Autore: Riccardo Campa: professore associato di sociologia
nell'Università di Cracovia. Insegna sociologia della scienza e della
tecnologia, filosofia delle scienze sociali, sociologia e psicologia del
terrorismo. E' l'autore di Epistemological Dimensions of Robert Merton's
Sociology (Torun University Press, 2001) e Il filosofo è nudo (Marszalek,
2001). Etica della scienza pura (Sestante 2006). Oltre al transumanesimo e alle discipline insegnate, i suoi
interessi riguardano l'elettronica, il futurismo, la futurologia, la
fantascienza e la musica.
recensione a cura
di Ugo Spezza
Mutare o Perire - [Riccardo Campa] - [pagine 312]
Dove ci sta portando la tecnologia? Essa è solo uno strumento nelle mani
dell'uomo che garantisce il nostro benessere e la nostra salute oppure è
qualcosa che permea il nostro stesso essere? Quale è la differenza tra
un homo sapiens di 100.000 anni fa e un homo sapiens degli anni 2000?
Gli studiosi di paleontologia e di evoluzionismo assicurano che a
livello fisico le differenze sono trascurabili. Eppure siamo riusciti a
mutare l'intero pianeta piegando le altre forme di vita alla nostra
volontà, abbiamo costruito immense città, realizzato macchine per
correre veloce, macchine per volare e siamo persino giunti nello spazio
prossimo.
Cosa ha permesso tutto questo? La risposta è una sola:
La tecnologia.
E non si deve pensare a questa parola in riferimento a un moderno
computer o a un robot che la Nasa ha inviato su Marte. Tecnologia era
anche quella attraverso la quale i primi ominidi riuscirono a comprendere come
lavorare un metallo come il bronzo, dieci volte più duro e resistente
della naturale roccia, per produrre armi in grado di colpire. Ciò ha
consentito di abbattere grandi
animali erbivori, prima impossibili da uccidere, e di ottenere una
efficace difesa dai grandi predatori carnivori. La prima lancia con punta di bronzo è "Tecnologia"
come è più di quelle attuali perché essa consentì ai nostri progenitori
di elevarsi al di sopra del nostro "stato naturale" di bipedi indifesi, deboli e caduchi.
Con
le ideazioni tecnologiche in medicina negli ultimi due secoli abbiamo
visto aumentare la prospettiva di lunghezza di vita dell'essere umano
del 210%. Si pensi che in Italia nel 1860 si viveva in media 38 anni;
oggi si vive in media 80 anni! La tecnologia, in particolare quella
informatica e digitale, ormai permea ogni nostra
attività e Campa si chiede se essa si integrerà sempre più con la nostra
biologia sino a produrre esseri umani "mutati". Certo il
concetto può, di primo acchito,
sembrare strano, ma si pensi ad un anziano che ha inserito nel
suo costato un pacemaker. Esso oggi vive perché questo microchip gli consente
di regolarizzare il battito cardiaco. Il microchip si guasta e l'anziano
muore... Dunque non si può già oggi definire tale persona un "Cyborg"?.
Di più: si pensi ad un uomo che vive due anni con in petto un cuore
artificiale in attesa di trapianto; non è forse anch'esso una reale
ibridazione uomo-macchina?
Campa in questo interessante volume esamina dunque il "divenire" di
questa tendenza che vede la tecnologia integrarsi sempre di più nelle
nostre vite e nella nostra stessa biologia spiegando nella prima parte
del libro cosa è il Transumanesimo e le influenze storiche (Illuminismo
francese, Futurismo italiano, Cosmismo russo...) che hanno portato alla
nascita di questo movimento ideologico. I campi di indagine percorsi
sono quelli relativi alla biotecnologia, alla
intelligenza artificiale e alla nanotecnologia. Le macchine si evolvono e
potrebbero un giorno raggiungere e superare le prestazioni cognitive
umane. Campa propone la biotecnologia e la I.A. come applicazioni per il
miglioramento della condizione umana: lotta alle malattie, un
ampliamento radicale della lunghezza e della qualità della vita. Viene
fatto anche un attento esame della tecnologia crionica per
sfociare a campi che sembrano far parte della fantascienza come
l'integrazione uomo-macchina e il mind uploading.
Va
rimarcato però che il sociologo mantovano mantiene sempre i piedi per terra riguardo
a queste tecnologie "futuribili" non considerando la loro evoluzione
come un atto di fede ma come una probabilità statistica. Ne esamina
poi (cosa particolarmente complessa) le implicazioni etiche e sociologiche.
