di un prelato cattolico. Questa pervasività raggiunge livelli parossistici in occasione di
eventi mediatici che coinvolgono l'etica quali il caso Welby o
il caso Englaro. Quindi anche la creduloneria è
parzialmente giustificata da un intenso e quotidiano lavaggio del cervello
ambientale eseguito da Tv e Giornali.
Va poi detto che le odierne società consentono
di vivere la propria vita fino alla morte comodamente credendo
nei dettami della religione di stato, non è indispensabile per
vivere cercare spiegazioni più razionali delle quattro propinate dai
religiosi ed indicate in apertura di questo articolo. Le
religioni ci indicano un modo comodo,
confortevole
e non-problematico di vivere.
Da qui ne discende il secondo
aspetto: la pigrizia: "se ho un modo comodo e vantaggioso di
interpretare il mondo attraverso la mia religione, il senso della mia vita e le leggi della
natura, trovare conforto in altre persone religiose, e un
sistema di idee che mi fornisce
consolazione quando ho dei problemi, chi me lo fa fare ad andarmi a cercare altre
spiegazioni?"
Eppure anche per la pigrizia si trova una parziale
giustificazione. Accade talvolta che il pedone attraversi col
rosso solo perché vede che un piccolo gruppetto di gente in quel
momento lo sta facendo, e lo fa senza valutare un reale pericolo
di essere investito e di morirne. Questo comportamento, che ricorda quello
delle pecore, è denominato "effetto gregge" ed è frequente
sentire il credente dire: "ma se c'è tutta questa gente che
crede, allora quello che professa la mia religione deve essere
senz'altro vero!".
Questo discorso, che sembra apparentemente
logico, è invece assolutamente fuorviante: quello che professa una
religione, i suoi miti, le sue regole, i suoi dogmi e le sue
promesse di redenzione e di beatitudine eterna sono direttamente
sconfessate da un'altra religione. A tale scopo riporto uno
stralcio di testo del filosofo Bruno Colla, redattore del sito
La
Filosofia On-Line:
"Tante sono le religioni
al mondo ed hanno la caratteristica di contraddirsi tra loro,
per questo motivo tra le diverse religioni sovente esistono
rapporti di ostilità; ogni religione è convinta di essere dalla
parte giusta e vede conseguentemente le altre nella posizione
errata. La più severa e nel contempo veritiera critica nei
confronti di una determinata religione la si potrà sicuramente
ottenere dagli esponenti di un altro credo religioso. Spesso
religioni diverse condividono una base comune, per poi
differenziarsi in aspetti secondari diversi. Le religioni hanno
trovato in tutti i tempi un’incredibile diffusione ed un
formidabile consenso, sebbene le loro credenze non trovassero
nessuna legittimazione nella realtà del mondo e nella scienza,
il consenso planetario a loro tributato, resta il vero mistero
degno di ricerca e studio e di comprensione; il prodigio di una
cultura che ha indotto milioni di esseri umani a credere che le
loro fantasie e sogni sono realtà."
La controversia
su dogmi
Sui dogmi di una religione, che possono
essere ritenuti la base portante dello stesso credo, ecco
cosa dice Weinberg:
"...la fede persistente
in una data religione viene automaticamente favorita se la
religione in questione insegna che Dio punisce chi non ha fede.
Una simile religione tende a sopravvivere se la punizione
minacciata è abbastanza spaventosa. Per contrasto, una religione
avrebbe problemi a mantenere i suoi fedeli se insegnasse che gli
infedeli sono soggetti dopo la morte soltanto a un breve periodo
di blando sconforto, dopo il quale si riuniscono ai fedeli nella
gioia eterna. Così è naturale che, nel Cristianesimo e l'Islam
tradizionali, il non credere sia divenuto il "crimine ultimo",
e l'inferno la camera di tortura definitiva."
Ma il fattore, che si può ritenere ai
limiti del paradosso in tutto questo sta proprio nel fatto che
un dogma ritenuto indiscutibile e intoccabile in una religione
sia totalmente sconfessato o addirittura deriso da un'altra.
