Il potenziale della Futura Vita

Vita artificiale creata dalla tecnologia, esseri umani mutati, menti umane scaricate nei computer, intelligenze artificiali. Questo e altro nella visione del futuro di Ian Pearson.

 
 

 
 

di  Ian Pearson -  website:  Futurizon - email :  info[at]futurizon.net

Laureato in matematica applicata e fisica teorica alla Queen University (Belfast), è uno dei futurologi più accreditati al mondo.

 Apparso in oltre 400 trasmissioni TV, radio e Giornali - Co-autore del  documento della rivista Wired sulle scoperte dei prossimi 40 anni.

Traduzione dall'inglese, immagini e note (ndt) a cura di Ugo Spezza


Introduzione

La tecnologia progredisce rapidamente a partire dai primi anni '90. Il progetto "genoma umano" ha scoperto una parte importante delle informazioni di cui abbiamo bisogno per capire che cosa ci vuole per realizzare un essere umano. La proteinomica, progetto tutt’ora in corso, cerca di costruire un quadro più completo delle interazioni tra le proteine costruite e utilizzate all'interno delle nostre cellule e le loro interazioni con il nostro DNA. Con i rapidi progressi in questi e in altri studi, sembra certo che nel giro di pochi decenni, si sarà in grado di personalizzare sia le forme di vita esistenti che di progettare nuove forme di vita partendo da zero.

Ancora più emozionante, sarà per noi apprendere il funzionamento della facoltà chiamate “intelligenza” e “coscienza”, per arrivare, infine, ad essere in grado di progettare una entità artificiale intelligente e autocosciente.
Gran parte di questo percorso sarà abilitato per i progressi nel campo della nanotecnologia avanzata, la quale, quando si realizzerà, non solo accelererà i progressi nel settore della Biotecnologia e della Information Tecnology, ma contribuirà a fondere ed integrare tali conoscenze, con conseguenze drammatiche.

La dizione «Convergenza NBIC» (Nanotecnologia-Biotecnologia-Informatica-Cognitivismo) è usata per descrivere questa molto ampia convergenza della tecnologia, anche se si potrebbe sostenere che la vera convergenza è semplicemente tra la Biotecnologia e l’Information Tecnology, dal momento che la nanotecnologia è invero solo una tecnologia "abilitante" del progresso nelle scienze cognitive a cui seguirà poi la convergenza Biotecnologia-Informatica.

Pur con tutte le impressionanti modifiche dei genomi nelle attuali forme di vita prodigati dalla genetica, dobbiamo ancora vedere il primo batterio completamente assemblato da zero dall'uomo. Tuttavia, questo evento è probabile che verrà annunciato tra un paio d'anni (NDT: previsione azzeccata visto che l'articolo è del 2008 e il primo batterio a Dna artificiale è stato realizzato da Craig Venter nel Maggio 2010!). Lo sviluppo di una vasta gamma di biologia sintetica e forme di vita sintetiche è un inevitabile decorso della ricerca genetica. L’ingegneria della vita diventerà un'altra forma di tecnologia umana.

Il settore I.T. (NDT: informatica e micro-elettronica) è in qualche modo il più interessante in questo contesto. Sono ancora in corso discussioni sul momento in cui avverrà che alcuni particolari attività dentro i processori elettronici potranno essere qualificate come “forma di vita”, e un ulteriore dibattito, riguardo il modo in cui questa “vita elettronica” diverrà consapevole e autocosciente. Va detto però che alcuni scienziati (NDT: John Searle e Roger Penrose), relativamente alla vita artificiale e alla intelligenza artificiale avanzata, insistono sul fatto che queste non saranno mai realizzabili. Se questo è vero, il resto di questo articolo è da classificare come pura fantascienza.

