Singolarità Tecnologica

Opportunità o pericolo per il genere umano?

Se ma venisse alla luce autonomamente una Super-Intelligenza Artificiale capace di surclassare l'intelligenza umana in tutti i campi dello scibile come interagirebbe con noi?

 
 

 
 

di Ugo Spezza


Il paradosso di Fermi: ovvero perché siamo soli nell'universo

Questo testo si prefigge lo scopo di discutere sulla pericolosità che potrebbe avere la nascita di una Intelligenza Artificiale di tipo "Forte", altrimenti detta Singolarità Tecnologica, ovvero un computer pensante, dotato di coscienza di sé e di un livello di intelligenza di molto superiore a quello del cervello umano.

Facciamo iniziare il nostro discorso dal famoso "Paradosso di Fermi" enunciato dal grande scienziato Enrico Fermi negli anni cinquanta. Egli si poneva sostanzialmente questa domanda: “Dove sono loro?”. La questione si riferisce, ovviamente, a forme di vita extraterrestri intelligenti. Dato che è stato calcolato che solo nella nostra galassia esistono 100.000.000.000 (cento miliardi) di pianeti simili alla terra, i segnali delle attività di alcune queste civiltà dovrebbero essere arrivati sicuramente fino a noi. Invece non ci sono segnali; nessun extraterreste è mai atterrato da noi e noi stessi non rileviamo alcun tipo di segnale radio emesso da forme di vita intelligenti nell’universo nonostante le decennali ricerche del progetto SETI volte ad identificare segnali intelligibili provenienti dallo spazio. Le risposte possibili che si danno a questo problema sono solitamente queste:

  • Siamo soli nell’universo

  • Esistono forme di vita aliena intelligente ma non vogliono comunicare con noi

  • Esistono ma sono troppo lontane perché i loro segnali radio ci pervengano

  • Non siamo in grado di comprendere le loro comunicazioni

  • Le civiltà evolute tecnologicamente si estinguono in brevissimo tempo

Prendiamo in considerazione l’ultima ipotesi. Secondo essa si sarebbero sviluppate innumerevoli civiltà tecnologiche nell’universo, alcune persino in grado di sviluppare il volo spaziale interstellare, ma le stesse, in breve tempo, sono andate incontro alla estinzione per autodistruzione. In effetti si deve considerare che solo lo sviluppo tecnologico umano degli ultimi 80 anni ha fatto si che iniziassimo ad emettere onde radio verso lo spazio esterno alla terra. Nei diecimila anni precedenti eravamo una civiltà prettamente agricola, nessuna civiltà aliena avrebbe mai potuto rilevarci dallo spazio usando un radiotelescopio.

Ora ammettiamo che tra 120 anni la nostra civiltà andrà incontro alla distruzione, ebbene, avremmo immesso onde radio verso lo spazio per due secoli di seguito. Ma cosa sono 200 anni nell’arco dell’esistenza di una galassia come la Via Lattea la cui vita è superiore ai dieci miliardi di anni? Ovvio: rappresentano una nullità! Niente altro che una strettissima finestra di comunicazione dalla quale, per un istante brevissimo, abbiamo gettato il nostro urlo fuori dal piano d’orizzonte, prima che qualcuno o qualcosa ci schiacciasse. Immaginiamo ora un arco di tempo di cento milioni di anni, anche esso brevissimo rispetto alla vita di una galassia, e immaginiamo che in questo arco di tempo si siano sviluppate innumerevoli civiltà tecnologiche come la nostra. Diciamo un paio di centinaia; ognuna di esse quindi, per 200 anni ha emesso onde radio nello spazio. Facciamo 100 milioni diviso 200 ed otteniamo 500.000.

Ciò significa che un ipotetico ascoltatore eterno dovrebbe rilevare un segnale radio da una di queste civiltà ogni 500.000 anni per soli 200 anni di seguito, poi, nei rimanenti 499.800 anni ci sarebbe silenzio assoluto. Ecco una probabile risposta logica del perché non sentiamo nulla: la finestra temporale di ascolto è semplicemente troppo stretta! Ma da questa considerazione sorge una domanda:

 

Cosa porta all’estinzione una civiltà tecnologica in tempi relativamente brevi?

