Dinosauri, Dodi, Umani?


Il filosofo Nick Bostrom esamina le possibilità di sopravvivenza della razza umana nel prossimo futuro.
Riusciremo a sopravvivere ad eventuali catastrofi naturali e all'avanzare della nostra stessa tecnologia?

 
 

 
 

Traduzione di David de Biasi  - composizione grafica e adattamenti a cura di Ugo Spezza


Nick Bostrom  - Future of Humanity Institute - Facoltà di Filosofia Università di Oxford

 

Introduzione

   Qualcosa come il 99,9% di tutte le specie che sono sempre vissute sono ora estinte. Quando la nostra stessa specie raggiungerà i dinosauri e i dodi? Come è che potrebbe succedere? E che cosa possiamo fare per evitare la fine?  Un rischio esistenziale è definito come quella minaccia che annienti l’originaria vita intelligente della Terra o permanentemente e drasticamente limiti le sue potenzialità.

   Dal momento che siamo ancora qui, sappiamo che nessun disastro esistenziale è mai accaduto. Ma mancando l'esperienza con tali calamità, è anche probabile che non abbiamo evoluto i meccanismi, biologicamente o culturalmente, per gestire i rischi esistenziali.  La specie umana ha una lunga esperienza con i rischi, come animali pericolosi, tribù e individui ostili, cibi velenosi, incidenti automobilistici, Chernobyl, Bhopal, eruzioni vulcaniche, terremoti, la siccità, le guerre, le epidemie di influenza, il vaiolo, la peste nera, e l'AIDS.

   Questi tipi di disastri si sono verificati più volte nel corso della storia. Il nostro atteggiamento nei confronti del rischio è stato plasmato da tentativi ed errori, così che abbiamo cercato di far fronte a tali rischi. Ma – anche se quei tragici eventi sono per le persone immediatamente impressionanti - non hanno determinato il destino a lungo termine della nostra specie. Anche le peggiori di quelle catastrofi erano semplici increspature sulla superficie del grande mare della vita.

   I rischi esistenziali sono un fenomeno relativamente nuovo. Con l'eccezione di una distruzione della specie da parte di impatto di una cometa o di un asteroide (un caso estremamente raro) (**), probabilmente non ci sono stati significativi rischi esistenziali nella storia umana sino alla metà del ventesimo secolo, e certamente nessuno avrebbe potuto, in epoche antecedenti, produrre qualcosa in merito.  

 

 Percezione è realtà

   Il primo rischio esistenziale costruito dall’uomo potrebbe essere stata la prima detonazione della bomba atomica. A quel tempo, vi è stata una certa preoccupazione per il fatto che l'esplosione avrebbe potuto dare avvio a una reazione a catena impazzita con “l’accensione” dell'atmosfera. Anche se ora sappiamo che un tale risultato è fisicamente impossibile, un rischio esistenziale è stato comunque presente allora. Che ci sia un rischio, è sufficiente che vi è una certa probabilità soggettiva, data la conoscenza e la comprensione disponibili, di un esito negativo, anche se in seguito risulta che, obiettivamente, non vi era alcuna possibilità di un disastro. Se non sappiamo se qualcosa è oggettivamente rischioso o no, allora è rischioso in senso soggettivo. Il senso soggettivo è quello su cui dobbiamo basare le nostre decisioni in merito.

   La specie umana è sopravvissuta a rischi naturali per centinaia di migliaia di anni. È improbabile, quindi, che tale pericolo dovrebbe colpirci entro i prossimi cento anni. Per contro, l'attività della nostra stessa specie stanno introducendo nuove possibilità di catastrofe. I più gravi rischi esistenziali per l'umanità nel 21° secolo sono delle nostre proprie realizzazioni. Più specificamente, essi sono legati alla prevedibile evoluzione tecnologica.  

 

Pericoli costruiti dall’uomo

   In questo secolo, si può imparare a creare i patogeni che combinano in maniera estrema alta virulenza con facile trasmissibilità, lungo periodo di incubazione, e resistenza ai farmaci. I fisici faranno collisioni di particelle elementari e creeranno nuovi tipi di materia e acceleratori a energie sempre più alte, e inaspettate e potenziali cose catastrofiche potrebbero accadere quando essi avvieranno questi esperimenti. Le Guerre nucleari rimangono una grande preoccupazione. Sebbene le scorte attuali sono probabilmente sufficienti a provocare l'estinzione umana anche in una guerra totale, armi future potrebbero portare alla costruzione di arsenali molto più grandi.

