Rassegna a cura di Riccardo Campa: professore associato di sociologia
nell'Università di Cracovia. Insegna sociologia della scienza e della
tecnologia, filosofia delle scienze sociali, sociologia e psicologia del
terrorismo. E' l'autore di Epistemological Dimensions of Robert Merton's
Sociology (Torun University Press, 2001) e Il filosofo è nudo (Marszalek,
2001). Etica della scienza pura (Sestante 2006).
recensione a cura
di Ugo Spezza
Divenire n.4 - [pagine 236]
Divenire è il titolo di una serie di volumi incentrati sull’interazione
tra lo sviluppo vertiginoso della tecnica e l’evoluzione biologica
dell’uomo e delle altre specie, ovvero votati allo studio dei rapporti
tra la tecnosfera e la biosfera.
Il numero 4 ospita anche uno scritto dell'autore di questo sito (Ugo
Spezza); una versione ampliata e approfondita di uno degli articoli di
punta di Futurology.It: "La Net-Sfera", inerente lo sviluppo
vertiginoso dei computer e la relativa interazione e "integrazione" con
l'essere umano. Si parte dalla evoluzione dei media per la computazione
per arrivare a parlare di nuove interfacce uomo-macchina come quelle in
fase di realizzazione presso la South California University. In
particolare si parla del chip biomimetico di Theodore W. Bergher il
quale, collegato al cervello, promette di aumentare la capacità di
memoria del cervello umano e di interfacciare quest'ultimo in modo
diretto ai computer...
Gli
autori ospitati sulla pubblicazione, provenienti da diverse aree
disciplinari e orientamenti ideologici, sviluppano la propria analisi
con un occhio sempre attento al probabile esito finale di queste
mutazioni casuali o pianificate: l’avvento del postumano. Sono dunque
studi che sul piano temporale spaziano nel presente, nel passato e nel
futuro, mentre sul piano della prospettiva disciplinare sono aperti a
idee e metodi provenienti da diverse aree di ricerca, che vanno dalle
scienze sociali alle scienze naturali, dalla filosofia all’ingegneria,
dal diritto alla critica letteraria.
Il
tema dominante del quarto volume di Divenire è la rottura con
l'umanismo, religioso ma non solo, che caratterizza la nostra era
tecnologica. La questione è affrontata da varie angolature, nella
maggior parte degli articoli, e in molti casi viene individuato
nell'Umanesimo pre-rinascimentale e rinascimentale – per il suo stretto
legame con il paganesimo greco-romano – un punto di svolta nel percorso
che ci consente oggi di riflettere su un possibile futuro postumano.
Il numero 4 si distingue anche per le firme prestigiose che
contribuiscono a questa nuova esplorazione dei legami tra la tecnica e
il postumano. Si comincia con un bel saggio di Luciano Pellicani, uno
dei sociologi italiani più tradotti all'estero, per molti anni ideologo
del Partito Socialista Italiano e direttore di Mondoperaio. "La scienza
e la natura" mette a nudo l'incompatibilità "fisiologica" tra i principi
del razionalismo scientifico e la visione provvidenzialistica della
realtà che ereditiamo dal giudeo-cristianesimo, e collega la nascita
della civiltà delle macchine ad un superamento dell'umanismo di matrice
religiosa.
Il saggio che segue, sempre nella sezione Attualità, è di un altro
intellettuale che non ha bisogno di presentazioni: Gianni Vattimo –
forse il filosofo italiano vivente più noto al mondo. Teorico del
pensiero debole e interprete autorevole di Nietzsche, è da sempre anche
impegnato politicamente, essendo stato eletto per ben tre volte al
Parlamento Europeo, con tre diversi partiti della sinistra. Nel saggio
"La crisi dell'umanismo" riparte dalla morte di Dio per comprendere il
processo che ha tolto centralità all'uomo, nell'età della tecnica.
È
poi la volta di Roberto Marchesini, studioso di scienze biologiche
edepistemologia, ben noto ai lettori di Divenire in quanto autore di
apprezzati volumi come Posthuman. Verso nuovi modelli di esistenza e La
fine dell'uomo. In "Soggettività e ontopoiesi" esplora la mutazione
antropologica e ontologica che ha investito l'uomo negli ultimi
cinquant'anni, in seguito anche allo sviluppo della tecnica, con il
passaggio da una concezione "individuale" a una "multividuale"
dell'essere. E avverte che il multividuo non può essere compreso in una
focale umanistica, ancora centrata sul concetto di identità individuale,
ma piuttosto in una prospettiva postumanistica. "Oltre la specie" è il
magistrale contributo alla riflessione sulla trasformazione postumana di
un altro intellettuale di spicco della sinistra italiana: Aldo
Schiavone. Direttore dell'Istituto Italiano di Scienze Umane e già
direttore del prestigioso Istituto Gramsci, nonché collaboratore da
molti anni del quotidiano la Repubblica, nel 2007 Schiavone ha dato alle
stampe Storia e destino – un vero e proprio manifesto del nuovo
umanesimo tecnologico. Il
saggio qui pubblicato ne rappresenta un estratto.
