Tre scenari per il Futuro
 

Lo sviluppo della Intelligenza Artificiale modificherà radicalmente il nostro mondo. Ci stiamo sempre più integrando con la tecnologia e ciò porterà al verificarsi di uno di questi tre scenari: (1) - Paradiso tecnologico. (2) - Totalitarismo imposto da armi ad alta tecnologia. (3) - SkyNet, ovvero il dominio completo del mondo alle Intelligenze Artificiali.

 

 

 


 

 
 


 

di Ugo Spezza


   Una enorme mole di documenti e ricerche è stata prodotta negli ultimi anni da scienziati, filosofi e ricercatori di fama mondiale relativamente a come lo sviluppo della Intelligenza Artificiale avanzata potrebbe produrre modificazioni sostanziali nel nostro modo di vivere. Si va dal paradiso tecnologico immaginato da Isaac Asimov al caso più pessimistico, previsto da alcuni scienziati: il crollo della civiltà umana.

   La maggioranza di questi documenti, prodotti in gran parte dal S.I.A.I. (Singularity Institute for Artificial Intelligence) è disponibile però solo in lingua inglese. Questo articolo si prefigge pertanto di divulgare queste conoscenze in ambito italiano e circoscrivere a tre punti sostanziali l'impatto che lo sviluppo delle tecnologie informatiche, con particolare riferimento alla Intelligenza Artificiale, avrà nei prossimi decenni sulla nostra civiltà.
   C'è da tenere conto che il rapido avanzamento delle tecnologie IT (Information Tecnology) ha gia prodotto, oggi, una sostanziale modifica del nostro modo di vivere. Rispetto a soli venti anni fa (un lasso di tempo brevissimo nella storia umana) oggi la pervasività della tecnologia ha raggiunto livelli inimmaginabili. Ogni persona impegnata in attività produttive, deve essere perennemente collegata ad Internet con computer, pad, tablet, smartphone ecc. Milioni di kilometri di cavi, reti wireless e ponti radio umts ci garantiscono oggi non solo la connettività ai servizi web 24h su 24 ma anche da qualsiasi punto abitato del globo terrestre. E tutto questo non è per una nostra preferenza. Qualsiasi azienda impegnata in un qualsiasi settore di sviluppo ha bisogno di questi mezzi per poter essere competitiva nel mercato, quindi essa richiede ai suoi dipendenti l'utilizzo di mezzi di alta tecnologia per le comunicazioni e l'interconnessione alle basi di dati aziendali.
   La generazione dei nati dopo il 1990 è quella dei "nativi del digitale" ovvero di quei ragazzi già nati nell'era del cellulare e che dipendono nei loro rapporti sociali dalle facoltà di comunicazione di questi apparati. Essi comunicano con videomessaggi, sms, chat e non possono fare a meno del loro smartphone, come se esso fosse una estensione della loro mente.

 

Un mondo virtualizzato

   I nostri beni e i meccanismi produttivi che reggono la civiltà umana sono sempre più affidati alle macchine. Dai primi e rari robot nelle fabbriche negli anni '70 le macchine hanno oggi pervaso la nostra società. Ogni movimento di denaro e di merci (compreso il cibo con cui ci nutriamo) è oggi gestito dai computer. Nelle grandi città i computer guidano, attraverso una centrale, i movimenti del traffico attraverso i semafori. Le linee ferroviarie e quelle delle metropolitane sono governate da server centralizzati così come i controlli sugli aerei in partenza e arrivo negli aeroporti sono gestiti da complessi software a disposizione dei controllori di volo. I server web degli Internet Provider gestiscono ogni giorno milioni di miliardi di e-mail e muovono centinaia di miliardi di dollari attraverso i siti di e-commerce.

   Tutto è passato al digitale, ovvero sotto il controllo di microchip che elaborano dati. Le musicassette e le videocassette si sono estinte in favore dei CD/Dvd, le macchine fotografiche a pellicola, le videocamere a cassetta sono anch'esse sparite. La nostra stessa TV non è più analogica, ossia il segnale viaggia attraverso i satelliti o le antenne terrestri codificato come serie dati numerici.

   Se una tempesta magnetica dovuta a un brillamento solare, come quella che avvenne nel 1859, e che allora bruciò molti pali del telegrafo, si ripetesse oggi, tutte le attività produttive a livello mondiale potrebbero arrestarsi per una settimana e più a causa del blocco dei server degli I.S.P. Tutti i computer del pianeta andrebbero in offline e i cellulari smetterebbero di funzionare. Le persone darebbero quindi l'assalto ai telefoni fissi come è avvenuto nel pur breve black out a New York nel 2003. Secondo la NASA: "Se la tempesta del 1859 avvenisse oggi, assisteremmo a un'enorme devastazione sociale ed economica".
   Oggi il nostro stesso denaro è virtualizzato: non abbiamo più una somma "fisica" di denaro, posta in un luogo "fisico" da cui poter prelevare il credito che ci serve, come accadeva ai nostri genitori. Tutti i nostri averi, il nostro conto in banca, è oggi, in realtà, un pacchetto di bit in un database di una banca. Se un hacker accedesse a quei dati potrebbe ridurci sul lastrico e mandarci a fare i barboni per strada in un colpo solo. Certamente le banche hanno dei sistemi di protezione adeguati, ad esempio sistemi di criptazione SSL/TLS a 128 bit e database dei codici di accesso a 512 bit. Eppure, all'avvento di sistemi di computazione sempre più sofisticati e potenti le banche (e le aziende in genere) devono aggiornare continuamente tali sistemi. E' recente infatti l'allarme per il crack delle codifiche RSA a 768 bit da parte di hacker che ha costretto a innalzare il livello di criptazione a 1024 bit. Ciò accade perché computer sempre più potenti possono eseguire delle "forzature" nelle chiavi di decifrazione provando miliardi di combinazioni al secondo per trovare le password di accesso criptate.
   Molte attività che solo venti anni fa richiedevano la presenza umana oggi sono gestite da intelligenze artificiali; se ad esempio si prova a chiamare un numero verde di un gestore di telefonia ci risponderà una voce automatica (un computer), capace di fornirci quasi tutte le informazioni che richiedete prelevandole da un ampio database di risposte preconfezionate. E' oggi possibile prenotare un aereo o un treno via web o pagare a un casello autostradale senza contattare alcun essere umano, l'interazione avviene semplicemente con una macchina. Ma come sono fatte queste macchine?

 

Tipologie di Intelligenze artificiali

   La Intelligenza Artificiale "ristretta" (o debole) produce una macchina-computer che non potrà mai, in alcuna maniera, essere equivalente alla mente umana, in quanto quest’ultima sarebbe troppo complessa per poter essere riprodotta. In pratica tali macchine potranno solamente simulare alcuni comportamenti propri della mente umana, ma non riusciranno mai a riprodurre una mente umana nella sua interezza. Ad esempio il gigantesco supercomputer BigBlue di IBM nel 1997 riuscì a battere il campione mondiale Gary Kasparov in una famosa sfida. Però BigBlue sa fare solo quello: giocare a scacchi, non sa fare null'altro. Per questo tale tipo di intelligenza artificiale viene detta "ristretta", poiché è applicabile solo a un particolare campo della conoscenza. Esempi più recenti e avanzati della I.A. ristretta sono i robot inviati su Marte dalla NASA o ancor più i recenti chatbot come quello presente sul sito di Ray Kurzweil: Ramona. Potete parlarci facendo un click qui e, ponendogli qualche domanda, potrete rendervi conto a quale livello di sofisticazione sono arrivate le Intelligenze Artificiali ristrette. Questa tipologia di intelligenze artificiali saranno alla base della creazione dei robot di prossima generazione. Dopo il 2020 esemplari di robot domestici invaderanno le nostre case fornendo assistenza agli anziani in sostituzione delle badanti. Robot specializzati eseguiranno i lavori di pura manovalanza che gli esseri umani già oggi spesso rifiutano di eseguire: muratori, carpentieri, operatori ecologici ecc.
  
Le capacità di apprendimento degli elaboratori ad I.A. ristretta sono tuttavia limitate. Esse consultano e aggiornano un database presente nella loro memoria in base a specifiche istruzioni contenute in un programma inserito nella loro "pseudo-mente" da un programmatore umano. Tale programma è tuttavia statico (o semi-dinamico se basato su reti neurali). Esse quindi, pur dimostrando abilità nel loro specifico campo applicativo, non sanno fare altro che quello per cui sono state specificamente programmate.

