a cura di Ugo Spezza
Testo di Roberto Vacca: Ingegnere
elettrotecnico e docente in Automazione del Calcolo (Universita' di
Roma) Docente di Computer, ingegneria dei sistemi, gestione totale
della qualita' (Universita' di Roma e Milano). Consulente in ingegneria
dei sistemi e previsione tecnologica. (http://www.robertovacca.com/italiano.html)
Negli anni 70, dopo i dibattiti sui "limiti dello Sviluppo", taluno
sostenne che i ritorni della tecnologia cominciavano a diminuire. I
vantaggi sarebbero cresciuti sempre più lentamente. Ora Ray Kurzweil
(inventore di novità epocali per lettura ottica di caratteri e
riconoscimento del parlato da parte di computer) nel libro The
Singularity is Near (La singolarità è vicina, Viking 2005) propone al
contrario la legge opposta: i ritorni della tecnologia in termini di
efficienza, rendimenti, prosperità, accelerano di continuo.

L'imminente singolarità è il momento in cui le prestazioni dei computer
diverranno tanto eccelse da realizzare intelligenza artificiale con
impatti positivi sconvolgenti sull'innovazione e la prosperità. Già nel
1999 (L'era delle macchine spirituali) Kurzweil prevedeva così le
prestazioni future di un pc da 1.000 euro:« - 2009: mille miliardi di
operazioni/secondo; computer incorporati negli oggetti comuni; telefoni
che traducono da una lingua a un'altra. - 2019: intelligenza pari a
quella umana; lenti a contatto che mostrano realtà virtuale in 3d; i pc
capiscono i nostri gesti ed espressioni. - 2029: potenziale pari a
quello di 1.000 esseri umani; i computer si integrano coi cervelli umani
e li potenziano; leggono tutto quel che gli uomini hanno scritto; si
ritengono umani: chiedono i diritti civili. - 2099: non c'è più
distinzione fra umani e computer; certi uomini non hanno esistenza
fisica; la morte fisica è irrilevante - continuiamo a vivere nel
software».
Nel nuovo libro Kurzweil tenta di dimostrare che la civiltà umana sta
per trascendere le nostre limitazioni biologiche amplificando la sua
creatività. Svilupperà concetti, idee, invenzioni fuori dai cervelli per
mezzo di macchine dapprima create dall'uomo, poi autoriprodotte. Fra
pochi decenni invenzioni e innovazioni saranno fatte più da macchine
intelligenti che da esseri umani. Kurzweil dà per scontato che i
processi di crescita tecnologica del passato sono tutti esponenziali.
Quando la crescita rallenta, si presenta sempre un nuovo paradigma che
la fa riprendere. Ad esempio: i circuiti dei computer prima realizzati
con relè, sono passati a tubi elettronici, poi ai transistor, ai
circuiti integrati e sono avviati a usare nanoelementi o perfino singoli
atomi (come intuito da Richard Feyn¬man nel 1959 e meglio nel 1985). È
curioso che Kurzweil, alto tecnologo e matematico, usi tante analogie e
metafore.
Traccia un
parallelo plausibile, ma solo qualitativo, fra l'accelerazione
dell'evoluzione biologica e quella dell'Ict. La prima impiegò miliardi,
poi milioni di anni, millenni e decenni per produrre vertebrati,
primati, homo sapiens. La seconda prima in decenni, poi in anni o mesi è
passata dai telefoni, alla radio, alla tv, ai pc, al web. È vero che il
progresso accelera. Gordon Moore propose negli anni 70 la sua legge: la
densità di transistor per chip, la velocità dei computer, le dimensioni
della memoria raddoppiano ogni 12-18 mesi. Dopo 30 anni questa legge
funziona ancora: Kurzweil ne deduce che anche oggi hardware, software e
scienze dei computer e del cervello crescono esponenzialmente. Non ci
sarebbero limiti.