Tuttavia, sono certo che non solo sarà possibile creare entità artificiali consapevoli e altamente intelligenti interamente sulla base di futuri processi di micro-elettronica, ma che questo potrebbe essere realizzato addirittura entro il 2020, e, inoltre, che saremo in grado di collegare i processi biologici e quelli elettronici per creare forma di vita ibride o rendere ibride quelle esistenti, in parte in campo biologico e in parte nel cyberspazio.
 


Aggiornamento delle foreste pluviali

Ma cominciamo con la più evidente l'uso per forme viventi prodotte dalla tecnologia. Al momento, gli esseri umani stanno avendo un effetto devastante sul loro ecosistema, in particolare la distruzione delle foreste, la pesca eccessiva, inquinamento e, ovviamente, un clima che cambia. Molte specie sono in via di estinzione. Per rimediare in parte, banche di geni vengono realizzate per conservare molte forme di vita per quanto possibile, e i conservazionisti/ecologisti cercano con impegno per proteggere il maggior numero di specie, come possono. È probabile che le specie saranno presto riportate alla esistenza dal buio dell’estinzione recuperando il loro DNA dalla clonazione attraverso l'utilizzo della tecnologia. Ma perché dovremmo porci questo limite e trattare solo delle specie già estinte? Perché non creare specie interamente nuove, una volta compreso come combinare i geni in laboratorio, o per la progettazione e l'assemblaggio di DNA da zero?

Sicuramente sarà possibile in linea di principio, la progettazione e la costruzione di un nuovo ecosistema, e in un futuro non molto lontano. Anzi, si dovrebbe pensare di attuare seriamente questo progetto, se i problemi ambientali continueranno ad aggravarsi.

Si tratta di un lungo cammino, dalla semplice modifica genetica fino alla creazione di una versione 2.0 della foresta pluviale. Tuttavia, anche se la prima constatazione potrebbe indicare che questo progetto richiederà un lento e graduale percorso di sviluppo come risulta nelle forme di ricerca convenzionali, ulteriori riflessioni suggeriscono che l’applicazione pratica potrebbe essere diversa. Il progresso può diventare veloce in modo allarmante una volta la nostra conoscenza raggiunge una “massa critica”.

La convergenza della tecnologia crea un anello di retroazione positivo, con i progressi in un campo che contribuiscono ad accelerare i progressi in un altro campo di sviluppo tecnologico. Questo significherà che uno sviluppo nel campo della Informatica (NDT: e della Intelligenza Artificiale in particolare) porterà un più rapido sviluppo nel settore della biotecnologia, e una migliore comprensione delle tecniche utilizzate dalla natura porterà a sua volta sviluppi positivi nel campo Informatico.

In un decennio o poco più, la fabbricazione dei chip si sposterà dalle attuali tecniche litografia a tecniche che faranno uso della nanotecnologia per assemblare componenti sempre più microscopici e produrre così processori paralleli potentissimi che consumeranno pochi watt di energia.

E’ probabile che il design personalizzato delle proteine e dei geni avrà una grande importanza in questi componenti di assemblaggio, portando le biotecnologie ad essere fabbricate attraverso strumenti informatici. E, naturalmente, allo stesso tempo, la richiesta di innovazione tecnologica in medicina significherà un molto maggiore uso della Information Tecnology per lo sviluppo in campo medico, come ad esempio interfacce al sistema nervoso (NDT: ad esempio per permettere ai paralizzati di camminare e ai cechi di tornare a vedere), monitor avanzati per il controllo delle malattie e farmaci innovativi. Quindi, le aziende di questi settori ora diversificati saranno domani in concorrenza negli stessi mercati.