Ad esempio il
dogma cristiano fondamentale che ritiene che Gesù Cristo sia il figlio
diretto di Dio, salvatore del mondo ed eletto a divinità assieme
al Padre è ritenuto inaccettabile dalla fede musulmana. Per gli
1.3 miliardi di musulmani che vivono sul pianeta Terra questo dogma è praticamente
una bestemmia in quanto nessun uomo può essere deificato
(non c'è Dio al di fuori del Dio Uno - Corano 4:171 -).
Gesù Cristo per i musulmani è solo un profeta che apre la strada
alla venuta di Maometto e la stragrande maggioranza dei
musulmani nega anche che sia avvenuta la crocifissione di Gesù.
Altresì la religione musulmana ripudia il parossistico
antropomorfismo religioso cristiano (e cattolico in
particolare); le moschee non riportano dipinti di figure umane
di santi o martiri ne statue alcune ma solo decorazioni
astratte. Ciò in quanto Dio (e questo sembra logico) sarebbe
irraggiungibile per l'intelletto umano e quindi
non-rappresentabile.
Anche per gli ebrei Gesù
Cristo non è divino, anzi lo rimproverano di aver reinterpretato
le scritture bibliche in modo errato e fazioso: "Dalla
sua predicazione è scritto: Si burlò delle parole dei Salmi e
commentò la Scrittura come i Farisei. Ebbe cinque discepoli,
disse che non era venuto ad abrogare niente della legge né ad
aggiungere niente." Egli non è quindi il messia poiché
non sarebbe stato annunciato in modo corretto, la venuta di un
messia avrebbe dovuto produrre risultati ben diversi:
cambiamenti visibili su tutto il pianeta, la riunione di tutti
gli israeliti dispersi e la loro liberazione da qualsiasi
oppressore (si aspettavano dunque un messia guerriero...).
In realtà è vero che per circa un secolo dopo la sua nascita
nessuno si accorse della venuta di Cristo nel mondo; solo a
seguito della predicazione di Paolo di Tarso (San Paolo) e la
diffusione dei "Gentili" (pagani convertiti al cristianesimo) si
ha una migrazione verso nord della dottrina cristiana e solo
dopo il II secolo D.C. le chiese giudaico-cristiane presero vita
dissociandosi dalle chiese ebraiche, ristrutturatesi, queste
ultime, dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme. Inoltre
andrebbe chiarito il perché di Gesù Cristo si narrano (nei
vangeli) solo i suoi ultimi tre (3) anni di vita dei 33 totali.
Non si sa assolutamente nulla di quello che fece sulla Terra da
bambino, da ragazzino, da adolescente, da giovane. E questo
sembra strano per un Dio incarnato in terra...
Per quanto riguarda la affidabilità storica
dei testi sacri si consideri ad esempio che lo stesso Corano non
fu affatto scritto da Maometto come la quasi totalità della
gente crede. Maometto infatti era totalmente analfabeta e le
leggi che troviamo scritte sul testo sacro sono frutto di
testimonianze di parenti e collaboratori che tentarono di
riportare su carta i regolamenti che lo stesso profeta aveva dettato
oralmente nel corso di più di 50 anni. Derivando dalla sintesi
di scritti di persone plurime e riportati in tempi diversi si
può comprendere perché alcune sezioni del Corano siano
contraddittorie, ad esempio quelle riguardanti il "trattamento"
degli infedeli, riprese e citate dagli estremisti come
giustificazione alla "guerra santa" e smentite con frasi di
tolleranza in altre sezioni del testo sacro.
Per quanto riguarda la Bibbia, non esiste
il suo testo originale, essa ci perviene come copie di copie di
copie e pare che il primo volume risalga solo al 7° secolo A.C.,
a distanza di diversi secoli dagli eventi narrati. Nonostante
gli sforzi dei molti adepti, non si è mai trovata una traccia
storica/paleontologica del diluvio universale avvenuto 5000 anni
fa, né i resti dell'arca di Noè, né si sono avuti resoconti storici delle
guerre in essa narrate (Sodoma e Gomorra). In altre parole si
tratta essenzialmente di leggende come ci narrano gli archeologi
bibilici Israel Finkelstein e Neil Silberman nel loro
libro:
Le tracce di Mosé. La Bibbia tra storia e mito .