L'approccio filosofico di Campa è abbastanza convincente
quando parla di "Etica della Scienza Pura" che porta l'uomo a tendere
verso la teoria della conoscenza, per ampliare i suoi orizzonti
cognitivi e persino fisici. In ciò egli polemizza sia con i conservatori
neoluddisti nostrani come il giornalista Giuliano Ferrara e il filosofo
Marcello Veneziani che con quelli internazionali come Francis Fukuyama.
Nel libro viene fatta anche una accurata analisi della crociata
antiscientifica portata avanti dalla chiesa cattolica e di tutti i
limiti e paletti che una simile "etica" dogmatica va ad imporre sullo
sviluppo tecnologico.
La parte centrale discute e confronta le interessanti tesi esistenziali
di Freeman Dyson, Marvin Minksy, Hans Moracev, Edward Fredkin e Frank
Tipler. Tesi che arrivano a toccare il senso più profondo della
esistenza umana, la metafora dell'esistenza di Dio e la possibilità di dare un senso all'universo attraverso la ricerca scientifica.
Davvero straordinaria da un punto di vista della futurologia è la sezione che
parla delle tecnologie emergenti e dei loro potenziali benefici e
pericoli. Sono esaminate in dettaglio le ipotesi luddiste e
anti-tecnologiche di Ted Kaczynski (l'unambomber americano) e quella che
si potrebbe definire una internal stricture da parte dello scienziato
Billy Joy, il fondatore della Sun Microsystem. Kaczynski predica la
distruzione del sistema industriale e la messa al bando delle tecnologie
da esso prodotte (ma guarda caso vorrebbe salvare la medicina...). Poi
predica dell'esistenza di due tecnologie: la "tecnologia su scala
ridotta" (quella buona) e la "tecnologia industriale"
(quella cattiva). Questo è un terribile errore, la
tecnologia è tecnologia e basta... dalla prima selce lavorata fino al più
moderno dei nostri computer! Il richiamo alla vita "selvaggia" di Kaczynski appare non solo irrealizzabile ma anche folle per i disastri
che causerebbe nella attuale organizzazione umana.
Più convicenti appaiono le tesi del brillante ricercatore informatico
Billy Joy il cui richiamo al controllo
delle tecnologie avanzate (Intelligenza Artificiale e Nanotecnologie)
per limitare i possibili rischi non andrebbe preso sottogamba. Campa
afferma che non è possibile fermare lo sviluppo di queste tecnologie,
sia perché non esiste un governo "mondiale" in grado di imporre tali
limitazioni su tutto il pianeta e sia perché arrivare a svilupparle in
ambienti controllati è senz'altro meglio che lasciare tutto
all'arbitrarietà del libero mercato. Sono d'accordo con tale
impostazione, però vorrei proporre una "disunione" da tale ragionamento
da quelle (rare e particolari) tecnologie che possono provocare un "rischio
esistenziale" come ad esempio quelle relative agli esperimenti delle
alte energie in un acceleratore di particelle o quello di produrre bot
autoreplicanti dalle nanotecnologie avanzate. In questo caso il
potenziale beneficio è annichilito dal rischio di totale estinzione
della vita sulla Terra. Qui il team di scienziati potrebbe davvero
essere
equiparato a quei
terroristi di Hamas i quali, nella preparazione di bombe troppo grosse e
troppo elaborate da lanciare contro il nemico israelita, saltano insieme
ad esse con tutta la palazzina che li contiene... Questo non significa,
in questi specifici casi, che occorra arrestare lo sviluppo ma che
occorre procedere con molta cautela.
Il
libro si conclude con un capitolo dedicato all'impegnativo
confronto/scontro tra l'etica transumanista e quella cattolica, anche a
livello di "metaetica" (ovvero la base filosofica dell'etica umana)
sottolineando le tremende contraddizioni che l'etica dogmatica cattolica
propone nella sua interpretazione della tecnologia applicata all'uomo,
arrivando perfino a negare la possibilità di fine vita (casi Welby ed Englaro) in nome di una specie di "anima" che deve essere salvata
anche nel corpo ormai privo di coscienza e attaccato perennemente (e
tristemente) ad una macchina rianimatrice. E' proprio invece sul concetto di "coscienza" ovvero
dell'essere pensante, vivo, interagente col mondo, che si sofferma Campa,
per spiegare che noi non siamo il nostro "corpo" ma il nostro
"cervello". Il libro è scritto in un linguaggio raffinato ma di semplice
comprensione, privo di "paroloni" indecifrabili. Un volume che non
dovrebbe mancare nella biblioteca di una persona colta.
Valutazione 5/5
Libro ordinabile su IBS