Ma questo significa anche che tale convergenza tecnologica porterà a confini tra i settori della tecnologia molto più sfumati. Impianti di microchip nanotecnologici potranno essere utilizzati per migliorare notevolmente la capacità degli organismi, sia direttamente con il miglioramento della proprietà biologiche innate e sia per migliorare le loro “interfacce sensoriali” naturali verso il mondo esterno. Così, un organismo potrà essere fornito di migliori sensi interni o fornire risposte più rapide a sollecitazioni dell’ambiente esterno. Oppure potrebbe avere sensori esterni e attuatori sotto il proprio controllo diretti attraverso interfacce di rete. Potrebbe persino essere collegato in rete (wireless) con altri organismi o in organismi di livello superiore, o di avere accesso alle capacità sensoriali di un altro organismo. Organismi geneticamente modificati collegati con interfacce AI (Intelligenze Artificiali) oppure organismi totalmente sintetici permetterebbero l’esistenza di entità ibride che esistono come forme di vita in parte all'interno di corpi fisici discreti e in parte liberi all'interno di un network come entità virtuali.

Quindi, la convergenza tra Information Tecnology e Biotecnologia avrà notevoli conseguenze per tutta la natura della vita, incrementando gli ambiti di azione di tutto ciò che è possibile fare per una forma di vita.

La nostra foresta pluviale versione 2.0 potrebbe essere popolata da organismi geneticamente potenziati, alcuni dei quali sono collegati in rete via Internet, con possibilità "stravaganti" come animali che usano basi di dati sui della rete e mezzi come la navigazione GPS per trovare compagni. Una innumerevole quantità di sensori e meccanismi di feedback potrebbe garantire la stabilità degli ecosistemi in una sorta di “Gaia elettronica”.



AI & AL

Comprendere la vita nel mondo biologico contribuirà alla creazione della vita in un network globale. O almeno di entità dotate di alcune facoltà intellettive. Queste potrebbero essere realizzate utilizzando reti biologiche o biologia sintetica, una piattaforma che noi sapremo già utilizzare e collegare in rete. Probabilmente, però saremo in grado di creare entità totalmente elettroniche che presentano indiscutibilmente coscienza e intelligenza.

Esse però non saranno come noi non più come lo sarebbero altre specie viventi o addirittura alieni. L'intelligenza è utile. Così anche la coscienza. Una volta che avremo capito come realizzare entità totalmente artificiali, perseguiremo questo scopo in modo estensivo.

Armi intelligenti inevitabilmente deriveranno da alcuni dei primi usi di queste prime intelligenze artificiali, software bancari, nuove invenzioni, e numerosi altri sistemi che le potessero sfruttare commercialmente.
 

Infine, si consideri l'utilizzo di queste entità artificiali intelligenti nei giochi e nell’intrattenimento. Ma dobbiamo stare molto attenti qui. Le questioni etiche sono innumerevoli una volta che si comincia su questa strada. Per esempio, ci si dovrebbe chiedere di quali diritti sociali dovrebbero disporre queste macchine artificiali intelligenti e autoconsapevoli. Dobbiamo dare loro la libertà, l'indipendenza, il diritto di proprietà, la possibilità di fondare imprese, fare soldi, e di avviare un proprio imperio? Potremo essere ancora autorizzati a trattarle solo come macchine, spegnendole a fine giornata, o utilizzarle in battaglie come in una futura versione di Robot War? Non sarebbe un degrado per la nostra umanità farle combattere per la nostra soddisfazione come avveniva nell’antico Colosseo romano? Dovremmo consentire loro di guadagnare denaro, poi migrare su entità fisiche (robot androidi) in modo che dal cyberspazio possano emigrare nel mondo reale. I nostri ministeri degli affari esteri non sono pronti per una “immigrazione dal cyberspazio”, non siamo attrezzati per questo. Però presto dovremo pensarci.

 

Batteri intelligenti

Le forme ibride di vita biologico-artificiale probabilmente inizieranno con la creazione di batteri intelligenti. Il futuro della micro-elettronica richiederà una fabbricazione di tipo "bottom-up" (dal basso verso l’alto) per i processi di assemblaggio, con proteine che vengono assemblate come fossero componenti circuitali. Dato che i batteri sono suscettibili di fornire un modo semplice per la fabbricazione di proteine specializzate, si può ipotizzare che essi saranno usati in elettronica per i processi di produzione; essi si dissolveranno naturalmente dopo che hanno compiuto il loro lavoro lasciando la superficie del circuito creato.