L'Influenza
della Religione sulla Società
La Religione ha la capacità
di forgiare le regole di comportamento di intere società e di distorcere la vita
sociale fino a creare conflitti e disparità talvolta riprovevoli per
qualsiasi etica umana. L'induismo ad esempio divide le famiglie
dei suoi fedeli in "caste". Se si nasce in una casta povera ed
incolta si dovrà restare così per tutta la vita, non ci sarà
possibilità di evoluzione né sociale (con lo studio) né
economica per il malcapitato bambino della casta debole.
A causa di questo
"classismo" la società a cui è applicato non evolve, ristagna
sia tecnologicamente che culturalmente e viene sottoposta ad un
regime teocratico odioso, pervasivo e repressivo. Quindi in India negli ultimi anni molte persone per sfuggire al
classismo religioso indù si sono convertite al cristianesimo e
ciò ha prodotto la reazione violenta della comunità indù con
assassini e distruzione di chiese cristiane. Potete trovare
dettagli su qualsiasi articolo giornalistico, ad esempio
qui.
Nei paesi musulmani il leader politico
viene scelto dalla casta religiosa, non bisogna meravigliarsi
quindi che il livello medio di cultura, soprattutto in quei
paesi ove regna un conservatorismo estremista (Iran,
Afghanistan), risulti estremamente basso e lo sviluppo
tecnologico di queste società ha tratti talvolta medioevali.
In tutti i paesi
occidentali ove la religione impone i suoi comandamenti etici e
la sua pseudo-scienza attraverso i mass-media essa funge da
freno per lo sviluppo scientifico e pone dinieghi per la
ricerca, ad esempio sulle cellule staminali, sugli organismi
geneticamente modificati, sulla clonazione e vietando diagnosi
pre-impianto, sicura prevenzione per le malattie neonatali, che
eviterebbero una vita di sofferenza per molti esseri umani. Ricerche che, al
contrario, se eseguite secondo un'etica scientifica,
avrebbero portato avanti la cura di diverse malattie e dato una
soluzione alla speranza longevista dell'uomo.
In particolare
non si può non notare una grande aggressività mediatica del
nuovo cattolicesimo neo-ratzingheriano che ha suscitato più di
una protesta per le sue posizioni retrograde, non ultima la contrarietà alla
contraccezione, che invece sappiamo essere l'unico metodo per risolvere il contagio delle
malattie sessuali nei paesi africani.
"Intelligent
Design": siamo stati creati da un
Dio perfetto e onnisciente?
Secondo questa teoria neo-creazionista
l'uomo si è evoluto da forme di vita primitive ma il processo
era preordinato e seguito pedissequamente da Dio. A tal
proposito ecco cosa ci dice il prof.
Claudio Franceschi, Professore al dipartimento di Patologia
Sperimentale alla Università di Bologna:
"Il nostro corpo è
un’entità storica, risultato dell’evoluzione. Se andiamo a
vedere, a livello del DNA, c’è scritta non solo l’informazione
genetica ma anche tutta la storia evolutiva della nostra specie.
Solo una piccolissima percentuale del DNA codifica per le
proteine, “coding regions”, quella che funziona, tutto il resto
è costituito da geni troncati, pseudo-geni, introni, sequenze
ripetute, trasposoni, microsatelliti, c’è tutto di qualsiasi
cosa; di tre miliardi di basi, solo 100 milioni sono
codificanti. La storia evolutiva della vita sul nostro pianeta e
di conseguenza anche la nostra, non è stata lineare ma ha visto
contaminazioni genetiche orizzontali di tutti i generi, ci sono
stati virus invasori che sono passati da una specie all’altra
contaminandole e quindi l’albero della vita è meglio
rappresentato da un reticolato e da una rete piuttosto che dalle
forme verticali solitamente modellizzate."
Se fossimo stati creati da
una divinità, a sua immagine e somiglianza, come mai tanti errori? Come mai tante malattie?