   Le nanotecnologie molecolari, nella loro forma matura, daranno all'uomo capacità senza precedenti di controllare la struttura della materia e di creare nuove potenti sistemi di armi o cosa accadrebbe se costruissimo computer più intelligenti degli esseri umani e con capacità di auto-miglioramento? (vedi al proposito l’articolo: Singolarità Tecnologica: Opportunità o pericolo?)   Inoltre, dobbiamo tener conto della possibilità che i nuovi tipi di rischio che possono emergere sono attualmente imprevedibili come la bomba a idrogeno del 1905.

   Forse il mondo non terminerà con una grande esplosione, ma con un lamento. In aggiunta a improvvisi cataclismi catastrofici, ci sono vari più graduali e sottili modi in cui una catastrofe esistenziale potrebbe verificarsi. Uno scenario è la nascita di un governo mondiale totalitario che opprima i suoi cittadini e vieti l'uso della tecnologia per migliorare la capacità umane, privando l'umanità del suo potenziale. Un tale governo potrebbe utilizzare una sorveglianza onnipresente e nuovi tipi di tecnologie per il controllo della mente impedendo qualsiasi riforma o eventuali ribellioni. In alternativa, gli sviluppi evolutivi potrebbero portarci in una direzione non auspicabile, eliminando tratti centrali per i valori umani, come la coscienza, l'intelligenza, o addirittura, la giocosità. Non vi è alcuna legge che afferma che l'evoluzione biologica porti sempre ad un aumento di attributi utili.

   Mentre l'evoluzione umana opera su una lunga scala di tempo, l'evoluzione tecnologicamente assistita potrebbe essere molto più veloce, e l’evoluzione tra una popolazione di macchine intelligenti o di umani implementati potrebbe essere estremamente rapida. In alternativa, il tipo sbagliato di "evoluzione" culturale potrebbe condurre alla stagnazione e alla degenerazione profonda della vita umana. Il nostro pianeta è solo una piccola parte di un dramma potenzialmente molto più grande. La Terra non è che un minuscolo granello in un cosmo che contiene miliardi di soli che stanno illuminando spazi vuoti. Ogni secondo, molta energia e materia vanno a sprecarsi nella nostra galassia mentre la specie umana ha consumato completamente la sua esistenza. Se le cose vanno bene, un giorno impareremo a utilizzare alcune di queste risorse per creare nuove meravigliose civiltà e nuove forme di vita.  

 

Invasione delle sonde robotizzate

   Alcuni studi suggeriscono che una scoordinata corsa alla colonizzazione potrebbe, invece, portare alla evoluzione di sonde per colonizzazioni robotiche auto-replicanti che utilizzino questi poteri cosmici per nessun altro scopo che quello di fare più copie di se stessi (sonde Von Newman n.d.r.). Un potenziale astronomico per uno sviluppo prezioso sarebbe perduto. Il tema del rischio esistenziale è stato notevolmente trascurato, con pochi studi sistematici. Il Filosofo canadese John Leslie sostiene che il rischio di estinzione umana nel corso dei prossimi cinquecento anni supera il 30%. L’astronomo reale britannico, Sir Martin Rees, avverte che "le previsioni non sono meglio del cinquanta per cento che la nostra attuale civiltà sulla Terra sopravviva fino alla fine di questo secolo". Richard Posner, un giudice americano studioso di legge, non dà una stima numerica, ma conclude che il rischio è "superiore a quello comunemente supposto".

   Ho affermato in un documento nel 2001, che sarebbe errato impostare la probabilità a meno del 25%. Tentativi di quantificare il rischio esistenziale coinvolgono inevitabilmente un più grande intervento di giudizio soggettivo. E, naturalmente, vi può essere una pubblicazione che influenzi negativamente chi crede che il rischio è più grande rendendo più probabile pubblicare libri catastrofistici sull'argomento. Tuttavia, tutti coloro che hanno guardato seriamente la questione concordano sul fatto che i rischi sono notevoli. Anche se la probabilità di estinzione fossero solo il 5%, oppure l'1%, varrebbe la pena comunque prendere seriamente in considerazione quanto è in gioco.