Qui osservo che è sempre stato smentito chi ha creduto di aver
individuato processi esponenziali. Malthus e i rovinografi degli anni 70
paventavano la crescita demografica esponenziale, ma io notavo in
Medioevo Prossimo Venturo che tale ipotesi implicherebbe fra 2.000 anni
una popolazione mondiale di 150.000 miliardi e fra 8.000 anni una
densità di 600 milioni di abitanti per metro quadrato. Oggi calcoliamo
che la crescita demografica frena e in questo secolo dovrebbe arrestarsi
a circa 11 miliardi. Non possono esistere, dunque, crescite
esponenziali indefinite: riempirebbero l'universo. Kurzweil
ugualmente elenca una lunga serie di progressi che evolverebbero (mentre
i costi unitari relativi crollano) sempre esponenzialmente. Fra questi:
la densità delle memorie Ram, la velocità e il numero dei transistor dei
microprocessori, le dimensioni delle memorie magnetiche, il numero di
host su internet. Il libro non dà equazioni atte a definire le curve
riportate per questi processi: senza equazioni non si possono
individuare meccanismi quantitativi nemmeno empirici.
Spesso si trova che le curve che per certi tratti paiono esponenziali,
sono invece logistiche a S che, dopo una crescita veloce, rallentano e
tendono a un asintoto finito. Ho analizzato molti dei dati riportati. In
genere, erano affetti da rumore tale da non permettere la definizione di
equazioni. Però nel caso della crescita del numero di host su internet
ho trovato che i dati si adattano a una logistica che dal valore di 170
milioni (2002) mira a raggiungere verso il 2015 un asintoto di 610
milioni. L'errore standard è solo di 0,016; la previsione è plausibile.
Fra le pretese crescite esponenziali annunciate ci sarebbe anche la
nostra capacità di comprendere e di retro-engineer, cioè di ricostruire
i criteri e i dettagli costruttivi del nostro cervello.
Gli esperti (fra
cui il professor Elkhonon Goldberg della New York University School of
Medicine) mi dicono che le cose non stanno così. I modelli del
funzionamento del cervello continuano a migliorare, ma sono ancora
primitivi. C'è molta strada da fare per combinare le nostre capacità
mentali con quelle dei computer che sono milioni di miliardi di volte
più veloci e atti a condividere conoscenza. Nel nuovo mondo. dopo la
singolarità, sarebbero indistinguibili uomini da macchine, realtà
virtuale da quella fisica. Potremmo assumere corpi e personalità
diverse. Elimineremmo vecchiaia, malattie, povertà fame e inquinamento.
Questa visione fantascientifica mostra che anche gli esperti sono talora
ingenui. Infatti la complessità estrema implica problemi critici.
L'impiego di software difettoso può causare disastri. La complessità che
si riproduce da sola può condurre a errori imprevedibili. Se le macchine
superassero di più ordini di grandezza la complessità del cervello
umano, dovremmo temere le nevrosi o psicosi che potrebbero affiiggerli.
Inoltre la progettazione e la gestione dei sistemi di ultracomputer
intelligenti sarebbero in mano a un'elite di geek - iper-tecnologi. Fra
i tanti vantaggi tecnici ed economici, le iperintelligenze ibride
uomo-computer ci darebbero anche una longevità estrema. Se non fosse
riservata ai cittadini di prima classe, tornerebbe la preoccupazione
dell'esplosione demografica. Molti sarebbero esclusi per inadeguatezza o
per motivi sociali. Fra i tanti tagliati fuori sorgerebbero numerosi i
ludditi, gli eco-terroristi, i verdi estremisti. Il controllo sociale
delle innovazioni, già arduo, lo diverrebbe ancor più. I problemi
socio-economici richiedono studio e integrazione. Non si può sperare che
la tecnologia risolva tutto. Non dà segno di rallentare, ma nemmeno di
crescere istantaneamente oltre ogni limite.