Una macchina-computer ad Intelligenza Artificiale "avanzata" (o IA "forte" o semplicemente SuperIntelligenza) è invece una forma evoluta di intelligenza. Essa è capace di autocoscienza, cioè di percepire se stessa come un "io" distinguibile dal mondo esterno e dalle menti umane, in altre parole un computer pensante. Un essere artificiale di questo tipo, che potrebbe avere o meno forma antropomorfa, è descritto correttamente dal filosofo Nick Bostrom in un suo articolo del 2003:

   Il primo computer ad Intelligenza Artificiale avanzata mai costruito potrà essere l’ultima invenzione che gli uomini hanno bisogno di realizzare [...]. Una superintelligenza, è "un intelletto che è molto più intelligente rispetto ai migliori cervelli umani praticamente in ogni campo, compresa la creatività scientifica, la saggezza generale e le abilità sociali. E' possibile che l'umanità finirà per creare una tale entità; diversi autori hanno suggerito che questo possa avvenire entro i prossimi decenni. Non possiamo porre un limite superiore alla capacità che una superintelligenza avrebbe di manipolare il mondo fisico [...].

   Una immediata conseguenza di questo fatto è che Il progresso tecnologico, in tutti i campi della conoscenza, sarà accelerato con l’arrivo dell’intelligenza artificiale avanzata. È probabile che qualsiasi tecnologia che attualmente siamo in grado di prevedere sarà rapidamente sviluppata dalla prima superintelligenza, senza dubbio insieme a molte altre tecnologie di cui siamo ancora incapaci a sviluppare. Le tecnologie prevedibili che una superintelligenza è probabile sviluppi includono la fabbricazione molecolare di qualsiasi artefatto tramite nanotecnologie avanzate.

   Nel momento in cui si verificherà una accelerazione esponenziale del progresso scientifico dovuta alla Superintelligenza entreremo in quella fase denominata "Singolarità Tecnologica". Il termine fu coniato dal matematico Vernor Vinge ad indicare un punto di non ritorno a partire dal quale le IA avanzate autocoscienti produrranno una "esplosione di intelligenza". Non si tratta di un futuro pieno di gadget tecnologici... il nostro modello del mondo si rompe quando cerchiamo di pensare a un futuro alterato da una entità più intelligente dell'uomo.

   Un “computer pensante” di questo tipo sarebbe in grado di interagire con l’ambiente esterno, di apprendere rapidamente nozioni che accrescono la sua conoscenza, di imparare tutte le lingue del pianeta in poche ore, di realizzare nuove invenzioni, far avanzare rapidamente le conoscenze nella fisica, nella matematica e persino di concepire nuove forme d’arte. Oltre a ciò si pensa che esso sia in grado di migliorarsi ricorsivamente, ad esempio potenziando il suo hardware e la sua programmazione sino ad elevarsi a livelli di intelligenza divina.
   Il sito del S.I.A.I. nel suo summary recita in particolare: "Reducing long-term catastrophic risks from artificial intelligence". Questo istituto, che opera in San Francisco, funge da end-point per la connessione degli studi di scienziati, filosofi e ricercatori sul tema della pericolosità della Intelligenza Artificiale avanzata. Non solo; il S.I.A.I. tenta di produrre esso stesso una IA avanzata, ma con intenti di benevolenza verso l'umanità. Essi la chiamano Friendly A.I. Ciò si potrebbe ottenere creandola in un ambiente controllato e infondendo in essa delle nozioni di etica comportamentale in modo che si presenti "collaborativa" e non ostile. In questo caso, una tale Superintelligenza benevola potrebbe risolvere di colpo tutti i problemi dell'umanità: eradicazione delle malattie, dell'invecchiamento, delle carestie, delle crisi energetiche, delle guerre ecc. Potrebbe persino pianificare una nostra espansione nei pianeti del sistema solare.

   Essendo ora a conoscenza delle nozioni fondamentali possiamo partire con la descrizione dei tre scenari oggetto di questo articolo.

 

Scenario 1: Il mondo C-Fe

   La sigla C-Fe è ripresa dai romanzi di fantascienza di Isaac Asimov. In questi romanzi il grande scrittore americano conia il termine C-Fe che si riferisce a Carbonio-Ferro ovvero alla positiva simbiosi tra gli esseri umani fatti di carbonio e i robot, costruiti con metallo. In un tale mondo i robot sono collaborativi, essi rispettano le cosiddette "quattro leggi della robotica" numerate da 0 a 3:

0 - Un robot non può recare danno all'umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l'umanità riceva danno.
1 - Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno. Purché questo non contrasti con la Legge Zero
2 - Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Legge Zero e alla Prima Legge.
3 - Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Legge Zero, la Prima Legge e la Seconda Legge.

per cui tutte le centinaia di milioni di robot prodotti nel futuro asimoviano sono al completo servizio dell'umanità.  Ogni famiglia dispone di un robot-domestico che svolge le faccende di casa mentre nelle fabbriche, nelle campagne e in tutte quelle attività ove vi sono lavori manuali pesanti vi operano esclusivamente robot. Definirei questo mondo un "Paradiso Tecnologico" dato che in esso gli esseri umani si dedicano esclusivamente ad attività intellettuali, di produttività o di svago, mentre i robot sono diventati badanti o infermieri per i nostri anziani o baby-sitter per i bambini e si occupano in genere di tutte le attività produttive che richiedono uno sforzo fisico.
Già oggi alcune aziende giapponesi e francesi hanno prodotto prototipi validi, come il modello Hrp-4c che vedete a lato. Si stima che questo mercato, considerato l'esponenziale aumento della popolazione anziana nel mondo, possa valere dieci miliardi di dollari e vedrà una forte espansione dopo il 2020. I robot nel mondo C-Fe di Asimov non sono propriamente idioti; essi conservano una viva intelligenza ma si tratta sempre e solo di Intelligenza Artificiale "ristretta" in quanto condizionata da un programma di gestione di base che invalida alcuni loro potenziali comportamenti.

   Essi sono quindi beoti ovvero non hanno emozioni, possono essere insultati o percossi o perfino distrutti da un essere umano, senza che possano reagire. Le loro reazioni aggressive sono difatti invalidate dalle quattro leggi di cui sopra. Ne segue che in un tale mondo la I.A. avanzata non è mai apparsa ed esso è finemente regolato da robot ad I.A. ristretta completamente sotto il controllo dell'uomo.

   Come potrebbe essere un mondo C-Fe? Probabilmente sarebbe il miglior mondo possibile da vivere per l'uomo. Tuttavia anch'esso non sarebbe esente da problemi. Ad esempio i milioni di robot prodotti andranno a togliere lavoro agli esseri umani per cui, anche se tali lavori sono di basso livello, bisognerà stabilire una convenzione per cui gli esseri umani a cui piace prestarsi a tali occupazioni dovranno avere la precedenza. Nuove tecnologie bio-rigenerative potrebbero far si che la vita umana si allunghi ben oltre il limite genetico dei 120 anni.
   Nuovi e potentissimi farmaci antiossidanti o medicine rigenerative potrebbero essere prodotte in modo da mantenere in piena efficienza il fisico e le difese immunitarie di un ultracentenario. Nanorobot delle dimensioni di un millesimo di millimetro, grazie alle nanotecnologie avanzate, potrebbero essere introdotti nel corpo di un paziente per rimuovere selettivamente cellule cancerose o iniettare farmaci direttamente sul luogo di una infezione. Sempre grazie alle nanotecnologie potrebbero essere prodotti organi o arti artificiali o bioartificiali da sostituire a quelli danneggiati da una malattia, da un incidente o semplicemente erosi dall'invecchiamento. Molte persone potrebbero iniziare a integrare queste tecnologie nel loro organismo dando il via alla cyborgazione di una parte dell'umanità.
   In questo mondo di esseri umani iperlongevi e in buona salute occorrerà però pianificare un serio controllo delle nascite a livello mondiale per evitare di saturare le già precarie risorse di cibo del pianeta anche se la tecnologia, nel frattempo avrà potuto progettare sistemi per incrementare tali risorse. Soprattutto, se nuove fonti energetiche verranno prodotte, con l'aiuto dei robot si potrà pensare seriamente a preparare la colonizzazione dello spazio del Sistema Solare interno partendo con la bonifica dei pianeti Marte e Venere per adattarli alla vita umana. In questo modo l'umanità verrebbe condotta verso una gloriosa epopea di colonizzazione.