Il
massmediologo Mario Pireddu – docente all'Università IULM di Milano e
curatore del volume Post-Umano. Relazioni tra uomo e tecnologia nella
società delle reti – nel saggio "L'aroma del passato più prossimo"
analizza la crisi della sinistra europea sullo sfondo della società
delle reti, mettendo in risalto soprattutto le difficoltà identitarie e
di comunicazione delle forze socialdemocratiche e progressiste. È in
sostanza un invito ad una maggiore spregiudicatezza, facendo tesoro
anche delle intuizioni dei futuristi, per rigenerarsi su nuove basi.
L'ultimo intervento per la sezione Attualità è del bioinformatico
Salvatore Rampone che mostra come le tecnologie del potenziamento umano
– in particolare sostanze come Viagra, testosterone e Provigil – creino
una situazione di dipendenza per i consumatori, ma al tempo stesso
evidenzia come sia perfettamente comprensibile che chi raggiunge
prestazioni "sovrumane" a livello sessuale, muscolare e intellettivo,
non voglia poi tornare a condizioni umane. È ormai tempo di "Dipendenze
transumane".
In
apertura della sezione Genealogia, appare un lungo saggio di Riccardo
Campa intitolato "Le radici pagane della rivoluzione biopolitica", dove
la tensione verso il postumano che lo straordinario sviluppo delle
tecnologie nell'era contemporanea convoglia viene geneticamente
ricondotta ai valori del paganesimo greco-romano. Si tratta di uno
studio complementare a quello che viene indicato come un capolavoro
della sociologia storica: Le radici pagane dell'Europa di Luciano
Pellicani.
Segue il saggio del fondatore del movimento estropico mondiale, il
filosofo Max More, che difende la tesi di una figliazione diretta del
transumanesimo dal sovrumanismo nietzscheano, facendo riferimento anche
alle proprie vicende biografiche e chiarendo che democraticismo e morale
utilitaristica – elementi assenti nella filosofia di Nietzsche – non
sono elementi essenziali del transumanesimo. Il titolo non poteva essere
più chiaro: "Il sovrumano nel
transumano".
Il celebre giornalista francese Rémi Sussan, esperto di nuove
tecnologie, traccia invece la linea genealogica che unisce "Transumanesimo
ed ermetismo" e, dunque, collega la nuova filosofia del postumano alle
correnti mistiche pagane del tardo ellenismo, rivitalizzate e
reintrodotte nel tessuto culturale europeo a partire dal Rinascimento.
Il poeta futurista Roberto Guerra dedica invece un articolo a Karl Marx,
recuperandolo nella veste di pioniere del nuovo futurismo "scientifico",
inteso come stile di pensiero volto a migliorare la società industriale
della Macchina – macchina meccanica nel passato ed elettronica ai nostri
giorni. Dunque, Marx non più ideologo del comunismo, ma "Marx, il
futurologo". Il giovane architetto Emmanuele Pilia, art director di
Divenire, mette la propria firma in calce a "Una rovina perpetua". Il
saggio si interroga sulla possibilità per il movimento transumanista di
raccogliere l'eredità del situazionismo e di certe istanze
anarco-socialiste, al fine di ricostruire la società su basi nuove,
prendendo l'Homo Ludens di Huizinga come paradigma del prossimo gradino
dell'evoluzione umana, ma lasciando risplendere l'umanità attuale in
tutta la sua rovinosa bellezza.
Per
la sezione Futurologia il giovane filosofo Francesco Boco propone una
recensione del film Avatar – "La tentazione a-storica" –, dove analizza
l'opera di Cameron nella sua dimensione ideologica di veicolo di
messaggi luddisti. Nel film, i personaggi "positivi" vivono infatti in
un mondo a-storico e primitivo, oppure usano la tecnologia per sfuggire
alla tecnologia, per sottrarsi al mondo dinamico, storico, sempre in
divenire forgiato dallo spirito prometeico europeo.
Valutazione 5/5
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