Gentile dott. Spezza; nell’inviarle le mie
considerazioni colgo l’occasione per ringraziarla della
citazione che lei ha fatto del mio scritto sul suo articolo. Nel
suo testo lei non si limita all’esposizione scientifica della
scienza di Darwin, ma dimostra di essere consapevole, come lo
sono io, che Darwin non può essere iniziato e finito in un
ottica unicamente scientifica, perche questo sarebbe riduttivo
del personaggio che ha concorso nell’apportare una vera
emancipazione del pensiero, emancipazione riconosciuta da tutti
i pensatori del passato e moderni.
Pertanto è evidente l’intenzione di non
esporre unicamente la scienza e le intuizioni di Darwin, ma a
ragione Lei pone domande filosofiche: Che cosa è la
religione? Lei scrive che la religione colma
l’esigenza umana di darsi risposte semplici e soddisfacenti ai
quesiti della vita; Lei formula delle domande, e da le risposte
della religione. Poi elenca i “vultus”, gli scacchi, che la
scienza ha inferto alla religione, fino a giungere a Darwin che
ha inferto il colpo più clamoroso, abbattendo l’idea
dell’origine divina dell’uomo; concetto basilare nello sviluppo
della teologia cristiana. Il suo scritto raggiunge poi un valore
scientifico per il modo colto e dettagliato nel quale Lei spiega
il principio e la logica dell’evoluzionismo, fino a giungere
all’evoluzione umana. Arriva poi a confrontare le conoscenze
scientifiche con le traballanti teorie creazioniste, mostrandone
ben presto l’inconsistenza. Si pone la domanda del perche ancora
tanti credono alla spiegazioni teologiche spesso cosi
antitetiche a quelle scientifiche, e palesemente false. Parla a
ragione del bombardamento massivo dei nostri cervelli operato
attraverso la Tv. Scrive: Quindi anche la creduloneria è parzialmente giustificata
da un intenso e quotidiano lavaggio del cervello. Parla di
pigrizia, di effetto gregge, per spiegare il consenso tributato
alla religione. Parla di controversia dei dogmi, della
confusione e contraddizioni che caratterizzano gli insegnamenti
religiosi.
Condivisibile anche il capitolo:
L’influenza della religione sulla società.
Bella la domanda: Se fossimo stati
creati da una divinità, a sua immagine e somiglianza, come mai
tanti errori? Come mai tante malattie? E... permettetemi, come
mai tanta sofferenza? Come la teologia spiega l’esistenza di
un Dio buono e onnipotente di fronte a tragedie come il
terremoto in Abruzzo, con morte e sofferenza di innocenti?
Si chiede poi: La scienza potrà
sostituire la religione? Io, come lei, dico di
no! La mia motivazione è però differente dalla sua. Io ritengo
che la religione e la scienza siano due cose completamente
differenti, l’una ha lo scopo unico di superare la realtà del
mondo con l’immaginazione, l’altra si pone l’unico fine di
comprendere la realtà ed i fenomeni ad essa connessi. Questo è
per me il motivo per cui l’una non può soppiantare l’altra.
Nel capitolo Su cosa possiamo fare
affidamento, Lei elenca a ragione gli innumerevoli vantaggi
della scienza. Ma ritengo un poco riduttivo limitare gli
svantaggi della scienza alla dispersione del DDT e all’uso
dell’amianto. Io dico questo perche ritengo che la scienza non
abbia nessuna etica o morale, ella è solo uno strumento in mano
all’uomo, il quale decide di utilizzare questa potenzialità per
il bene o il male, e l’uomo non utilizza e non ha fino ad ora
utilizzato questa enorme potenzialità unicamente per il bene,
molti dei mali odierni sono il frutto di un uso errato e
malvagio della tecnologia. Affermo che questo è il limite
maggiore della scienza, un limite non valicabile. Penso alla
scissione dell’atomo, serve per curare o dare energia, ma il
suo primo esordio lo fece ad Hiroshima.
Leggendo il suo articolo ho trovato delle
analogie con le mie tematiche e i miei pensieri, questo mi creda
mi ha fatto molto piacere perche ha placato quel senso di
solitudine che io sempre provo nel proporre le mie idee.
Mi congratulo con lei per i temi trattati,
per le capacità divulgativa e le conoscenze scientifiche in
relazione alle tematiche evoluzioniste, ho particolarmente
apprezzato lo stile moderno del suo linguaggio e della sua
esposizione.