E... permettetemi, come mai tanta sofferenza? Ci sono malattie
come la sindrome di Duchenne che attaccano i bambini a partire
dall'età di tre anni; proprio quando i genitori iniziavano a
godere delle meraviglie del loro bimbo ecco che esso inizia a
deformarsi, i suoi arti si atrofizzano e la sua spina dorsale si
piega a fisarmonica! Per non parlare poi delle malformazioni neonatali, del cancro e di tutta una varietà di malattie che
fanno capo ad un organismo, il nostro, che è tutt'altro che
perfetto.
Allora il Dio dei testi sacri è insensibile
a queste sofferenze? Esso le provoca per metterci alla prova?
Esegue degli esperimenti su di noi?
Alcuni teologi moderni come Vito Mancuso
ipotizzano che Dio non abbia ragione diretta in questi eventi
dolorosi. Egli definirebbe le leggi generali della natura, leggi
che conducono ad uno sviluppo della vita semplice (vegetale e
animale) dapprima e
in seguito ad una evoluzione verso la formazione di una "mente
autocosciente" come quella che possiede l'uomo attuale. Tale
evoluzione
terminerebbe poi verso esseri di "puro spirito". Si tratta di una tesi interessante: Dio quindi
non avrebbe cognizione diretta di tutta la moltitudine di ramificazioni a
cui le
leggi che ha creato conducono e quindi non dovrebbe mai essere chiamato in
causa per spiegare la sofferenza.
Certamente questa sembra una via d'uscita
logica dal problema ma non tiene conto di un fondamentale fattore: un
Dio che
non arriva a vedere la ramificazione ultima di una sua legge
emanata non è onnisciente, ma se non è onnisciente non è un Dio!
Magari sarà un eccellentissimo ingegnere che ha creato, in
quella bolla di spazio/tempo in cui viviamo, delle leggi di
organizzazione molto dettagliate e raffinate ma non può tener conto di tutte
le conseguenze delle stesse nelle loro infinite ramificazioni.
Quindi, anche in questo caso, ricadiamo nello scientismo di Arthur
C. Clark espresso nel suo famoso, struggente, quanto bellissimo
racconto "The Star" (La Stella - Edizioni Urania in Italia).
Invero la scienza, tramite la teoria
dell'evoluzione e gli studi sulla genetica, ci da invece una
congrua risposta ai nostri interrogativi sulle malattie e la
sofferenza:
viviamo in un mondo in cui la vita si evolve sotto
la spinta di continue mutazioni genetiche, mutazioni che tengono conto solo di due
fattori, come ci ha spiegato brillantemente il premio Nobel Jack Monod; questi due fattori sono "Il Caso e la Necessità".
Detto in altre parole non c'è proprio nessuno a proteggerci, siamo in balia degli elementi della natura
e dei sistemi di auto-organizzazione della vita! E quando si
parla di elementi non si vuole intendere solo terremoti o
alluvioni che, seppur terribili, provocano danni in aree limitate,
ma vere e proprie catastrofi come quella che ha causato
l'estinzione dei dinosauri.
Un solo esempio: nella
località detta
Tunguska in
Siberia avvenne l'impatto di un meteorite alle ore 7.14 locali
del 14 Giugno 1908; 2150 chilometri quadrati di superficie
terrestre vennero devastati da una immane esplosione udita fino
a 1000 Km di distanza e della potenza di circa 13 Megatoni.
Nella esplosione vennero sradicati o divelti più di 60 milioni
di alberi. Tutto ciò fu causato da un minuscolo asteroide del
diametro di 30 metri (solo trenta metri!) e che per fortuna
colpì una zona totalmente disabitata. Se ne fosse caduto uno di
80 Km di diametro a quest'ora non esisteremmo più, estinti!
Estinti proprio come quel 98% delle specie viventi che sono esistite
sulla Terra prima di noi e che ora non ci sono più.
Si pensi
solo che 10.000 anni fa esistevano due sottospecie di homo
sapiens, il "sapiens sapiens" e il "sapiens neanderthalensis".
Quest'ultimo, che pure aveva la capacità di comunicare, di
costruire utensili evoluti ed una dimensione cerebrale
paragonabile alla nostra si è estinto. I neanderthal avevano il
99.8% di geni in comune con noi, e il fatto che siano scomparsi
non è affatto rassicurante per il nostro futuro.
Su cosa
possiamo fare affidamento?