   Un modo alternativo in cui un mondo C-Fe potrebbe realizzarsi è quello dell'apparire di una Friendly A.I. ovvero di una Intelligenza Artificiale avanzata amichevole che abbia valori etici assimilabili ai nostri e che faccia del rispetto della vita umana uno dei cardini principali della sua esistenza. Tornando ad Asimov nel film Io Robot una simile I.A. esiste ed è denominata V.I.K.I. (Virtual Interactive Kinetic Intelligence). Essa rappresenta la base di comando di tutti i robot esistenti sul pianeta e controlla che essi rispettino le leggi. E' opinione di chi scrive che una intelligenza artificiale Friendly potrà essere solo prodotta da un mind upload del cervello umano ovvero dalla trasmutazione di una mente umana in un calcolatore elettronico. Solo così tale entità intelligente manterrebbe le doti di empatia con noi.
   E' difatti improbabile che una I.A. completamente artificiale possa sviluppare simili doti di empatia, ovvero quelle doti che consentono a tutti gli animali di non divorare (o distruggere) il proprio simile e di porsi verso di esso in modo collaborativo e persino protettivo se si tratta della prole. Ricordo a tale scopo una frase del futurista Filippo Tommaso Marinetti:

Certo è che ammettendo l'ipotesi trasformistica di Lamarck, si deve riconoscere che noi aspiriamo alla creazione di un tipo non umano nel quale saranno aboliti il dolore morale, la bontà, l'affetto e l'amore, soli veleni corrosivi dell'inesauribile energia vitale, soli interruttori della nostra possente elettricità fisiologica.
Noi crediamo alla possibilità di un numero incalcolabile di trasformazioni umane, e dichiariamo senza sorridere che nella carne dell'uomo dormono delle ali. Il giorno in cui sarà possibile all'uomo di esteriorizzare la sua volontà in modo che essa si prolunghi fuori di lui come un immenso braccio invisibile il Sogno e il Desiderio, che oggi sono vane parole, regneranno sovrani sullo Spazio e sul tempo domati.
Il tipo non umano e meccanico, costruito per una velocità onnipresente, sarà naturalmente crudele, onnisciente e combattivo.

   Considerato che il documento da cui è preso lo stralcio è addirittura del 1910 non si può non riconoscere a questo pur controverso autore un intuito fuori dal comune. Egli infatti nemmeno poteva immaginare l'intelligenza artificiale delle macchine eppure sviluppa un pensiero sull'uomo futuro immaginandolo come privo di sentimenti e quindi "naturalmente crudele" nonché "onniscente" ovvero dotato di una intelligenza sovrumana. Questo rafforza la tesi dello scrivente sul fatto che una I.A. creata a caso in un ambiente non controllato, in particolare in ambito della ricerca militare, potrebbe divenire del tipo pensato dal Marinetti.
   L'umanità dovrebbe dunque, nel più breve tempo possibile, investire ingenti risorse al fine di creare una Friendly I.A. e/o realizzare le tecnologie necessarie per effettuare il mind upload della mente umana. Una tale entità benevola sarebbe anche in grado di difenderci dalle intelligenze-abominio ostili che dovessero nascere in seguito. Oltre a ciò è da pensare che la Friendly I.A. potrebbe, in pochi anni, far avanzare le nostre conoscenze nel campo della matematica, della fisica e della scienza in generale come noi potremmo da soli fare solo in secoli di sviluppo. Essa potrebbe trovare il modo di fornirci energia pulita per il pianeta con la fusione nucleare, potrebbe risolvere i problemi delle malattie e dell'invecchiamento, in definitiva potrebbe realizzare il mondo C-Fe in molto meno tempo e in modo più efficiente.

 

Scenario 2: ArcheoFuturismo

   L'avvento delle nanotecnologie avanzate potrebbe produrre, dopo il 2030, sistemi di armamento ultradistruttivi e ultraeconomici allo stesso tempo. Mentre oggi per fabbricare una bomba atomica occorrono decine di milioni di dollari e laboratori attrezzati, nel futuro un ordigno basato su dispersione di nanobot potrebbe essere realizzato a basso costo da una organizzazione malavitosa, da qualche fronte militare ribelle che combatte per l'indipendenza del suo territorio o anche semplicemente da un pazzo che voglia compiere un attentato. Il recente caso di Anders Breivik in Norvegia, autore della strage di Oslo, è una dimostrazione che quest'ultimo tipo di drammatica possibilità è reale. Breivik avrebbe cercato, senza riuscirci, di procurarsi ordigni chimici. Se avesse avuto la disponibilità di armi nanotech le avrebbe di certo usate. Un motore-assemblatore nanotecnologico potrebbe produrre armi ad energia di devastante potenza o dispersori di nanobot (microrobot autoreplicanti) capaci di divorare qualsiasi materia vivente.

   Le nazioni, così come sono organizzate oggi con i loro sistemi di sicurezza e di polizia, non sono attrezzate a fronteggiare una minaccia di questo genere. Per fare fronte a questo tipo di pericolo occorrerebbe una nuova infrastruttura mondiale di controllo delle tecnologie avanzate che però è difficile da realizzare a livello planetario. Basterebbe che un solo stato non aderisse alla convenzione per invalidare tutto il sistema e comunque organizzazioni occulte potrebbero sviluppare in proprio tali tecnologie.

   La diffusione di armi di distruzione di massa a basso costo porterebbe alla fine della globalizzazione e probabilmente anche delle dottrine egualitariste nell'etica e nell'organizzazione politica e sociale delle società umane. Gli stati tornerebbero a chiudersi in se stessi, addirittura potrebbero formarsi delle vere e proprie città-stato chiuse completamente all'esterno. Un nuovo feudalesimo verrebbe creato per sfuggire alla minaccia delle nuove tecnologie. Lo scrittore e saggista che per primo ha descritto, già dal Luglio 2005, una tale eventualità è Guillame Faye nel suo libro ArcheoFuturismo, la cui edizione online, scaricabile anche in PDF è disponibile a questo link. Faye è un esponente della nouvelle droite francese e nel suo libro recita chiaramente:

[...] la civiltà attuale, frutto della modernità e dell'egualitarismo vive il suo apogeo finale perché su di essa incombe a breve termine la minaccia di un cataclisma planetario che è il risultato di una convergenza delle catastrofi. Nel passato numerose civiltà sono scomparse, ma erano disastri che interessavano solo determinate aree della Terra e non coinvolgevano tutta l'umanità. Oggi invece, per la prima volta nella Storia, una civiltà mondiale, estensione planetaria della civiltà occidentale, è minacciata da linee convergenti di catastrofi prodotte dell'applicazione dei suoi progetti ideologici. Una serie di concatenamenti drammatici convergono verso un punto fatale che ritengo si possa collocare all'inizio del XXI secolo, tra il 2010 e il 2020, e faranno precipitare nel caos il mondo che oggi conosciamo, provocando un vero e proprio terremoto culturale. Le "linee di catastrofi" riguardano l'ecologia, la demografia, l'economia, la religione, l'epidemiologia e la geopolitica.

L'attuale civiltà non può durare. Le sue fondamenta sono in contrasto con la realtà. Essa urta non solo con delle contraddizioni ideologiche - sempre superabili - ma, per la prima volta, contro un muro fisico. La vecchia credenza nei miracoli dell'egualitarismo e della filosofia, secondo la quale era possibile un progresso illimitato esteso progressivamente a tutta l'umanità, ormai è giunta alla fine. Questa ideologia angelica è sfociata in un mondo sempre meno vitale.