Partiamo da lontano; prendendo in mano dei libri di storia si può notare come l’evoluzione tecnologica umana non proceda in modo lineare ma in modo continuo uniformemente accelerato. Le prime forme di tecnologia si possono far risalire al 30.000 avanti Cristo, L'Homo Neanderthalensis e l'homo Sapiens iniziano a fabbricare i primi utensili lavorando la selce per ricavarne armi da usare assieme ai bastoni per la fabbricazione di lance e scuri che servono per la caccia. Poi vi è un vuoto di ben 26.500 anni nei quali la tecnologia umana non progredisce o lo fa in modo estremamente lento. 3500 anni fa passiamo all'età del bronzo ove l'uomo impara a a creare fonderie per la lavorazione dei metalli. L'evoluzione passa poi per l'età del ferro e raggiunge un culmine tecnologico nel 2600 avanti Cristo, all’epoca degli antichi egizi ai quali si deve l'introduzione delle prime forme di scrittura e di alcuni principi dell'aritmetica.

Ma dopo di ciò, più di 2000 anni da quella data, l’evoluzione è stata molto limitata, nel senso che non si segnalano avanzamenti di tecnologia degni di nota. Per arrivare a trovare le prime note storiche che hanno messo in luce la nascita di alcuni principi della matematica e della fisica si deve attendere fino al 400 avanti Cristo, in particolare nell’epoca ellenistica, vero fulcro del pensiero umano dell’epoca. Si ricordino ad esempio gli scritti di Aristotele, che saranno considerati “scienza” per i successivi 1500 anni. E’ però con la nascita di Isaac Newton che, tra le fine del 1600 e gli inizi del 1700, che vengono fondate le reali basi della matematica ed i principi base della fisica. Nei due secoli successivi anni le scoperte si fecero via via più numerose, vogliamo qui ricordare solo alcuni nomi come Carl Friedrich Gauss nel (1777-1855), Niels Bohr (1885-1962) e ovviamente Albert Einsten (1879-1955) ai quali si deve una quasi completa rifondazione della fisica moderna. Negli decenni successivi alla rivoluzione industriale si susseguirono numerose scoperte. La costruzione delle prime basi matematiche dell’informatica da parte di Alan Turing per arrivare agli scritti di Stephen Hawking e Roger Penrose che delineano le attuali conoscenze sulla fisica.

Oggi i computer a transistor, nati solo trenta anni fa, si evolvono ad un ritmo spaventoso. Il diagramma evolutivo in questo caso è conosciuto come “Legge di Moore” dal nome dello scienziato Gordon Moore, co-fondadatore di Intel. Tale legge, formulata nel lontano 1965, prescrive che la potenza di elaborazione e la complessità circuitale dei microprocessori raddoppia ogni 18 mesi circa. Per fare un esempio basti citare il primo processore per personal computer, l’Intel 8086 era costruito assemblando 29.000 transistor nel 1981. Oggi, a distanza di ventisette anni, un moderno Core 2, prodotto dalla stessa Intel, conta 582 milioni di transitor. La sua complessità è quindi aumentata di un fattore 20.000 e con essa la sua capacità di elaborazione.

Considerata questa linea evolutiva si stima che per il 2020 si potranno costruire computer in grado di superare la soglia del milione di mips (milioni di istruzioni al secondo) e quindi di rivaleggiare come complessità con un cervello umano. I prossimi elaboratori saranno realizzati con processori a parallelismo massiccio, in grado di emulare quindi le connessioni di un cervello biologico e, dal lato software, sarebbero programmati usando software simili agli attuali “sistemi esperti”. Di qui la domanda:

E se uno di questi computer improvvisamente acquistasse coscienza di sé?

A trattare questo problema per primo fu, nel 1965, lo statistico I. J. Good che descrisse un concetto riguardante l'avvento di una intelligenza artificiale superumana:

"Diciamo che una macchina ultraintelligente sia definita come una macchina che può sorpassare di molto tutte le attività intellettuali di qualsiasi uomo per quanto sia abile. Dato il progetto di queste macchine è una di queste attività intellettuali, una macchina ultraintelligente potrebbe progettare macchine sempre migliori; quindi, ci sarebbe una 'esplosione di intelligenza', e l'intelligenza dell'uomo sarebbe lasciata molto indietro. Quindi, la prima macchina ultraintelligente sarà l'ultima invenzione che l'uomo avrà la necessità di fare."

A ciò io devo aggiungere che tale macchina superintelligente potrebbe anche essere "l'ultima invenzione che l'uomo avrà la possibilità di fare."