La risposta è semplice: basandosi solo su quello che la
scienza afferma; talvolta troveremo che quello che dice non è
bello, né elegante, né ci da una speranza per la vita
dopo la morte (resurrezione, reincarnazione ecc.) ma
potremo essere sicuri che quello che apprenderemo è frutto di
prove, ricerche e sperimentazioni durate decenni da parte di
persone serie, intelligenti, preparate e non dalle fantasie di
alcuni individui "illuminati" che affermano di sapere come è
fatto il mondo basandosi su antichi scritti dei quali non si ha
nemmeno riscontro storico dei fatti narrati. Il fatto è che per
fare questa scelta ci vuole coraggio, e nelle file dei creduloni
coloro che riescono ad emergere dalla melma sono pochi, poiché
sono pochi quelli che hanno coraggio.
Bisogna chiedersi: "è stata la Religione
nel corso dell'ultimo secolo a donare alla società benessere e
longevità o è stata la Scienza?" Si consideri che nei primi del
1900 la vita media di un uomo era di 41 anni ed era una vita
grama, pesanti lavori manuali e poche soddisfazioni. Si poteva
morire per il semplice taglio di una roncola o di malattie
esantematiche oggi ritenute innocue.
Oggi tale
aspettativa di vita è stata portata a 78 anni (un incremento di
un +90.2%) grazie ai progressi nella medicina, si pensi alla sola
scoperta degli antibiotici. Malattie che un tempo erano mortali
o portavano ad invalidazione grave oggi sono curabili con una
semplice pillola. Il lavoro è divenuto più "leggero" con la
migrazione delle genti dalla agricoltura alla industria ed in
seguito nel terziario. La scienza inoltre, in quei pochi casi ove
ha commesso errori (es. diffusione del DDT, non valutazione dei
pericoli dell'amianto...) è stata in grado di fare autocritica ed auto-correggersi,
cosa impossibile da attuare nell'etica delle caste religiose.
E poi: nei regimi aristocratici
medioevali e pre-industriali basati sulla teocrazia religiosa le
persone erano veramente felici? Solo una piccola casta aveva a
sua disposizione beni materiali e culturali, il restante
"volgo", che costituiva la quasi totalità della popolazione, non
vi aveva accesso e soffriva la fame. Il progresso scientifico e tecnologico ha
invece oggi aperto le porte ai beni materiali e alla cultura a
tutti coloro che vi vogliono accedere, anche se spesso questo tendiamo
a dimenticarlo.
La scienza
potrà sostituire la religione?
Probabilmente no. Per i motivi spiegati
appena sopra, la Religione fornisce un modo "comodo" di
interpretare il mondo; molta gente non vuole lambiccarsi il
cervello a trovare altre spiegazioni. Inoltre la scienza manca
di una etica sociologica ossia una serie di regole che possano
essere applicate al modo di vivere di una società umana
regolandone le funzioni e riducendone al minimo disagi e
sofferenze. Tra le funzioni sociologiche più importanti sono da
segnalare quella di far parte di un congregazione di individui
con una "missione" che motiva la vita. L'atto della confessione
in chiesa (citazione di Sigmund Freud) è ad esempio un atto liberatorio di
emozioni negative che altrimenti resterebbero represse ed ha lo
stesso effetto benefico della "catarsi" che si instaura sotto
una seduta di psicoanalisi.
Altro: la Religione compie opere
caritatevoli, le organizzazioni laiche che operano in questo
campo sono molto più limitate come mezzi e non operano secondo
un principio unificante (la fede) essendo dissociate tra loro.
Le chiese sono pervasivamente diffuse sul territorio nazionale
mentre non ci sono centri che insegnano filosofia della scienza.
C'è inoltre chi afferma che l'impulso religioso sarebbe innato
in ciascuno di noi, Desmond Morris (La Scimmia Nuda) associa
la nostra innata ricerca di "protezione" presso un individuo dai
poteri superiori, al cosiddetto "capobranco" ancestrale che ci guidava nelle
battute nella savana e regolava anche la nostra vita sociale, da
lui dipendeva la nostra sopravvivenza.
Tale figura la si ritrova anche nei primati superiori e nelle attuali società umane che
vivono in modo primitivo in Africa, in Australia ed in Sud-America.