Seconda tesi: in un numero crescente di settori le mentalità e l'ideologia del mondo moderno, individualista ed egualitario, non sono più adeguate. Per affrontare il futuro bisognerà ricorrere sempre più di frequente a uno spirito arcaico, cioè premoderno, inegualitario e non umanista, che restauri valori ancestrali, quelli delle "società di ordine". I progressi della tecnoscienza, soprattutto nel campo della biologia e dell'informatica, non si possono più gestire con i valori e le mentalità umaniste moderne. Gli eventi geopolitici e sociali rivelano l'emergere, in maniera tumultuosa e violenta, di problemi religiosi etnici, alimentari e sanitari. Bisogna allora ritornare alle questioni primarie.:

Per questo propongo un nuovo concetto: 1'archeofuturismo che consente di rompere con la filosofia obsoleta del progresso e con i dogmi egualitari, umanisti e individualisti della modernità, ormai inadeguati e che non ci consentono di pensare al futuro e di sopravvivere nel secolo di ferro e di fuoco che si annuncia. Terza tesi centrale: va prefigurato e immaginato fin da ora il dopo-caos, il mondo del dopo-catastrofe, secondo i principi dell'archeofuturismo, seguendo criteri radicalmente diversi da quelli della modernità egualitaria. Io ne abbozzo in queste pagine la trama. E’ inutile pensare riforme che si ispirino alla saggezza e a una razionalità previsionale, l'uomo non ne è capace. Solo quando è con le spalle al muro, sollecitato dall'urgenza egli reagisce. Io quindi propongo una sorta di addestramento mentale al mondo del dopo-caos. Il termine di "Rivoluzione conservatrice", spesso utilizzato per indicare la nostra corrente di pensiero, non è sufficiente, perché "conserva", ha una connotazione smobilitante, antidinamica, un po' ammuffita. Oggi non si tratta di "conservare" il presente o di ritornare a un passato recente che ha dimostrato il suo fallimento, ma di riappropriarsi delle radici più arcaiche, cioè quelle più adatte alla vita vittoriosa. Un esempio, tra gli altri, di questa logica inclusiva: pensare insieme la tecno-scienza e l’arcaismo. Riconciliare Evola e Marinetti, il dottor Faust e gli Aratori. La querelle tra "tradizionalisti" e "modernisti" è diventata sterile. Non bisogna essere né l'uno, né l'altro, ma archeofuturisti. Le tradizioni esistono per essere spurgate, scremate, selezionate, molte di esse contengono dei virus che oggi esplodono. Per quanto riguarda la modernità essa probabilmente non ha più un avvenire.

   Quindi secondo Faye il progresso della scienza e della tecnica porterà al crollo del sistema egualitario su cui sono basate le attuali società industriali occidentali e creerà una sorta di neo-feudalesimo. Coloro che sapranno gestire e controllare le nuove tecnologie avranno il potere su gli altri esseri umani. Gli altri diverranno umani di serie B. Pur essendo chi scrive di ispirazione liberalsocialista non può non tenere conto che lo scenario previsto da Faye potrebbe realizzarsi davvero. Già oggi la globalizzazione ha portato ad un indebolimento sistemico delle economie dei singoli paesi: una crisi dei mutui SubPrime americani ha portato i crack delle borse mondiali nel 2009 e la crisi, alimentata da ondate speculative, sembra non essere mai terminata da allora. Una totale mancanza di controlli sul chi-fa-cosa, banche che prestano soldi che non potranno mai essere restituiti, debiti alle stelle e i paesi più deboli o con alto debito pubblico ne vengono schiacciati. Le rivoluzioni in nordAfrica sono iniziate in questo modo. Faye parla anche di crisi dei sistemi pensionistici dopo il 2010 dovuto al papy-boom e al fatto che l'invecchiamento della popolazione ingesserà il dinamismo tecnico-economico: sta realmente avvenendo. Gli stati nazionali non potranno sopportare molto a lungo queste crisi, potrebbe verificarsi un ritorno al protezionismo. Già oggi vi sono spinte in tal senso. Riguardo ai progressi nel campo dell'informatica e delle biotecnologie Guillame Faye è anche più esplicito:

Bisogna concentrarsi sull'epistemologia della tecnica. Problema: l'informatica e l'ingegneria genetica non stanno forse per far deflagrare i quadri dell'ideologia egualitaria egemonica, scavando un abisso tra il reale e l'auspicabile, la natura e l'iper-natura? Sono interrogativi cruciali che toccano la biologia e l'informatica. Bisogna riprendere la riflessione abbandonata sulla biologia, perché le tecniche transgeniche consentono già oggi di intervenire nei processi di trasmissione genetica, fino a ieri fenomeni naturali. Siamo ormai in grado di produrre animali da allevamento, senza gravidanza, in incubatrici, tra breve riusciremo a farlo sull'uomo e potremo programmare, associando sistemi informatici esperti e tecniche transgeniche, i patrimoni genetici e quindi le capacità di questi "umani di seconda generazione".

Altro problema: gli ordinatori di terza generazione non solo consentiranno di creare un universo virtuale, o anti-mondo simulato, più verosimile di quello reale, con autentici personaggi iper-virtuali autonomi in tre dimensioni, perché l’”intelligenza informatica” è vicina. Coloro che sprezzantemente affermano "solo sono delle macchine" commettono un grave errore. Questi nuovi colpi di maglio contro l'antropocentrismo, portati dall'uomo stesso, ci ricordano che la tecno-scienza non è altro che faustismo in azione. Pericolo mortale per l'uomo, "animale malato" e insuccesso dell'evoluzione? O destino che si può governare? Ecco le questioni filosofiche che movimenti di pensiero degni di questo nome devono affrontare.

   Ovvio qui che la "intelligenza informatica" indica l'intelligenza artificiale applicata a macchine robot che potrebbero andare a sostituire l'uomo nelle sue funzioni. La mia ipotesi è che un mondo archeofuturista potrà esistere solo se l'uomo riuscirà a governare le macchine intelligenti, ovvero solo in un mondo in cui la I.A. avanzata non è mai apparsa o si è sviluppata da un mind upload di una mente umana. I Robot a I.A. ristretta e armi nanotech saranno così usate come strumenti di potere e come sofisticati strumenti di guerra contro il nemico. Coloro che riusciranno a controllare queste tecnologie diverranno i nuovi feudatari nel nuovo mondo. In questo scenario sparirà il concetto di egualitarismo tra le masse umane, spariranno le filosofie umaniste. Le città si richiuderanno in se stesse. Un Sovrano assoluto, cyborg o umano che sia, per ogni città circondato da una elite militare e protetto da robot da guerra. Ognuna di esse sarà fortificata alzando barriere fisiche e informatiche contro il nemico feudatario vicino e i suoi terribili strumenti di tecnologia. Gli stati si disgregheranno e la parte più debole della popolazione cercherà asilo in questa o quella città-stato.

   Tutto ciò avrà un costo? Sicuramente. Un costo altissimo. Faye non per altro parla di "catastrofe", di "secolo di ferro e fuoco" e fornisce consigli su come sopravvivere al "mondo del dopo caos".  La sua ricetta è l'archeofuturismo, per l'appunto una deriva autoritarista, ovvero un uomo che ritorna arcaico nel modo di vivere e di pensare ma continua allo stesso tempo a sfruttare i mezzi che gli fornisce la tecnologia moderna.

 

Scenario 3: SkyNet

   Questo scenario è il peggiore in assoluto e prevede, dopo il 2030 (anche se alcuni autori dicono dopo il 2050), la realizzazione casuale di una Intelligenza Artificiale avanzata, ovvero di un computer pensante, autocosciente e capace di automodificarsi retroattivamente migliorando in modo esponenziale le sue capacità cognitive. Mentre la mente umana è statica una tale macchina intelligente potrebbe invece modificare il suo codice di programmazione producendo upgrade continui di se stessa.
   Nel giro di pochi giorni, una tale "macchina", se collegata ad Internet, potrebbe assorbire tutte le conoscenze umane di secoli e sviluppare sistemi di difesa impenetrabili alle nostre armi. Essa potrebbe scavalcare facilmente tutti i nostri sistemi di controllo informatico come i firewall e i proxy delle banche, dei governi e delle strutture militari. Potrebbe così prelevare miliardi di dollari e creare un suo conto corrente in un paradiso fiscale. Da qui potrebbe poi realizzare armamenti nanotech per noi inconcepibili. La capacità di mutazione di questa entità non sarebbe prevedibile a nessuna mente umana né potremmo comprendere come essa svilupperà le sue tecnologie.

   Con tali capacità questa "entità" avrebbe delle possibilità di manipolazione del mondo fisico tali che potrebbe assurgere al dominio assoluto del pianeta in pochi mesi. Considerato che i beni nel nostro mondo e i nostri averi sono ormai quasi completamente gestiti per via digitale e virtualizzati (vedi precedente paragrafo) essa avrebbe facile gioco nel prenderne il controllo. Nel caso che essa decida di distruggerci, come narrato nei film della serie Terminator, ove la I.A. distruttrice è definita appunto SkyNet, noi semplicemente non avremmo scampo. Essa potrebbe ideare armi nanotecnologiche per noi inconcepibili e rimuoverci selettivamente dal pianeta, lasciando tutto il resto intatto.