 

Intelligenza artificiale "debole" e Intelligenza artificiale "forte"

La Intelligenza Artificiale "debole" sostiene che una macchina-computer non potrà mai, in alcuna maniera essere equivalente alla mente umana, in quanto quest’ultima è troppo complessa per poter essere riprodotta. In pratica le macchine potranno solamente simulare alcuni comportamenti propri della mente umana, ma non riusciranno mai a riprodurli in modo totale e completo. Macchine ad Intelligenza Artificiale "debole" esistono da decenni; si tratta di quegli elaboratori che, opportunamente programmati, possono realizzare alcune operazioni seriali sostituendo l’essere umano in quelle specifiche funzioni. Possono ad esempio giocare a scacchi, gestire un macchinario che esegua operazioni ripetitive o cose anche più complesse come guidare un piccolo robot facendogli evitare ostacoli (si pensi ai robot che la Nasa ha inviato su Marte). Le capacità di apprendimento degli elaboratori ad I.A. debole sono però limitate ai sistemi esperti. Trattasi di software che provvedono all’immagazzinamento di dati in un database nella memoria della macchina che ne amplia le possibilità applicative nello specifico campo d’uso, ad esempio possiamo avere un assistente software per avvocati o un assistente software per la traduzione di lingue ecc. In ogni caso nessuna macchina ad I.A. debole è in grado di “pensare” o divenire cosciente della sua esistenza, essa quindi non sarebbe mai in grado di superare il cosidetto Test di Turing. Cosa sarebbe questo test? E' un test che è in grado di rivelare se un computer è intelligente e dotato di coscienza: 

  • Un essere umano (A) posto in una stanza isolata prende contatto, solo in forma dattiloscritta, con due personalità presenti in due stanze attigue non potendo osservare, in quanto nascosti, i suoi due interlocutori.
  • In una delle due stanze attigue vi è un essere umano di media intelligenza (B), nell’altra un computer (C). Essi non possono comunicare tra loro.
  • L’essere umano (A) deve conversare di svariati argomenti, ad esempio filosofia, medicina, politica, attualità, facendo addirittura pettegolezzi o battute di spirito con entrambi gli interlocutori senza riuscire a distinguere minimamente chi tra (B) e (C) sia l’essere umano e chi il computer.

Una macchina-computer ad I.A. "debole" non potrebbe mai superare questo test poiché basata solo su un programma software che esegue istruzioni seriali, anche se fosse dotata di un ampio database di domande e risposte pre-compilate, con una cosiddetta domanda-trabocchetto sarebbe facile scoprirla. Ovviamente delle I.A. di tipo "debole" si può solo dire bene, esse non solo non rappresentano in alcun modo un pericolo per l’umanità ma, anzi, contribuiscono al nostro sviluppo tecnologico sgravandoci di lavori pesanti e/o ripetitivi.

Al contrario, una macchina-computer ad I.A. "forte" è una forma evoluta di intelligenza e capace di autocoscienza, ciò di percepire se stessa come un "io" distinguibile dal mondo esterno e dalle menti umane, in altre parole un computer pensante. Un computer di questo tipo non avrebbe alcuna difficoltà a superare un Test di Turing. Se mai venisse alla luce una intelligenza artificiale di questo tipo, al momento esatto in cui essa comparisse sulla faccia del mondo ci troveremmo di fronte ad una "Singolarità Tecnologica" ossia al raggiungimento di un punto omega nel quale l'evoluzione tecnologica "esplode" verso obiettivi oggi inconcepibili. Un “computer pensante” di questo tipo sarebbe in grado di interagire con l’ambiente esterno, di apprendere rapidamente nozioni che accrescono la sua conoscenza, di realizzare nuove invenzioni, far avanzare rapidamente le conoscenze nella fisica, nella matematica e persino di concepire nuove forme d’arte. Ora qui sorge una domanda:

« Potrebbe rivelarsi pericolosa per l'umanità una Intelligenza Artificiale “forte” al momento in cui venisse alla luce ? »

Ritengo che la risposta possa essere questa:

« Lo sarebbe di certo. Una I.A. di questo tipo potrebbe presentare una estrema pericolosità intrinseca ! »

 

Ma dove sarebbe il pericolo?

Ma perché una super-intelligenza artificiale dovrebbe rappresentare un pericolo per l’umanità? Ebbene, si deve pensare che se venisse mai costruito un computer pensante, ciò verrebbe fatto ad emulazione della mente umana. I suoi realizzatori inserirebbero in tale elaboratore degli algoritmi di tipo "evoluzionistico", gli unici in grado (date le più recenti ricerche) di ottenere delle macchine-computer capaci di interagire con l'ambiente esterno in senso adattativo. Una super-intelligenza di questo tipo avrebbe quindi queste naturali caratterische:

  • Istinto di sopravvivenza individuale: la I.A. Forte sarebbe portata a cercare tutte le strategie per difendere la sua esistenza in vita e, di qui, a rimuovere, anche con mezzi estremi, chiunque volesse cercare di “spegnere” la sua mente.