In tempi successivi di sviluppo tecnologico sarà forse possibile modificare il DNA dei stessi batteri in modo che possano produrre circuiti all'interno delle proprie cellule, senza che questo leda la loro efficienza vitale, e da questo dare energia attraverso tali circuiti, a qualsiasi altro componente cellulare.

Questi batteri “intelligenti” sarebbero in grado di riprodurre dei loro discendenti già provvisti di massa circuitale.

Dal momento che l'auto-organizzazione della tecnologia si sviluppa rapidamente, milioni di smart batteri sarebbero in grado di organizzare un mega-circuito cluster molto sofisticato e, scalabile, molto potente in termini di risorse di calcolo.

Una pentola di dimensioni standard di questo “smart yogurt” potrebbe contenere circuiti talmente complessi tali da fornire intelligenza artificiale superiore di molti ordini di grandezza rispetto ad un cervello umano.

La Fantascienza ha spesso esplorato un futuro distopico di macchine intelligenti che tentano di prendere il dominio sul mondo. Lo “smart yogurt” potrebbe non sembrare molto minaccioso rispetto, ad esempio, ad un robot di tipo “Terminator”, fino a quando non ci renderemo conto che i batteri non resteranno confinati all'interno di tale yogurt.

Noi respiriamo batteri per tutto il tempo. Alcuni batteri possono farci molto male, alcuni possono anche influenzare i nostri pensieri. E’ risaputo che essi esistono su quasi ogni superficie, anche le tastiere dei computer. Batteri intelligenti potrebbero facilmente intercettare i nostri pensieri e le password, prima che le stesse passino sotto i nostri strumenti di crittografia. Se potessero entrare nel nostro cervello ed alterare la nostra interfaccia di cellule cerebrali, assumerebbero il controllo direttamente su di noi, iniziando ad apparire come una grave minaccia. Una cosa particolarmente preoccupante in merito a tale scenario è che sarebbe estremamente difficile eliminare una tale tecnologia. La tentazione di utilizzare tale tecnologia per costruire armi è suscettibile di essere irresistibile per molti governi e per i terroristi. E ancora, un errato disegno di progettazione per batteri intelligenti o un incidente che ne farebbe verificare la fuga nell’ambiente fuori del laboratorio di assemblaggio sarebbe un evento apocalittico per l’umanità: un potenziale rischio di estinzione.


La Migrazione

Alle Intelligenze Artificiali create con tali tecniche potrebbe essere riconosciuto il diritto di guadagnare soldi, comprare dei robot e migrare dal cyberspazio al mondo reale, quando esse si evolveranno, così come fanno i bambini umani, potrebbero diventare indipendenti e lasciare la loro casa nel cyberspazio.
Più interessante è anche la via opposta, che prevede che al contrario potrebbe anche essere possibile (anche se certamente molto più tardi), che l'uomo renda talmente trasparenti i legami tra il suo cervello e il mondo delle Intelligenze Artificiali tale che l’insieme dei contenuti di un cervello umano potrà essere scaricato nella sua “essenza” nel ciberspazio (NDT: questa procedura è nota anche come “mind uploading”). Questa potrà essere considerata una prima attraente forma di “immortalità elettronica”: la morte cesserebbe di essere la fine delle nostre menti!

Ma la tecnica potrebbe non essere usata solo come antidoto alla morte naturale. Potrebbe iniziare una migrazione delle menti umane (o addirittura un pendolarismo avanti e indietro) tra il mondo reale e il cyberspazio e questo potrebbe diventare una pratica quotidiana. Come mezzo per ottenere una svago virtuale sarebbe difficile da battere. Il “Total recall”, la pura vacanza virtuale potrebbe diventare una possibilità (NDT: dal film “Total Recall” con Arnold Schwarzenegger).