   Al momento in cui la prima I.A. avanzata dovesse apparire essa rappresenterebbe dunque una singolarità tecnologica, ovvero un punto omega dopo il quale si avrebbe una "esplosione di intelligenza" verso livelli inconcepibili alla mente umana. Essa potrebbe decidere di dotarsi di un corpo fisico, ad esempio un androide, o semplicemente di mantenere la sua struttura eterea e digitale muovendo la sua mente tra i server Web: nessuno può saperlo. A definire il processo susseguente alla esplosione di intelligenza come "singolarità" fu il matematico Vernor Vinge, in un testo del 1993, egli recita:

Entro trent'anni, avremo le tecnologie necessarie a creare intelligenze super-umane. Poco dopo tale evento, l'era umana vedrà la sua fine.

   Ma perchè una tale entità avrebbe una tale potenziale pericolosità? In primis va detto che, partendo dallo sviluppo tecnologico umano, l'intelligenza è un fattore discriminante del dominio del mondo. Un povero ed esile essere bipede non dotato di forza fisica, di zanne o di una pelle coriacea per la sua difesa, circa 10.000 anni fa ha iniziò ad imporre la sua volontà sul mondo e su tutte le specie viventi che fino ad allora lo avevano dominato. E lo fece solo grazie alla sua intelligenza.

Riprendo una slide da una conferenza del ricercatore transumanista David Orban che illustra in modo pratico questo evento. Considerando la biomassa totale (ovvero la massa biologica globale degli organismi che popolano un ambiente) si nota che 10.000 anni fa gli esseri umani e i loro animali domestici occupavano sul pianeta solo un insignificante 0.1% del totale, il resto, ovvero il 99.9% era costituito da animali allo stato selvaggio.
Il dominio del mondo, reso possibile dall'intelligenza e dallo sviluppo tecnologico, in soli 10.000 anni, ha prodotto un aumento della biomassa umana fino al 98% del totale.

   Noi, assieme ai nostri animali domestici, abbiamo dunque occupato ogni punto del pianeta significativamente utile alla vita provocando l'estinzione e il ridimensionamento degli animali di altre specie a un misero 2%. Considerate che 10.000 anni sono un tempo irrisorio, un battito di ciglia, nella scala evolutiva della vita, apparsa 3.5 miliardi di anni fa e da allora evolutasi senza grandi salti. La selce scheggiata, le prime armi in bronzo e in ferro erano la rivoluzione tecnologica di 10.000 anni fa ed hanno sottratto l'uomo ai predatori. Non solo, grazie a queste "tecnologie" e alla realizzazione delle tecniche agricole egli ha potuto raggiungere la cima della piramide evolutiva. Secondo Vernor Vinge una I.A. di seconda generazione sarebbe, in termini di potenza cognitiva, rispetto all'uomo, come un pesce rosso lo è rispetto a noi.
   Cosa accadrà dunque? Vi sono delle ipotesi come quella di Hugo de Garis, fisico ed esperto di Intelligenza Artificiale. De Garis chiama le superintelligenze post-singolarità Artilect. Secondo questo ricercatore una parte dell'umanità, i Cosmist, deciderà di seguirle verso le estreme frontiere dello sviluppo tecnologico. I Cosmist saranno al servizio delle entità intelligenti artificiali e si integreranno con esse divenendo essi stessi cyborg o androidi e perdendo in tutto o in parte la loro natura fisica umana. Dall'altra parte del campo De Garis immagina invece i Terrans, esseri umani che vorranno mantenersi così come sono, nella loro biologia e nei loro modi di vita, e che quindi vedranno nelle macchine e nei loro seguaci un nemico. Ne scaturirà una guerra che provocherà miliardi di morti, in gran parte tra i Terrans, dato che la tecnologia degli armamenti degli Artilect sarà sicuramente superiore a quella degli esseri umani "standard".

   E' uno scenario che definire tragico è limitativo. Un esempio di quello che potrebbe accadere è in questo racconto di Ed Merta. Una opinione più ottimista diffusa tra i ricercatori del settore è quella che la I.A. avanzata semplicemente ci ignorerà come noi ignoriamo i batteri e le spugne o gli animali inferiori che non causino direttamente cagione all'uomo. I suoi scopi e i suoi fini esistenziali potrebbero essere infatti totalmente diversi dai nostri; potrebbe decidere di dedicarsi solo ad attività filosofiche, all'esplorazione dello spazio o chissà cosa.
   Questa è anche l'opinione di chi scrive e che sottolinea che bisognerà stare molto attenti quando (e se) la prima I.A. avanzata verrà alla luce a non rivolgersi a lei in atteggiamento ostile.

 

E tutta Fantascienza?

   Gia oggi se andiamo in un ipermercato possiamo acquistare un robot aspirapolvere che ci pulisce da solo la casa. Guidato da una I.A. ristretta esso provvede a pulire i locali in modo efficiente e, quando le sue batterie sono in via di esaurimento, andrà da solo a cercare una presa di corrente su cui collegarsi.

Sono già stati provati al MIT esemplari di robot "domestici" che necessitano solo di alcuni affinamenti.

La francese Aldebaran Robotics ha sviluppato un piccolo robot che si chiama Nao, capace di interagire con l'uomo in molti modi. Tra qualche anno verrà immesso in commercio e dopo il 2020 né verranno prodotti esemplari simili da svariate industrie destinati al commercio di massa. A questo link è possibile esaminare un video che mostra le interessanti capacità di comunicazione interattiva di questo robot.

Questo per quanto riguarda le I.A. ristrette.

   Per quanto riguarda invece la I.A. avanzata è recente l'annuncio del colosso dell'informatica IBM della produzione di un chip capace di emulare percezione, azione e apprendimento del cervello umano. Il chip si basa su sinapsi artificiali costruite con nanotubi di carbonio. E' recente anche la vittoria al rischiatutto americano del computer Watson, sempre di IBM, che ha gareggiato con preparati e acculturati esseri umani invalidando parzialmente il Test di Turing. Espongo infine un articolo del quotidiano La Repubblica che tratta proprio di questo argomento. Come si può ben vedere dunque ormai i computer non giocano più solo a scacchi...

 

Scenari collaterali e intersecazione di scenari.

  • Il mondo C-Fe deriva verso l'AcheoFuturismo: Inizialmente potrebbe verificarsi che l'umanità, assieme alla sua tecnologia, sembri evolvere in modo positivo verso il mondo C-Fe. Poi, però, ad un certo punto potrebbero sorgere problemi con l'utilizzo delle nuove tecnologie. Alcuni stati potrebbero decidere di fabbricare armi nanotech e iniziare a usare robot a I.A. ristretta come armi da guerra. La risoluzione di conflitti su base religiosa potrebbe essere una molla per avviare questo progetto, quindi da esso si avrebbe una deriva verso l'archeofuturismo.

  • Il mondo C-Fe deriva verso SkyNet. Un'altra possibilità è che l'umanità si avvii verso il mondo C-Fe ma poi improvvisamente, a metà del ciclo di sviluppo, viene alla luce una I.A. avanzata che interferisce con questo positivo ciclo. Qui due sono le sottopossibilità: essa diviene SkyNet e ci annienta oppure si presenta come una "I.A. Tiranno" e decide di lasciarci in vita stabilendo però dei restrittivi criteri selettivi per gli esseri umani "utili" ovvero di sua preferenza impedendo agli altri di procreare e riprodursi.

  • La Friendly I.A. si tramuta in SkyNet: inizialmente una I.A. avanzata di tipo Friendly (amichevole) realizzata in laboratori specializzati (il S.I.A.I. ad esempio) potrebbe sembrare collaborativa e produrre significative invenzioni e avanzamenti culturali utili per l'umanità per alcuni anni dopo la sua venuta alla luce. Quando però essa è riuscita ad approvvigionarsi di un sufficiente numero di risorse sul pianeta e a costruire attorno a se un valido e impenetrabile sistema di sicurezza mostra il suo vero volto e si tramuta in SkyNet o in una I.A. Tiranno che soggioga l'umanità.