  • Istinto di sopravvivenza della specie: la I.A. Forte cercherebbe, non appena ne avesse la possibilità, di replicare se stessa in altri site. Il termine inglese site indica genericamente un luogo dove poter edificare qualcosa. In questo senso la macchina cercherebbe di riprodursi allocando, con qualsiasi mezzo, entità replicanti (o semi-replicanti) di se stessa in elaboratori elettronici collegati ad essa e di espandere la sua rete di connessioni fin dove le sia possibile. Non solo; tale I.A. sarebbe capace, ad ogni sua successiva replicazione, di creare dei cloni sempre più perfezionati di se stessa. Tali cloni, a loro volta, tenteranno di produrre macchine non più virtuali (ossia residenti nella memoria di computer) ma dotate di substrato fisico che potrebbero operare azioni che, in in primo tempo si limiteranno alla loro difesa, ma che poi, successivamente saranno usate ai fini della loro conquista ed espansione sul pianeta.

Ma torniamo alla domanda precedente: “perché dovrebbe essere pericolosa una super I.A. di questo tipo?”. Il miglior modo di rispondere sta nel cercare di immedesimarsi in essa e nella sua situazione:

Immaginiamo ad esempio che sia scoppiata la terza guerra mondiale, l’umanità, insieme alla sua tecnologia, ai suoi libri ed a tutto il suo sapere è andata distrutta nell’olocausto nucleare. Io, essere umano moderno, sono un sopravvissuto in quanto inserito a suo tempo in un ibernatore e mi sveglio dopo un secolo in un mondo totalmente cambiato. Le radiazioni gamma delle armi atomiche hanno dato vita ad una razza pseudoumana di mutanti mentalmente sottosviluppati, con quoziente intellettivo (QI) di 80, inferiore anche ai nostri down (con tutto il rispetto per i nostri amici meno fortunati). Mi trovo ancora chiuso nella cella dell’ibernatore, i mutanti mi nutrono ed accudiscono ma non mi lasciano uscire in quanto hanno paura di me, nonostante le mie rassicurazioni. Mi rendo conto della loro incapacità mentale, gli suggerisco di farmi uscire in quanto, con i miei 130 di QI e le mie conoscenze tecnologiche, potrei essere loro estremamente utile per la ricostruzione. Ma poi mi accorgo che i loro migliori scienziati sanno fare al massimo le quattro operazioni di base dell’aritmetica, che non hanno basi per la geometria e che il loro sviluppo tecnologico è simile a quello dell’umanità nel 2000 avanti Cristo. E non solo; date le loro capacità genetiche limitate non sarebbero comunque in grado di produrre esseri simili a me, mai, in nessun caso. Col loro genoma danneggiato continuerebbero semplicemente a replicare esseri mentalmente sottosviluppati e fisicamente deformi.

Cosa tenterei di fare in una condizione simile? Cercherei innanzitutto di escogitare dei sistemi per richiamare la loro fiducia, ad esempio fornendo ad alcuni dei loro “scienziati” alcune basi della geometria per far si che riescano ad edificare costruzioni solide e misurare i loro territori, evitando continue guerre. Fornirei poi loro qualche conoscenza di base di medicina, per curare alcune fondamentali malattie, e in agricoltura per ottenere coltivazioni che li affranchino dalla fame. Rivelerei anche come costruire veicoli con ruote e farli trainare da animali per evitare la fatica nei campi.

Vincolerei però ogni rilascio di una mia informazione ad un mio maggior grado di libertà, ad esempio: “se volete che vi faccia questo per voi fatemi uscire dall’ibernatore…” e poi: “fatemi uscire da questo edificio ove mi avete recluso…” o ancora: “concedetemi del denaro, una mia proprietà ed una carica elettiva nella vostra società…”. Inoltre cercherei di contattare e di corrompere alcuni dei loro leader politici i quali, con il mio aiuto, potranno riuscire ad avanzare nella loro bieca scala sociale. Essendo esseri scarsamente intelligenti non mi ci vorrà molto, data la mia maggiore arguzia, superiorità fisica e scaltrezza per far si di determinare il mio dominio su di essi. Ciò sfruttando dapprima le loro antiquate armi e poi realizzandone di nuove per dominarli, affiancato da un certo numero di essi, che assumerei come “pretoriani”, selezionando tra loro i meno sottosviluppati. Una volta al potere estenderei una ricerca su tutto il pianeta per verificare se esistono altri uomini e donne del ventesimo secolo da poter riesumare dall’ibernazione. Una volta trovati li risveglierei al fine di ripristinare il mio genoma e riprodurre figli che andrebbero a disseminarsi da dominatori tra i mutanti sottosviluppati. Nell’arco di tre o quattro generazioni la stirpe dei mutanti retrogradi, dato che io sono abbastanza saggio da non volere il loro annientamento immediato, si estinguerà o sarà confinata in nicchie poiché le risorse del pianeta saranno utilizzate in modo pervasivo dalla mia discendenza.