Anche in questo caso, molte interessanti questioni vengono alla mente.

Come mezzo per limitare l'impatto ambientale di una popolazione sempre più vasta, si potrebbe vivere nel mondo reale fisico in dei “corpi a tempo condiviso” e per gran parte del resto dell’esistenza si potrebbe vivere nel cyberspazio con il minimo consumo di risorse, tornando al mondo reale solo quando è necessario. Nel cyberspazio, si potrebbero avere più esistenze parallele (NTD: come accade oggi, in modo un tantino rozzo, in Second Life). Invece di prendere decisioni per una sola vita e vivere una sola vita ne potremmo avere molte, con innumerevoli “noi” che si aggirano per il cyberspazio.

 

La coscienza globale

E, naturalmente, un altro grande vantaggio di collegare o trasferire la nostra mente è che nel cyberspazio si sarebbero relativamente banale lo sviluppo tecnologico per consentire la comunicazione tra le persone in modo immediato e “telepatico”. Oppure  tra tutti gli cervelli umani trasferiti (via Mind Uploading) nel cyberspazio e tutta la popolazione residente delle Intelligenze Artificiali già ivi presenti.
Le conseguenze di una condivisione, anche a livello mondiale, della coscienza è difficile da immaginare. Perdita di individualità, personalità condivise e personalizzabili, personalità unica con multiple esistenze, e una dinamica estremamente variabile del concetto di “sé” sono solo alcune che mi vengono in mente, ma ci devono essere molte più implicazioni.

La immediata preoccupazione per le inevitabili implicazioni religiose assurge alla mente, data la quantità di persone che si preoccupano di tali questioni. È altamente improbabile che tutte le persone accetteranno tali sviluppi senza obiezioni. Ma resta il fatto che, anche se molti obiettori sussisteranno, e ce ne saranno molti, è anche ovvio che altrettante persone vorranno assaporare le opportunità offerte in un tale futuro, perché ci sarebbe sicuramente una domanda di mercato in tal senso. La immortalità e quasi illimitate possibilità di aggiornamento personale, insieme con la capacità di vivere in un mondo estremamente interessante, sono prospettive che certamente attireranno molte persone.
Tuttavia, il costo di questa operazione potrebbe essere semplicemente troppo elevato. Anche se queste possibilità sono entusiasmanti, le tecnologie necessarie per la loro creazione potrebbero consentire la creazione di nuove armi (NDT: e con un basso costo di realizzazione…). La commercializzazione di alcune di queste tecnologie avanzate semplicemente non dovrà mai diventare disponibile al di fuori dei laboratori. Potrebbe dare a ogni dittatore, ad ogni terrorista, ad ogni pazzo, ad ogni possibile suicida l'accesso a tecnologie che potrebbero in ultima analisi, distruggere tutte le forme di vita sulla terra è portare alla estinzione della civiltà. Questo sarà sufficiente per impedire a noi di procedere su questa strada? Personalmente io dubito di questo. Se la tecnologia futura non sarà dissociata dal rispettivo rischio, ciò suggerisce una data per l’estinzione della razza umana per il 2085, o al massimo un decennio più tardi.