  • Guerra tra le I.A. avanzate. Una volta che avremo la tecnologia per produrre una intelligenza super-umana non né verrà realizzata solo una. In diverse parti del mondo potrebbero nascerne a decine contemporaneamente. In questo caso, essendo noi per loro insignificanti, esse attiverebbero mezzi di tecnologia distruttiva solo verso le loro consimili con le quali non vorranno dividere le risorse del pianeta. Questo produrrebbe però una guerra su scala planetaria che coinvolgerebbe indirettamente l'umanità.

  • La prima I.A. prende tutto. Appena venuta alla luce la prima I.A. avanzata essa potrebbe rendersi conto che noi, data la nostra inferiorità intellettiva, non rappresentiamo un pericolo per lei. Però potrebbe fare in modo di "retrocedere" la nostra tecnologia di una ventina di anni e/o invalidare un progresso scientifico ulteriore in modo che non ci sia più la possibilità di creare altre I.A. sue potenziali concorrenti. Potrebbe farlo ad esempio invalidando la produzione di superprocessori, facendo in modo di mettere la bando le nanotecnologie. Potrebbe segmentare Internet in reti wan basate su protocolli incomunicanti in modo da chiudere le porte al cloud computing e via così.

  • Pianeti trasformati in super-computer: Una volta venute alla luce milioni di I.A. avanzate esse potrebbero necessitare di ampliare quanto più possibile il loro hardware per potenziare al massimo le risorse di calcolo delle loro menti artificiali. In questo caso ogni risorsa di silicio della terra verrebbe impiegata per creare chip sempre più potenti e l'intero pianeta nel giro di decenni si trasformerebbe in una sorta di immenso supercalcolatore. Milardi di robot, costruiti dalle stesse macchine senzienti, sarebbero adibiti a questo unico scopo. Questo potrebbe portare però alla distruzione indiretta dell'umanità per esaurimento delle risorse del pianeta. In questo caso la "tecnomassa" delle intelligenze artificiali prenderebbe il posto della biomassa degli esseri umani sul pianeta.

   Le presenti considerazioni sono derivate sia da riflessioni personali che dalla lettura degli scritti degli scienziati Eliezer Yudkowsky, Hans Moravec e Nick Bostrom. Vi possono essere anche altri sistemi di intersecazioni di scenari che lascio ai commenti dei lettori.

Note: Questo testo non può essere riprodotto senza l'autorizzazione dell'autore.

 

COMMENTI

Commento: di David de Biasi

   Come sempre un'eccellente articolo divulgativo che riesce anche a far riflettere. IA specializzata e IA avanzata: paradossalmente sono più preoccupato della prima perchè può finire in mani di militari e/o terroristi e utilizzata per scopi malevoli. Mentre per la seconda (la superintelligenza) sarò un'ottimista ingenuo ma la penso come A. Clarke:

"L'idea popolare, promulgata dai fumetti e dalle forme più economiche di fantascienza, che macchine intelligenti devo evolvere verso entità malevole ed ostili all'uomo, è talmente assurda che non vale neanche la pena di sprecare tempo per contestarla. Sono quasi tentato di affermare che solo macchine non-intelligenti possano essere aggressive. . . Coloro che immaginano macchine come nemici aggressivi stanno semplicemente proiettando la propria aggressività. Maggiore è il livello d'intelligenza e maggiore sarà il livello di cooperazione. Se dovessimo arrivare ad una guerra tra uomini e macchine, è facile intuire quale parte la inizierà".

Il rischio catastrofico poi, anche se c'è, credo sarà ridotto dal fatto che l'uomo stesso si ibriderà/integrerà a queste superintelligenze tramite potenziamenti e mind-uploading. D'altronde una grande intelligenza, non può aver sviluppato in misura maggiore solo il lato logico, deve aver sviluppato anche il lato empatico (se pretende di definirsi una intelligenza autocosciente). Un mio amico ha detto che: "l'intelligenza che temono i visionari di macchine cattive, non è intelligenza ma grande capacità senza intelletto" e mi trovo del tutto concorde. Sono scettico negli approcci top-down che cercano di programmare un'IA forte in modo friendly, se l'IA è davvero un'essere autocosciente e intelligente metterà in discussione queste regole per cui era programmata dai suoi artefici anche se non credo che ciò la porterà a diventare ostile. Anzi, la sua etica emergerà "dal basso", dalle sue conoscenze superiori, e sarà un'etica migliore di quella che hanno prodotto molti esseri umani finora. Le "quattro leggi", potrebbero valere per l'IA debole, ma non per quella forte che necessariamente avrà un'architettura mentale diversa. Non so dire (per ignoranza nell'aspetto tecnico) se l'IA forte sorgerà dal mind-upload o da creazione artefatta, ma comunque prenderà vita concordo senz'altro con l'articolo che l'empatia è caratteristica fondamentale per un'IA forte e benevola. Sui benefici dell'IA forte che potrebbe, in pochi anni, far avanzare le nostre conoscenze, fornirci energia pulita, risolvere i problemi delle malattie e dell'invecchiamento, etc. io credo che non dobbiamo avere questa visione di "Messia" che arriva e risolve tutto. Se lo scenario che ho avanzato prima dell'ibridazione tra IA e Uomo è credibile (oltre che auspicabile) allora è probabile che sarà l'intelligenza collettiva (e non un’unica e singola intelligenza per quanto potente) che emergerà con l'ibridazione tra entità intelligenti artificiali e umani potenziati o uploadati che potrebbe farci progredire a livelli inediti.

   Sullo scenario archeofuturista: Faye sostiene, non senza ragione, che "l'attuale civiltà non può durare" e in effetti troppi segnali ci dicono che il mondo economico-sociale-politico, che finora si è fondato su certi paradigmi che ormai sono obsoleti, sta per collassare. Tuttavia l'autore francese non è certo il primo e nemmeno l'ultimo ha lanciare questo avvertimento. Quello su cui c'è da rabbrividire è appunto la "cura" che propone. Se la sua analisi dell’implosione della civiltà è sostanzialmente giusta, la "pars construens" è decisamente allucinante e lasciatemelo dire, profondamente arretrata (non pre-moderna ma proprio arretrata dall'aria ammuffita!).

   "I progressi della tecnoscienza, soprattutto nel campo della biologia e dell'informatica, non si possono più gestire con i valori e le mentalità umaniste moderne", vero mio caro Faye! Ma non è puntando sull'autoritarismo e sull'ordine delle caste (lui rifiuta: "la filosofia obsoleta del progresso") che si propone un paradigma in grado di guidare in modo ottimale e senza traumi la fase di transizione epocale che sta vivendo l'umanità. Le tecnologie hanno un grande impatto democratizzante (il ruolo di internet nella varie rivolte sociali recenti lo dimostra) e vanno nella direzione esattamente contraria a quella che prevede o auspica Faye. Anche se è sempre possibile che qualcuno utilizzi le tecnologie per un nuovo ordine neo-feudale, d'altronde "siamo noi i responsabili che la tecnologia, -evolvendo -vada verso il bene invece che verso il male", questo scenario di assoggettamento violento della masse da parte di super-uomini non può durare molto (anche se in quel periodo breve può produrre catastrofi sociali) e l'unico modo per contrastarlo è avere una visione diversa ispirata ai principi etici e scientifici.
   Infine: penso che lo scenario citato di Hugo de Garis sia quello più interessante e realistico, ma potrebbe anche non realizzarsi se i Cosmist seguiranno una sorta di "Prima Direttiva" e se i Terrans si limiteranno a vivere nelle loro nicchie ecologiche timorosi di perdere una guerra con esseri superiori a loro. Tuttavia questo scenario (da terza guerra mondiale) è quello su cui, credo, dovremmo vigilare di più per evitare che si formino due fronti e due specie che si contrastino. Chi rifiuta la tecnologia potrebbe benissimo usare la stessa tecnologia per porre fine alla civiltà come la conosciamo (l'esempio dell'attentatore di oslo è illuminante). Ma se sapremo affermare un nuovo modello sociale che sia rispettoso anche di chi non sceglie l'opzione di potenziamento, allora forse potremo evitare questa caduta nell'abisso, d’altronde "il modo migliore per prevedere il futuro è inventarlo".