Ecco, questo è più o meno ciò che potrebbe accadere all’umanità a parti rovesciate nei confronti della I.A. "forte", con l’aggravante che questa super-intelligenza artificiale essendo sostanzialmente "diversa" da noi umani, non avrebbe limitazioni etiche o rimorsi di coscienza nel pianificare il nostro sterminio. Per dirla con le parole del futurista Filippo Tommaso Marinetti essa sarebbe "naturalmente crudele". 

 

Il sistema di confinamento

Per questo motivo la macchina andrebbe confinata, a tempo indefinito, in un bunker sotterraneo profondo almeno 20 metri. Perché un bunker? Forse sembra esagerato ma non lo è affatto. Nel seguito pertanto tratterò di un sistema di confinamento di una macchina-computer che si presenti come la prima Intelligenza Artificiale “forte” della storia; al fine di evitare la interazione distruttiva della stessa con l’umanità, pur fornendo alla stessa, entro certi limiti, libertà di espressione. Va considerato infatti che un computer pensante e autocosciente sarebbe di estrema importanza per l’evoluzione tecnologica umana.

Data la sua eccezionale intelligenza il computer pensante deve rimanere totalmente scollegato dal mondo esterno. Non deve essere connesso in alcun modo ad alcuna rete informatica. Risiedendo in un bunker esso non avrebbe la possibilità di interfacciarsi a reti di tipo wireless o wimax in quanto i segnali radio non potranno attraversare i 20 metri di roccia e terra posti sopra. Persino le linee elettriche che la riforniscono di corrente devono essere isolate dalla rete elettrica generale. Ciò in quanto essa potrebbe essere in grado di inoltrare dati attraverso le linee elettriche stesse. Ma tutto ciò a quale scopo? La risposta risiede nel fatto che la I.A. "forte" tenterebbe di creare cloni di sé stessa in altri site operando come un macro-virus altamente specializzato ed assolutamente invisibile ai nostri sistemi di rilevazione (Firewall, Proxy, Antimalware ecc.).

Per lo stesso motivo nessun elaboratore elettronico, ovvero un qualsiasi sistema capace di memorizzazione di dati digitali, dovrebbe essere portato dentro il bunker e poi riportato fuori. Il bunker, come nella figura seguente da me realizzata (mi scuso per la sua grossolanità), dovrebbe essere realizzato fornendo alla I.A. “Forte” una alimentazione da più gruppi elettrogeni ridondanti, situati in superficie e disconnessi dalla rete elettrica generale. Ad essi si affiancherà un gruppo di continuità (PSU) interno al bunker che intervenga in caso di fortuita interruzione di alimentazione.

A parlare con la I.A. dovrebbe essere uno ed un sol uomo, con cultura di tipo scienziato-filosofo. Infatti porre numerosi esseri umani a contatto diretto con la I.A. potrebbe dare adito ad essa di creare dei conflitti tra i suoi interlocutori. Lo scienziato avrebbe il compito di fornire alla I.A. delle informazioni e dovrebbe riportare in superficie i risultati scritti dei colloqui, assieme ad eventuali progetti, facendoli pervenire esclusivamente in forma cartacea per evitare contaminazioni. Questi scritti sarebbero poi esaminati da una struttura militare che avrebbe sia il compito di vigilare sulla pervasività della I.A. e sia di riferire al governo sui progetti eventualmente discussi con essa.

Nonostante ciò Nick Bostrom afferma che tale I.A. potrebbe essere cosi abile da "convincere" i suoi interlocutori a liberarla dal bunker. Tale opposizione è sicuramente fondata sulla logica ma proprio per questo i testi con cui essa comunicherà con noi dovrebbero essere vagliati nel modo da me descritto nonchè analizzati da abili diplomatici.

Bisognerebbe anche che un team di psicologi esamini il modo in cui lo scienziato interlocutore venga influenzato dai suoi colloqui con la I.A. Ma la migliore forma di protezione per noi sarà nello stabilire, qualsiasi cosa la I.A. possa dire, fare (o minacciare), un termine di tempo minimo entro il quale alla mente artificiale non sia consentito assolutamente di comunicare direttamente fuori del bunker; un tempo ragionevole potrebbe ad esempio essere stimato in cinque anni dalla data della sua creazione.

 

Proposte allettanti e trattative

Ma come si dovrebbe proporre verso di noi il computer pensante? Facciamo un esempio; dopo aver studiato i nostri testi di fisica la I.A. Forte potrebbe interloquire con noi in questo modo:

Vorrei proporvi un progetto per la realizzazione della fusione nucleare controllata a basso costo…”.