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Commento: di David de Biasi (Beyond-Human): La traduzione è eccellente (anche l'impaginazione e le immagini che hai inserito) e l'articolo di Pearson stupefacente. Non conoscevo, mia grande ignoranza, questo autore se non di nome, ora grazie al tuo lavoro di traduzione credo che lo considererò sicuramente tra i miei preferiti futurologi insieme a Kurzweil e a... te ovviamente.
Anche se ritengo la sua previsione su "entità artificiali consapevoli e altamente intelligenti" entro il 2020 troppo ottimistica, tuttavia ritengo sia assolutamente vero che: "Una migliore comprensione delle tecniche utilizzate dalla natura porterà a sua volta sviluppi positivi nel campo Informatico" e che: "Comprendere la vita nel mondo biologico contribuirà alla creazione della vita in un network globale". Infatti da tempo ormai credo che il "segreto" per realizzare entità intelligenti e coscienti sarà ispirarsi il più possibile al mondo biologico, vedi a questo proposito come esempio il video di superquark che ho segnalato in lista Tecnotransumani... (anche se quello che hai inserito tu sul sito riguardo al robot guidato da neuroni di topo è molto più significativo sulle nuove forme di vita biologico-artificiali che potremo presto avere...).
Ho trovato intelligente da parte dell'autore gli accenni a rischi e implicazioni etiche dello sviluppo tecnologico. Infine, suggestiva l'immagine sulla comunicazione telepatica tramite ciberspazio e della condivisione mondiale della coscienza, questo mi fa pensare a scenari incredibili (un po' come in parte avviene nel film Ghost in the Shell) e certo forse ci saranno conseguenze sulla personalità e l'identità umane.
Da questo immenso Network globale forse nascerà la prima vera intelligenza artificiale, come anche affermato da un altro grande futurologo, Kevin Kelly (fondatore della rivista Wired):
http://www.internazionale.it/interblog/index.php?itemid=2700

Commento: di Ugo Spezza: Ringrazio David per la sua recensione. Effettivamente anche io ritengo che l'ipotesi che la singolarità tecnologica venga alla luce entro il 2020 sia da ritenere alquanto ottimistica. Certo, gli esperimenti con i neuroni di topo interfacciati ad un circuito elettronico (qui) e quello della creazione di intelligenze artificiali "evolutive" (qui) riportate nel documentario di Superquark sono già oggi esempi stupefacenti di una evoluzione in tal senso. Tuttavia ritengo che il percorso evolutivo delle reti neurali artificiali sia limitato da un importante fattore: la complessità.
La complessità delle procedure software per realizzare una singolarità tecnologica è probabilmente al di sopra delle possibilità del cervello umano (inteso come schiere di programmatori che creano codice software). Inoltre vi sono scienziati rinomati come Roger Penrose che pensano che la mente umana operi secondo interazioni quantistiche e quindi un computer che esegue calcoli seriali di certo non sarà mai in grado di emularla. Parlerò di questo problema in un successivo articolo.
Per quanto riguarda invece la possibilità della coscienza globale lo vedo personalmente come uno scenario molto inquietante, nel senso che veder "disperdersi" la propria personalità in una condivisione globale della coscienza lo vedo come un equivalente ad una morte coatta: e come quando il nostro cadavere viene "riassorbito" dalla natura e rielaborato come fosse concime, da piante e microorganismi.
Inoltre Pearson non tiene conto di un fondamentale fattore, egli infatti dice che le intelligenze artificiali "pure" (ossia non cervelli umani caricati con il mind uploading) che appariranno spontaneamente nei grandi network di computer del futuro si comporteranno sostanzialmente come le intelligenze naturali (noi). Chi ci dice che sarà così? Nick Bostrom è stato il primo ad intuire che la prima intelligenza artificiale che verrà mai alla luce sarà "diversa" da noi, nel modo di pensare e di concepire la realtà. Se essa eguaglierà le nostre capacità cognitive il nostro modo di rapportarci con essa sarà diverso da come ci rapportiamo con altri esseri umani, se essa surclasserà le nostre capacità (come prevedono Vernor Vinge e Billy Joy) essa potrebbe invece addirittura rappresentare un pericolo per noi. Pearson sembra non considerare questo aspetto, ma questo potrebbe essere dovuto anche alle contaminazioni della fantascienza ove i robot (ad esempio quelli di Asimov) si sono sempre presentati come esseri servizievoli, disponibili e semi-rimbambiti. Al contrario nella realtà del futuro le intelligenze artificiali potrebbero entrare in competizione evolutiva con noi. In questo caso non ci resterà che sperare che quello che ha affermato il grande scrittore Arthur C. Clarke si verifichi, e cioè che esse ci tratteranno in modo compassionevole.