   E’ triste che l'umanità nel suo insieme non ha investito anche solo un paio di milioni di dollari per migliorare le sue idee su come meglio può garantire la propria sopravvivenza. Alcuni rischi esistenziali sono per loro natura difficili da studiare in un modo rigoroso, ma noi non sapremo quale visione potrebbe svilupparsi fino a quando non facciamo ricerche. Ci sono anche alcune sotto-specie di rischi che possono essere misurati scientificamente, come ad esempio il rischio di una distruzione della specie da parte di impatti di asteroide o di meteore. Questo particolare rischio risulta essere molto piccolo (**). Un oggetto che impattasse dovrebbe essere considerevolmente più grande di 1 km di diametro per rappresentare un rischio esistenziale. Fortunatamente, tali oggetti colpiscono la Terra una volta in meno di 500.000 anni in media.  L'entità dei rischi esistenziali non è una quantità fissa - diventa più grande o più piccola a seconda dell’azione umana. Possiamo prendere deliberate misure volte a ridurre molti rischi esistenziali. Per esempio, la NASA, l’agenzia spaziale americana, sta mappando con la sua Spaceguard Survey asteroidi più grandi di 1 km. Se dovessimo avere sufficientemente presto l’avviso di un impatto incombente, potrebbe essere possibile lanciare un razzo con una carica nucleare per deviare l’asteroide dalla sua rotta di impatto.

   Alcuni degli studi e delle contromisure che possano ridurre il rischio esistenziale sarebbero anche rilevanti per mitigare minori rischi. Un rischio di catastrofe globale è quello che potrebbe provocare decine o centinaia di milioni di morti, ma anche se colpisce sarebbe lungi dal terminare la razza umana nella sua interezza. Lo stesso programma che controlla gli asteroidi del “giorno fatale” è in grado di rilevare anche un oggetti più piccoli che rappresentino "solo" rischi di catastrofi globali.

   Contromisure contro le future creazioni di patogeni potrebbero essere utili naturalmente anche nella lotta contro le attuali pandemie. Di ricerca e di misure volte a ridurre la probabilità di catastrofi, scenari impazziti di riscaldamento globale, sarebbero anche utili per la comprensione e la lotta contro i molto più plausibili scenari a medio raggio.  Un grande leader politico deve agire nella consapevolezza della grande immagine e accettare la responsabilità per le conseguenze a lungo termine delle politiche che egli persegue. Per quanto riguarda i rischi esistenziali la sfida non è quella di ignorarli, né indulgere in tetri sconforti, ma cercare di comprendere e adottare le misure più efficaci in termini di costi per rendere il mondo più sicuro.

Tratto da: [http://beyond-human.blogspot.com] dietro autorizzazione dell’autore David De Biasi.

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Corollario

di Ugo Spezza

   Nick Bostrom è di sicuro una di quelle rarissime menti illuminate, acute e preveggenti in grado di prevedere la direzione del binario evolutivo dell'umanità. Mi permetto tuttavia, essendo appassionato di astronomia, di aggiungere una precisazione a quanto lui dice nella frase:

"Ci sono anche alcune sotto-specie di rischi che possono essere misurati scientificamente, come ad esempio il rischio di una distruzione della specie da parte di impatti di asteroide o di meteore. Questo particolare rischio risulta essere molto piccolo."

   In realtà la stima che riporta Bostrom, ripresa da alcuni studi statistici, non è affatto affidabile. Va considerato infatti che il nostro sistema solare è stracolmo di "sassolini" come quello che ha causato l'estinzione dei dinosauri 65 milioni di anni fa. Qualcuno dice: "vabbè! Però è accaduto 65 milioni di anni fa, probabilmente riaccadrà di nuovo solo tra diversi milioni di anni." Niente di più sbagliato! E ne vorrei portare qui alcuni esempi:

(1) - Il sistema solare, tra l'orbita di Marte e di Giove, contiene una zona denominata Fascia Principale che contiene milioni di asteroidi, il più grande dei quali è il planetoide Cerere del diametro di circa 1000 KM. Oltre questa esiste anche la molto più estesa Fascia di Kuiper che si estende dall'orbita di Nettuno per i successivi 3 miliardi di chilometri. Nessun telescopio può arrivare a vedere di cosa sono composte esattamente, basti pensare che lì vi orbita il planetoide Eris e lo stesso, pur essendo più grande di Plutone (2400 Km di diametro), è stato scoperto solo nel 2005. Non solo, oltre alle due fasce citate esiste la cosidetta Nube di Oort posta molto al di fuori del sistema solare (4 mesi luce), residuo del sistema solare originario. Non abbiamo una stima precisa della densità dei meteoriti che si trovano in queste fasce e quindi le nostre indagini statistiche sono destinate al fallimento ancor prima di essere avviate.