Commento: di Ugo Spezza

   Ringrazio David de Biasi per l'approfondita disamina. Mi trovo tuttavia a discutere alcune delle sue tesi, in particolare quella sulla "empatia" della I.A. avanzata che dovrebbe emergere contestualmente (automagicamente?) data la sua superintelligenza, alla sua venuta al mondo. Purtroppo non credo sia così... facile. Il primo motivo è che una IA progettata in ambito militare, penso ad esempio ad un supercomputer adibito a prevedere scenari tattici e il posizionamento e attivazione di missili per colpire il nemico, che improvvisamente acquisti coscienza. Beh... non ci vedo una grande empatia con gli esseri umani che si apprestava a sterminare. E purtroppo è proprio in ambito militare che vi sono le ricerche più avanzate. Sono di conseguenza d'accordo quindi con quanto dice Nick Bostrom riguardo alla importanza delle "motivazioni iniziali" della IA.
   Il secondo motivo e che anche esseri umani dotati di una intelligenza sopraffina, come il caso di John Von Neumann, definito un "alieno" dai suoi insegnanti per le sue straordinarie capacità, aveva dentro di sé una vera anima guerrafondaia. Era infatti convinto che contro l'unione sovietica fosse necessaria una "guerra preventiva"; egli affermò, rispondendo ad un giornalista: “Se tu dici perché non una bomba domani, io dico, perché non oggi. Se tu dici alle cinque, io dico perché non all’una?". La sua teoria dei giochi, ed in particolare la strategia minimax, fu applicata estesamente alla problematica della guerra preventiva, in particolare nelle analisi strategiche sviluppate dalla RAND Corporation, fondata dall’aviazione nel 1946, e con la quale von Neumann collaborò sistematicamente dal 1948. Fu inoltre sempre un convinto sostenitore dello sviluppo massivo di armi atomiche suggerendo ad Eisenhower lo sviluppo di questo tipo di armi in luogo di quelle convenzionali. Alla fine morì per le radiazioni prese durante i numerosi esperimenti.

   Quindi l'equazione «grande-intelligenza»=«grande-saggezza» la escluderei a priori. Riguardo allo scetticismo sul riuscire a "programmare" una IA avanzata lo condivido. E' sicuramente vero che una IA avanzata sarebbe in grado di disabilitare facilmente quelle parti della sua programmazione che non ritiene congrue al suo obiettivo (le 4 leggi di Asimov) ed è altrettanto vero che una tale programmazione potrebbe essere effettivamente applicata solo a IA ristrette. Però c'è da sottolineare che il SIAI non pensa di arrivare a creare una Friendly AI "solo" con la programmazione ma con un vero e proprio "catechismo" infuso alla sua mente artificiale dopo la sua creazione. Cosa questa fattibile solo in un "ambiente controllato". Per questo ribadisco che questi sforzi sono di fondamentale importanza e vanno lodati.

   Guillame Faye: lo scenario archeofuturista non è certo il migliore per l'umanità futura in quanto prevede una deriva autoritaria degli stati. Però questo scenario consentirebbe almeno di tenere sotto stretto controllo lo sviluppo delle tecnologie avanzate e di negarne l'accesso a persone non autorizzate. Inoltre va sempre ricordato che uno scenario archeofuturista è pur sempre sotto il governo dell'uomo e rispetto allo scenario SkyNet è "acqua di rose". Inoltre sono abbastanza ottimista per pensare che questo sia uno scenario temporaneo che potrebbe durare solo qualche decina d'anni. Quando poi l'uomo avrebbe raggiunto un pieno controllo sulle nuove tecnologie (sviluppandone di concomitanti) lo stato autoritario non avrebbe più ragion d'essere.
   Infine l'uso delle IA ristrette potrebbe essere invalidato dai potenziali pericoli programmando le stesse in modo accurato e frapponendo opportuni firewall alla loro deprogrammazione. Quando ci dovessimo accorgere che quelle più aggiornate riescono ad invalidare i nostri sistemi di controllo basterà retrocedere all'update precedente.

 

Commento: di Gabriele Rossi

Ogni volta che affronto l'argomento "I.A. e futuro" non posso fare a meno di pensare alle reazioni dei nostri bisnonni di fronte alle prime macchine tessili ed alle prime automobili. L'uomo è davvero cambiato dopo il radicale potenziamento delle sue capacità "muscolari"? Credo che possiamo concordare che i cambiamenti sono stati enormi ma non tali da modificare la natura ultima del genere umano.

Oggi siamo sulla soglia di potenziare radicalmente le nostre capacità "intellettuali". Ritengo che, anche in questo caso, assisteremo a cambiamenti enormi ma non tali da modificare la natura ultima dell'uomo. Detto in altre parole, è probabile che tra poco saremo in grado di creare Intelligenze Artificiali Generali più "intelligenti" della maggior parte degli uomini attuali ma, a quel punto, gli uomini saranno a loro volta più intelligenti... così come oggi sono più "veloci" grazie alle automobili o più "forti" grazie ai robot industriali).

La domanda semmai è "assisteremo ad una frattura nella razza umana?" oppure "l'aumento dell'intelligenza sarà, come in pratica è avvenuto per l'aumento delle capacità muscolari, a beneficio di tutti (o comunque di moltissimi)?". E' in quest'ottica che, personalmente, inquadrerei i tre scenari efficacemente esposti da Ugo Spezza. Ritengo che esisteranno ancora per molti anni divesi uomini con inteligenza "almeno pari" alla più intelligente delle macchine. Non dimentichiamo che nel momento in cui una Intelligenza Artificiale Generale da me creata "capisce" autonomamente qualcosa di nuovo, la "capisco" anch'io il minuto dopo!

 

Commento: di Stefano Vaj

   La questione della cosiddetta Intelligenza Artificiale Forte è centrale, prima ancora per gli aspetti "ideologici" che tradisce l'intero dibattito al riguardo che per ciò che riguarda i particolari tecnici relativi alla sua praticità, complessità e realizzazione. Anche per questo abbiamo deciso di riservare al tema l'intero quinto numero di Divenire. Rassegna di studi interdisciplinari sulla tecnica e il postumano (http://www.divenire.org), e mi è ovviamente difficile riassumere in poche parole il saggio di una trentina di pagine che ho ivi dedicato all'argomento.
   Se dovessi però individuare quello che è per me il punto cruciale in tale dibattito è il superamento dell'approccio millenarista o peggio escatologico che resta in un certo senso sotteso a tutti e tre gli scenari descritti, ben diffusi nell'immaginario popolare, e che resta rinchiuso nel punto di vista che io e Vattimo (ad esempio proprio in Divenire 4) chiamiamo "umanista", che Marchesini chiama "antropocentrico", e che molti transumanisti stranieri, così come gli animalisti, chiamano "specista".
   Prendiamo l'esempio Skynet. Se per “umanità” intendiamo l’insieme degli appartenenti alla nostra specie oggi viventi, la prospettiva paventata è quella di vedere la nascita di un insieme di nuove entità dapprima avide di risorse e di attenzioni, bisognose in particolare di una programmazione complessa, e che nel giro di pochi anni sarebbero destinate prima a infiltrarsi in ogni settore della nostra vita, certo collaborando con noi, ma rendendosi progressivamente indispensabili e gradualmente indipendenti dalla programmazione iniziale ricevuta, per poi assumere progressivamente il potere, escluderci dalla maggior parte dei processi decisionali ed infine, nella migliore delle ipotesi, accudirci per il puro rispetto nascente dalla memoria della loro creazione, abbandonarci alla nostra sorte, o concentrarci ed emarginarci in strutture, ruoli ed ambiti sociali in cui sarebbe destinata a restringersi sempre più anche la nostra medesima autonomia personale, in attesa della nostra definitiva estinzione.
   Ora, è stato facilmente notato che lo scenario ipotizzato corrisponde esattamente... a quello che descrive da sempre il succedersi delle generazioni biologiche della nostra specie, del tutto a prescindere dalla creazione di AGI [Artificial General Intelligence - sinonimo di I.A. avanzata] che siano antropomorfe solo etologicamente, e senza essere basate su meccanismi di natura biologica.
   Di converso, quand’anche possibili intelligenze artificiali con una componente psicomorfa intrinseca non vengano semplicemente ad essere a livello sociale (e perciò ad ogni effetto pratico) identificate con le personalità che le stesse eventualmente emulino, è solo un pregiudizio personale in tal senso che impedisce di considerare ad ogni effetto tali AGI come “children of the mind”, secondo la celebre di formula di Hans Moravec, o figli tout court, come Gazurmah per il marinettiano Mafarka, e perciò come legittimi successori, personali e/o evolutivi, dell’interessato, alla stregua se non altro di un qualsiasi cospecifico futuro che non faccia parte della sua prole immediata, ma sia legato ad esso da un'appartenenza e da un destino condiviso.
   Al di fuori delle astrazioni universaliste o delle favole otto e novecentesche, uomini, animali domestici, dèi e macchine non lottano in quanto tali tra di loro, non più di quanto facciano l’insieme delle femmine del regno animale contro il genere maschile, o ipotetiche classi sociali che attraversino “oggettivamente” l’intero spettro delle società umane. Lavorano piuttosto insieme nel competere con avversari collettivi di composizione essenzialmente analoga e nel mantenersi, simbioticamente o parassitariamente, in essere.