Altri scienziati pensano che esistano
proprio delle strutture fisiche del cervello adibite
all'esperienza religiosa e che la stessa sia effettivamente
frutto dello stesso processo evolutivo che ci ha portato fino a
qui. In particolare il
lobo temporale destro mediano, l'ippocampo, e le associate strutture del
lobo limbico sono quelle indicate da alcuni ricercatori come il
substrato biologico delle esperienze religiose. La prova di
ciò è rappresentata dagli studi sulle patologie del lobo temporale,
dagli studi sulla stimolazione elettrica diretta e dagli studi sul lobo
temporale negli epilettici.
Il
futuro non è già scritto
Se esistesse un Dio onnisciente che segue
pedissequamente ogni nostro passo e prevede ogni nostra mossa
noi dovremmo paragonarci a dei bot (personaggi animati
elettronicamente) in un videogioco di computer o, se preferite,
a delle comparse
in un film di cui è già scritta la trama. Ogni nostra
azione sarebbe stata già preventivata e non avremmo alcuna
libertà di uscire da schemi e azioni che sono stati
pre-programmati per noi. Ogni nostra mossa nel futuro era stata
stabilita, non poteva e non potrà andare diversamente.
Al contrario, se ha ragione Darwin, il
futuro non è già scritto, la natura segue il suo corso
indipendentemente da noi, la nostra sopravvivenza nel futuro
dipenderà solo ed esclusivamente dalla nostre capacità di
dirigere in modo intelligente il nostro sviluppo evolutivo
seguendo una nuova etica basata sulla scienza pura che dirigerà
in modo armonico il nostro sviluppo tecnologico. Noi stessi
potremo rielaborare, pur con le dovute cautele, le leggi della
genetica al fine di migliorare la qualità della nostra vita e,
perché no, espandere la stessa su altri pianeti.
Una frase di Charles Darwin quando si trovò
ad esplorare la foresta tropicale in Brasile:
"E' facile specificare i
singoli oggetti di ammirazione in quel grande scenario, ma è
impossibile dare una idea adeguata della profondità dei sensi di
meraviglia, di stupore e di devozione che riempiono ed elevano
la mente..."
Suscita ancora forti sensazioni in chi la rilegge
oggi,
anche a distanza di 160 anni. L'osservazione diretta delle
meraviglie della natura, l'emozione della scoperta e l'esaltazione nel poter vedere forme di vita dapprima sconosciute
muoversi nel loro ambiente.
Se tutto questo fosse preordinato,
pre-programmato; se quel giorno si sapeva in anticipo che Darwin
doveva trovarsi lì, pensare quelle cose e poi scrivere quella frase, la sua
grande emozione, ammirazione, il suo stupore perderebbero di
senso, svuotandosi del loro incipit, si spegnerebbero come la fiamma di una candela al vento.
Noi crediamo invece che nulla era preordinato e pre-programmato
quel giorno,
che tale emozione era quindi autentica. Per questo
crediamo nella scienza, per questo pensiamo che il futuro non è
già scritto.
E a coloro come Charles Darwin, Gregor Mendel, e più di recente Richard Dawkins, Stephen Jay Gould,
Jacques Monod e Niles Eldredge, che hanno contribuito a svelare quel mirabile
mistero che è la vita, lottando contro le coercizioni dei
conservatori e della religione, noi oggi possiamo, anzi dobbiamo, dire
una sola parola: grazie!
Commento
del Filosofo Bruno Colla (www.lafilosofiaonline.it):
[...] nel suo testo lei non si limita all’esposizione
scientifica della scienza di Darwin, ma dimostra di essere
consapevole, come lo sono io, che Darwin non può essere iniziato
e finito in un ottica unicamente scientifica. [...] La
scienza potrà sostituire la religione? Io, come lei, dico di
no! La mia motivazione è però differente dalla sua. Io ritengo
che la religione e la scienza siano due cose completamente
differenti, l’una ha lo scopo unico di superare la realtà del
mondo con l’immaginazione, l’altra si pone l’unico fine di
comprendere la realtà ed i fenomeni ad essa connessi...
continua
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