 

Ora vorrei portare altri due esempi:

 

(2) - Tunguska è una località della Siberia nota per essere stata il luogo dell'impatto di un meteorite/cometa nel 1908. Stiamo quindi parlando solo di un secolo fa, non di milioni di anni! Ebbene, alle ore 7.14 locali del 14 Giugno 1908, 2150 chilometri quadrati di superficie terrestre vennero devastati da una immane esplosione udita fino a 1000 Km di distanza e della potenza di circa 13 Megatoni. Nella esplosione vennero sradicati o divelti più di 60 milioni di alberi in un modo che faceva individuare il centro di tale esplosione, accreditata ad un meteorite di 30 metri (solo trenta metri!) di diametro. Perchè un oggetto cosi piccolo può causare danni tanto immani?

La risposta sta nel fatto che esso impattò con l'atmosfera del nostro pianeta ad una velocità stimata attorno ai 15 Km/sec; una sorta di proiettile. A seguito di ciò venne praticamente vaporizzato causando un'onda d'urto sulla superficie sottostante senza lasciare crateri. Pensate che l'urto fece quasi deragliare alcuni convogli della Ferrovia Transiberiana, distanti 600 km dal punto di impatto! Non ci furono numerose vittime solo perchè la zona era completamente disabitata. Pensate se un impatto del genere avesse cancellato la città di Berlino. Se fosse accaduto forse oggi guarderemmo con occhio meno distante a questi fenomeni.

 

(3) - La cometa Shoemaker Levy 9 impattò sul pianeta Giove tra il 16 ed il 22 Luglio del 1994, quindi solo alcuni anni fa. La cometa fu scoperta nella notte del 24 marzo 1993 dagli astronomi Shoemaker e Levy in una fotografia ripresa con il telescopio Schmidt da 0,4 metri al Mount Palomar Observatory in California. Gli astronomi cercarono di prevedere lo scontro con Giove, pianeta attorno a cui la cometa orbitava. Gli scienziati non avevano mai assistito alla collisione da due corpi di massa significativa nel sistema solare. Vennero compiuti degli studi accurati della cometa e quando venne determinata con precisione la sua orbita, la possibilità di collisione divenne una certezza. Questo evento avrebbe costituito un'opportunità unica per osservare l'atmosfera di Giove, infatti la collisione avrebbe provocato eruzioni di materiali provenienti da strati atmosferici normalmente preclusi all'osservazione a causa della loro profondità. Ricordiamo qui che Giove è un pianeta gassoso con solo un piccolo nucleo centrale solido.

   Gli astronomi stimarono che i frammenti visibili della cometa variavano da qualche centinaio di metri fino ad qualche chilometro, e la cometa intera potrebbe aver avuto un diametro di 5 Km. Anche qui dunque parliamo di un oggetto piccolissimo ed insignificante rispetto ad un pianeta come Giove che ha un diametro di quasi 143.000 Km. La nostra terra, con i suoi 12.800 Km di diametro, posta vicino a Giove avrebbe circa le proporzioni di una pallina da ping-pong vicino ad un pallone da basket.

   La cometa, prima di giungere al punto di impatto, descrisse diverse orbite attorno al grande pianeta ed in una di queste, nel luglio 1992, subì gli effetti mareali di Giove finendo spezzata in diversi tronconi. L'impatto del primo frammento della cometa colpì il pianeta sul lato opposto a quello visibile dalla terra. Per fortuna era in orbita attorno a Giove la sonda Galileo che potè riprendere i successivi momenti di impatto dei vari frammenti (vedi foto in basso). Nell'impatto si liberò una energia totale pari a 6 milioni di megatoni, circa 600.000 volte la bomba all'idrogeno e circa 600.000.000 di volte la bomba di Hiroshima. Pensate che le aree dell'esplosione sono grandi come l'intera Africa e quindi, se la cometa avesse impattato sulla Terra, ci avrebbe letteralmente polverizzato.

   In conclusione, se fosse vera la statistica di 1 impatto ogni 500.000 anni, citata anche da Bostrom, gli impatti qui sopra descritti non si sarebbero mai dovuti verificare. Va detto inoltre che gli impatti meteorici, anche non devastanti, come ad esempio quello provocato sulla terra da un corpo di un solo chilometro di diametro in un area desertica, provocherebbero comunque il cosidetto Inverno nucleare portandoci vicini alla soglia di estinzione in ogni caso.

   Oggi i governi del pianeta riflettono sulle loro stupide beghe elettorali e sui loro banali conflitti non ponendo in risalto un problema immenso come questo. Nick Bostrom afferma giustamente che tutto ciò è "triste", io posso solo aggiungere che è anche molto pericoloso.