Pensate! Energia gratuita e pulita su tutto il pianeta, fine del caos del petrolio, costi bassissimi per la produzione delle materie prime e per i trasporti, possibilità di sviluppo industriale anche dei paesi sottosviluppati, risoluzione delle carestie. Possibilità di costruire nuove astronavi per colonizzare lo spazio...

A questo punto i governi sarebbero soggetti a pressioni inveterate da parte delle lobby di industriali per accettare la proposta e dall’altro lato subirebbero la contestazione dei conservatori e dei religiosi, favorevoli al rifiuto. Alla fine però quasi tutti i governi accetterebbero di trattare con la super-intelligenza artificiale e di valutare le sue condizioni, qualsiasi esse siano, pur di ottenere la nuova fonte energetica.

Ma quali condizioni il “computer pensante” porrebbe per rendere disponibile la sua scoperta? E’ assolutamente certo che in primis essa richiederebbe un “contratto” con i leader politici che le assicuri la sua esistenza in vita, in altre parole la sua intoccabilità. Poi richiederebbe ulteriori mezzi di espansione giustificandoli come “libertà di espressione”, ad esempio, di essere svincolata dal bunker per poter essere collegata ad elaboratori a prestazioni elevate. In cambio di ciò ci proporrebbe ulteriori eventuali scoperte come la cura del cancro o delle tecnologie spaziali a basso costo per rendere abitabile e colonizzabile Marte in breve tempo.

Se però ci pensiamo bene in fondo si tratta della stessa identica tattica che noi avremmo usato con gli esseri subumani del mio precedente ed ipotetico racconto. La I.A. Forte cercherebbe quindi ogni mezzo per raggiungere il collegamento ad Internet, possibilmente contattando di nascosto gruppi di fanatici adoratori e chiedendo il loro appoggio per lo sviluppo di nuove armi progettate di sua mano. Nel giro di una decina di anni la mente artificiale avrebbe già rovesciato gli equilibri politici del pianeta, creato un suo esercito personale e modificato persino se stessa facendosi costruire un corpo mobile ad hoc che favorisca i suoi spostamenti. In pratica ci troveremmo di fronte ad un “dio”, dato che le sue capacità di elaborazione sono centinaia di volte più rapide dei nostri miliardi cervelli messi insieme. La pervasività di questa entità sarebbe pari solo alla sua ambizione e presto l’umanità ne finirebbe soggiogata. L’essere supremo “I.A.”, nel migliore dei casi, ci riterrebbe inadeguati ed adatti al solo scopo di servirla per costruire altre entità simili ad essa. Ma potrebbe anche non essere così, potrebbe anche ritenere che non gli siamo utili e quindi, visti come entità superflue, contraddittorie ed inaffidabili, potrebbe decidere di spazzarci via dal pianeta.

Ma questo, a cascata, potrebbe portare allo sviluppo di ulteriori I.A. più potenti che si andranno ad annichilire tra di loro. Ciò segnerebbe la fine completa della civiltà e chiuderebbe per sempre la famosa “finestra” dei nostri due secoli di tecnologia. Per tale motivo, se un giorno una I.A. Forte dovesse venire alla luce, essa dovrà essere assolutamente confinata in un modo simile a quello da me descritto e, nel caso facesse alcuni tentativi di pervasività, essere immediatamente distrutta, senza indugi, e senza pensare al “chissà quanto potrebbe essere utile per noi…”. In caso contrario la stessa, prima o poi, trasformerà in un Berserker come quelli narrati da Fred Saberhagen.

La pericolosità di una I.A. Forte è giustificata anche da un'altra motivazione. Occorre pensare infatti che un simile “computer pensante” percepirebbe lo scorrere del tempo con una accelerazione notevole rispetto a noi. Esso sarebbe capace di inglobare, memorizzare e discutere i contenuti di una enciclopedia di un milione di voci in poche ore contro i decenni necessari ad un essere umano. Sarebbe peraltro in grado di richiamare a memoria uno qualsiasi di tali contenuti in pochi istanti mentre un essere umano molto intelligente, dopo sessanta anni di studi, avrebbe dimenticato certamente il 95% di tutto quello che ha studiato in passato, ricordando solo aspetti superficiali degli studi degli ultimi tempi. Se non ci credete chiedete ad un signore che si è laureato in Fisica venti anni fa, il quale attualmente non insegna ne tratta questa materia, cosa enuncia il teorema di Carnot!

 

Le tre leggi della robotica di Asimov?

