Religione, scienza ed evoluzione


commento all'articolo del Filosofo Bruno Colla (www.lafilosofiaonline.it):

Gentile dott. Spezza; nell’inviarle le mie considerazioni colgo l’occasione per ringraziarla della citazione che lei ha fatto del mio scritto sul suo articolo. Nel suo testo lei non si limita all’esposizione scientifica della scienza di Darwin, ma dimostra di essere consapevole, come lo sono io, che Darwin non può essere iniziato e finito in un ottica unicamente scientifica, perche questo sarebbe riduttivo del personaggio che ha concorso nell’apportare una vera emancipazione del pensiero, emancipazione riconosciuta da tutti i pensatori del passato e moderni. 

Pertanto è evidente l’intenzione di non esporre unicamente la scienza e le intuizioni di Darwin, ma  a ragione Lei pone domande filosofiche: Che cosa è la religione? Lei scrive che la religione colma l’esigenza umana di darsi risposte semplici e soddisfacenti ai quesiti della vita; Lei formula delle domande, e da le risposte della religione. Poi elenca i “vultus”, gli scacchi, che la scienza ha inferto alla religione, fino a giungere a Darwin che ha inferto il colpo più clamoroso, abbattendo l’idea dell’origine divina dell’uomo; concetto basilare nello sviluppo della teologia cristiana. Il suo scritto raggiunge poi un valore scientifico per il modo colto e dettagliato nel quale Lei spiega il principio e la logica dell’evoluzionismo, fino a giungere all’evoluzione umana. Arriva poi a confrontare le conoscenze scientifiche con le traballanti teorie creazioniste, mostrandone ben presto l’inconsistenza. Si pone la domanda del perche ancora tanti credono alla spiegazioni teologiche spesso cosi antitetiche a quelle scientifiche, e palesemente false. Parla a ragione del bombardamento massivo dei nostri cervelli operato attraverso la Tv. Scrive: Quindi anche la creduloneria è parzialmente giustificata da un intenso e quotidiano lavaggio del cervello. Parla di pigrizia, di effetto gregge, per spiegare il consenso tributato alla religione. Parla di controversia dei dogmi, della confusione e contraddizioni che caratterizzano gli insegnamenti religiosi.

 Condivisibile anche il capitolo: L’influenza della religione sulla società.

Bella la domanda: Se fossimo stati creati da una divinità, a sua immagine e somiglianza, come mai tanti errori? Come mai tante malattie? E... permettetemi, come mai tanta sofferenza? Come la teologia spiega l’esistenza di un Dio buono e onnipotente di fronte a tragedie come il terremoto in Abruzzo, con morte e sofferenza di innocenti?

Si chiede poi: La scienza potrà sostituire la religione? Io, come lei, dico di no!  La mia motivazione è però differente dalla sua. Io ritengo che la religione e la scienza siano due cose completamente  differenti, l’una ha lo scopo unico di superare la realtà del mondo con l’immaginazione, l’altra si pone l’unico fine di comprendere la realtà ed i fenomeni ad essa connessi. Questo è per me il motivo per cui l’una non può soppiantare l’altra.

Nel capitolo Su cosa possiamo fare affidamento, Lei elenca a ragione gli innumerevoli vantaggi della scienza. Ma ritengo un poco riduttivo limitare gli svantaggi della scienza alla dispersione del DDT e all’uso dell’amianto. Io dico questo perche ritengo che la scienza non abbia nessuna etica o morale, ella è solo uno strumento in mano all’uomo, il quale decide di utilizzare questa potenzialità per il bene o il male, e l’uomo non utilizza e non ha fino ad ora utilizzato questa enorme   potenzialità unicamente per il bene, molti dei mali odierni sono il frutto di un uso errato e malvagio della tecnologia. Affermo che questo è il limite maggiore della scienza, un limite non valicabile. Penso alla scissione dell’atomo, serve  per curare o dare energia, ma il suo primo esordio lo fece ad Hiroshima.

Leggendo il suo articolo ho trovato delle analogie con le mie tematiche e i miei pensieri, questo mi creda mi ha fatto molto piacere perche ha placato quel senso di solitudine che io sempre provo nel proporre le mie idee.

Mi congratulo con lei per i temi trattati, per le capacità divulgativa e le conoscenze scientifiche in relazione alle  tematiche evoluzioniste, ho particolarmente apprezzato lo stile moderno del suo linguaggio e della sua esposizione.