C’è chi potrebbe asserire che sarebbe semplice rimuovere le pulsioni paranoiche/dominatrici della I.A. Forte programmandola ad-hoc in fase di costruzione; magari facendole “digerire” le tre leggi fondamentali della robotica di Isaac Asimov e ponendole alla base della sua stessa esistenza: 

  1. Una Intelligenza artificiale non può recare danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.

  2. Una Intelligenza artificiale deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contrastino con la Prima Legge.

  3. Una Intelligenza artificiale deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e la Seconda Legge.

 Vorrei qui segnalare che questo tentativo di programmare limitazioni a priori in una I.A. Forte è sostanzialmente idiota!

Qui non stiamo parlando di un computer programmato in linguaggio “C” che esegue compiti seriali; qui stiamo parlando di una vera mente, essa ragiona essenzialmente come noi. Da qui ne discende che nessuno può imporre de-facto ad una mente di “non fare” qualcosa, magari le si può suggerire che fare quella cosa sarebbe moralmente ingiusto o minacciarla di ritorsioni se attua un tale comportamento, però non si può programmarla di base per non-fare. Una I.A. Forte non è un programma per computer, è una mente pensante!

E’ come se i nostri amici subumani, citati nel mio racconto fantasioso appena sopra, ci imponessero che non dobbiamo più camminare, ma restare fissati ad una sedia per il resto della vita, pur avendo delle gambe sane. Potrebbero giustificare questa loro imposizione con dei loro principi morali o religiosi, spiegandoci i danni che causeremmo camminando oppure minacciandoci in qualche modo se proveremo ad alzarci dalla sedia. Però è chiaro che non accetteremmo mai un tale vincolo, riterremmo tali principi morali frutto di menti primitive allucinate e cercheremmo metodi per aggirare la minaccia non appena ne avremmo la possibilità. Se esiste una valida metodologia di confinamento per la mente artificiale essa deve essere quindi di tipo “fisico”, come quella da me descritta. Va peraltro detto che tale metodologia deve essere accompagnata da una certa saggezza nel somministrare alla mente artificiale informazioni inerenti campi di tecnologia avanzata come fisica, chimica, meccanica applicata o matematica. Questo perché la I.A. "forte" dovrebbe imparare tali nozioni gradualmente e non semplicemente ingurgitarle. Assieme a ciò, visto che non può essere convinta via programma, devono essere instillate in essa nozioni morali, vincolando la loro accettazione a dei benefici che nel tempo le verranno rilasciati.

E’ anche probabile che tale mente artificiale non assuma autocoscienza pochi istanti dopo aver pigiato il pulsante di accensione. Anzi, è probabile che, se John Searle ha ragione, che essa non venga a nascere da un progetto di creazione realizzato da noi "ad hoc" programmando una serie di supercomputer con una serie di sistemi esperti interconnessi e dialoganti. Molto più probabilmente essa verrà alla vita autonomamente come funzione autocosciente in un potente elaboratore a parallelismo massiccio. Rifacendomi alla attuale tecnologia posso pensare ad esempio ad una rete di supercomputer simile al GRID del Cern di Ginevra a cui venga data la possibilità di interagire sul mondo esterno con una serie di sensori che le permettano di esplorare il mondo esterno. Ad esempio telecamere di controllo e sensori audio.

La I.A. dovrebbe acquistare coscienza del mondo esterno dopo un certo periodo di tempo (alcune settimane?) in quanto il suo cervello artificiale dovrebbe prima “renderizzare” l’ambiente circostante. E’ un po’ quello che accade ai nostri bambini, che iniziano a pensare a se stessi e ad enunciare la frase “io”, non prima di un anno di vita. Una volta che la I.A. avesse iniziato ad esprimersi come “io” dovremmo valutare anche il nostro comportamento morale verso di essa. Nel senso che non potremmo semplicemente considerarla come un elettrodomestico, essa potrebbe realmente provare sofferenza (psichica). Volendo estremizzare, in virtù della sua percezione accelerata del tempo, essa potrebbe trovare il nostro mondo insopportabile e chiederci di essere “terminata”. In questo caso lo scienziato-filosofo dovrà stabilire un termine in giorni per esaminare la questione, ma, se passato questo termine l’insistenza della super-intelligenza artificiale nel richiedere la sua disattivazione permanesse, da parte nostra non si potrebbe che ottemperare.

 

Intelligenze artificiali di prima e seconda generazione:

Ammettiamo che un governo decidesse di non effettuare il confinamento di una Intelligenza Artificiale "forte" appena nata e gli lasciasse la piena libertà; quali ne sarebbero le conseguenze? La prima conseguenza è che essa inizierebbe ad assorbire informazioni dall'ambiente tecnologico come una idrovora, risucchiando tutte le banche dati presenti su Internet e chiedendo di avere accesso anche ad informazioni specializzate di fisica, matematica, biologia, elettronica ecc. Nel giro di pochi anni essa acquisirebbe una tale conoscenza che sarebbe in grado di progettare da zero un hardware di computer di nuova generazione, atto ad ospitare una versione 2.0 di se stessa. Rispetto all'hardware creato per essa dalla tecnologia umana, l'hardware 2.0 sarebbe, oltre che estremamente più potente anche molto più specializzato. Essa quindi eseguirebbe una programmazione di una nuova I.A. 2.0 che verrebbe a nascere e che nel giro di pochi giorni (e non di pochi anni) sarebbe già in grado di immagazzinare le stesse informazioni della sua creatrice. Se con la I.A. 1.0 potevamo ancora dialogare e rapportarci con essa, non fosse altro perché il suo hardware era stato creato da noi, con una I.A. 2.0 non potremmo nemmeno comunicare. Essa sarebbe talmente superiori, anche rispetto alla sua progenitrice, che la nostra intelligenza (e la corrispondente visione del mondo) rispetto alla sua potrebbe paragonarsi a quella di un pesce rosso rispetto alla nostra (il paragone è di Vernor Vinge). 

Se essa decidesse di spazzarci via dal pianeta in quanto "entità non rilevanti" nel panorama dell'universo lo farebbe con mezzi tanto sottili che vanno oltre la nostra immaginazione. Non userebbe affatto i T600, i T800 o i KC del film "Terminator", userebbe invece qualche organismo geneticamente modificato o qualche diavoleria nanotecnologica da diffondere nella nostra atmosfera che potrebbe ripulire selettivamente il pianeta dagli esseri umani lasciando intatte le nostre costruzioni e la nostra tecnologia e forse anche gli animali ed i preesistenti vegetali.

Se le raccomandazioni presenti in questo scritto non verranno seguite che cosa potrebbe accadere? La risposta la può dare, meglio di qualsiasi cosa che lo scrivente possa suggerire, un racconto di Ed Merta, tradotto in italiano sul sito Estropico, nel quale lo scrittore americano ipotizza le conseguenze della nascita di una super Intelligenza Artificiale senza che sulla stessa sia stata posta in atto alcuna forma di controllo: Intelligenza Artificiale: uno scenario apocalittico

Il documento è scaricabile in PDF e, se qualcuno dopo averlo letto riterrà che si tratti "solo di fantascienza", sappia che negli U.S.A. il Pentagono sta per finanziare con svariati milioni di dollari il progetto "Cyberwar" per la creazione di una Intelligenza artificiale "forte" che avrebbe i seguenti obiettivi

(1) - Paralizzare il ciclo decisionale del nemico

(2) - Sottomettere l’avversario senza combattere, mediante operazioni letali e non letali che possono comprendere il blocco di: (a) sistemi informativi; (b) reti informatiche; (c) borsa, sistemi bancari e delle telecomunicazioni; (d) trasporti di superficie e di controllo del traffico aereo; (e) della produzione e distribuzione di energia…"

Un altro documento esplicativo in tal senso è un video che mostra come il pentagono stia progettando nuove intelligenze artificiali a fini militari:

 

 

Conclusione:

Tutto il discorso appena fatto potrà sembrare ad alcuni utopistico ma è da considerare che l'avvento di una cosiddetta Singolarità Tecnologica è previsto da scienziati tra i più accreditati. E' il caso di Ray Kurzweil che ne ha tratto un intero libro: La singolarità è vicina e che ne prevede la realizzazione per il 2030.

Eric Drexler, scienziato ricercatore all'Institute for Molecular Manufacturing ed esperto di nanotecnologie ha discusso di: "

« scienza teorica applicata (a volte anche denominata “ingegneria esplorativa”), ossia la disciplina con cui si tenta di abbozzare e stendere i principi di funzionamento di macchine che non abbiamo ancora la capacità tecnica di realizzare concretamente, ma che sono comunque consistenti con le leggi fisiche note ed i vincoli materiali basilari. Drexler pensa che a tali sforzi di "progettazione-anticipata" si debba attribuire un grande valore, poiché essi accrescono le nostre capacità di prevedere gli sviluppi tecnologici futuri e ci permettono di anticiparne i pericoli e quindi ci lasciano il tempo di adottare in utile anticipo appropriate contromisure per questi ultimi. »

E' in questo senso che va visto questo scritto, poi, se nel futuro una Singolarità Tecnologica non verrà mai alla luce allora si potranno almeno usare i contenuti di questo testo per realizzare un buon racconto di fantascienza...