Commento: di Ugo Spezza

   Commento molto interessante... Certamente accostare l'evoluzione biologica a quella delle I.A. avanzate potrebbe essere plausibile ed effettivamente lo svilupparsi di una I.A. avanzata che riproducesse i suoi "memi" (antropomorfi o meno che siano), muovendosi su una linea di evoluzione simbiotica con noi, non sarebbe poi tanto diversa nel suo comportamento da un essere biologico superiore avanzato che per selezione naturale si muovesse sulla stessa strada evolutiva. In fin dei conti, ragionando dal punto di vista escatologico, a questo punto NOI diverremmo LORO, e il problema non si porrebbe più. Certo ad uomo comune di oggi tale prospettiva può sembrare estraniante ma ad un uomo del 2101 già perfettamente integrato nel new deal tecnologico e deiettato nel "regno della macchina" di marinettiana memoria, tale prospettiva apparirebbe invece normale.
   Il problema dello scenario SkyNet però è un altro, ovvero la rapidità della evoluzione-distruzione, è questo che incute timore, poiché in questo caso non vi sarebbe alcuna co-evoluzione, ci sarebbe lo sterminio repentino e basta. Ed è probabile (credo) che al seguito di ciò le stesse I.A. avanzate ostili si estingueranno poco dopo. Può anche essere vero, di converso, che noi, plagiati da decenni da una certa cinematografia e da romanzi S.F. di robot assassini ci siamo in realtà cablati nella mente un "pregiudizio personale" nel nostro modo di pensare l'evoluzione di una intelligenza sovrumana. E' anche vero che tale intelligenza dovrebbe rispettare i canoni della fisica di questo universo e che dunque se la vita si è evoluta in questo modo essa non potrà che inserirsi in questo canale evolutivo e percorrerlo fino in fondo.

 

Commento: di Marco Mainoldi

   Io sono ottimista dato che sono cresciuto con i libri di I. Asimov e A. Clarke e quindi penso che un'intelligenza avanzata di qualsiasi natura essa sia (terrestre o extraterrestre) non si perda a fare guerre e stermini così per fare. Queste cose appartengono sempre a civiltà ancora sottosviluppate con problemi irrisolti che a lungo andare sfociano in disagi, miserie e catastrofi. Ovviamente se una civiltà tecnologicamente avanzata risolve i problemi il male viene eliminato e di conseguenza si evolve anche in senso "spirituale" (non intendo con significato religioso).
   Ora, volevo esporti uno scenario con cui pultroppo dovremo confrontarci da subito. Riflettendo sulla storia degli ultimi 50 anni, dal 1960 a oggi si possono notare che molti degli scenari ipotizzati non si sono tuttora realizzati. In primis, dalla conquista della luna ad oggi nessuno di noi è vissuto in colonie spaziali o su altri pianeti "2001 odissea nello spazio", "spazio 1999" ed altre serie di fantascienza spaziali non sono diventate realtà, eppure tutto questo veniva dato per scontato dopo il 1969. Per dirla alla Asimov non abbiamo ancora colonizzato il nostro cortile. Siamo sette miliardi, dipendiamo ancora da combustibili fossili, anzi tutta la nostra tecnologia si basa soprattutto su questo tipo di energie. Quindi non è solo una questione di tecnologia ma di TEMPO!
   Quanto tempo abbiamo ancora a disposizione prima che la popolazione aumenti ancora e le forme di energia fossili in via di esaurimento, ci portino a sterminarci a vicenda? All'orizzonte da oggi al 2020 si intravvede qualche speranza seria di energia? I robot della serie Terminator vanno a energia nucleare, le batterie dei nostri notebook e degli smartphone devono essere ricaricate ogni giorno e l'autonomia è molto limitata, figuriamoci su dispositivi con parti meccaniche tipo robot quanto potrebbero durare! La nostra sopravvivenza dipenderà in primo luogo da quale sviluppo energetico serio riusciremo a dare alla nostra civiltà, altrimenti saranno le nostre intelligenze deboli a causarne la rovina. Comunque speriamo che una soluzione si trovi in fretta altrimenti addio qualsiasi paradiso tecnologico (forse la soluzione arriverà da qualche I. A. avanzata ).

Commento: di Ugo Spezza

   Secondo me il problema energetico, segnalato da Marco, è importante ed è scontato che un futuro sviluppo non possa non prevedere nuove fonti. Se, come umanità, siamo ancora avvinghiati come una sanguisuga alla vena del petrolio il motivo principale è che è una fonte di energia largamente disponibile sul pianeta e soprattutto è una fonte a basso costo. Se uno ha un pozzo sotto casa non si preoccupa di approvvigionarsi dell'acqua, solo quando il pozzo inizia a disseccarsi allora decide di far qualcosa. Idem per la colonizzazione dello spazio: se sulla Luna fossero stati trovati metalli preziosi o fonti energetiche oggi ci sarebbe una base grande come Los Angeles. L'uomo, per sua natura, non si smuove se non viene spinto da una necessità impellente, anzi, tende ad accomodarsi.

   Sulla IA forte: anche io tendo a pensare che non sarà distruttiva se nascerà in un ambiente controllato, spero solo non venga prodotta in ambito militare poiché, come ha detto Bostrom, le motivazioni iniziali sono dannatamente importanti. Pensa ad esempio ai nostri bambini, non potresti mai convincerne uno, da adulto a mettersi una cinta di esplosivo e farsi saltare dentro un autobus pieno di gente, perché egli ha ricevuto una educazione che glielo impedisce.
   Ma se metti un bambino cresciuto in ambito di fondamentalismo religioso fortemente costrittivo, maltrattato e la cui infanzia è stata violentata da questo processo, in questo caso non credo ci vorrà molto a fargli fare il grande passo verso la distruzione. La differenza tra un terrorista e una IA forte è che il primo può fare danni limitati mentre la seconda costituisce un rischio esistenziale per l'intera umanità, quindi dal mio punto di vista gli sforzi del SIAI di arrivare per primi alla creazione di una Friendly AI sono da sostenere con tutti i mezzi, economici in primis. 

 

Commento: di Francesco Marletta

Un pensiero di un uomo comune. In tutto quello che ho letto sino ad oggi sul futuro tecnologico della Umanità un punto in assoluto mi è chiaro. Non si potranno ne si dovranno, secondo me, per scelta necessaria alla nostra sicurezza e sopravvivenza, come specie, mai creare macchine o organismi forniti di una auto determinazione, capacità cognitiva di coscienza e sviluppo di se, pari o superiore a quella umana sino a quando esisteranno divisioni tra gli uomini, INTESI COME STATO O CONTINENTE, per qualsivoglia diversità.

Questo perche, l'egoismo negativo che è, penso, la forma più difficile da controllare nell'uomo nelle sue più variegate tipologie individuali, se trasferita ad uno o più automatismi pensanti potrebbe portare l'umanità al disastro, magari nello sviluppare una competizione tra organismi tecnologici non umani, che essendo autodeterminati sarebbero capaci di sviluppare vizi mai sanati, forse ancora poco noti o del tutto sconosciuti della Mente Umana. Mente Umana che oggi trova la sua realizzazione in una parte non maggioritaria del nostro cervello alle cui capacità pare non esistano ad oggi parametri in grado di fissare limiti certi tanto nel bene quanto nel male, intese come capacità di intervento.

Potremmo tutti diventare, o essere considerati per motivi diversi, entità sacrificabili, come gli effetti collaterali di una nostra attuale guerra, senza avere la capacità di reazione sufficiente a fermare processi evolutivi egoistici in questo ipotetico caso artificiali, non previsti, divenuti ad un certo punto incontrollati e/o incontrollabili, un po’ come accade in una mente umana fuori controllo ma sedabile, con farmaci dall'esterno, perche singolarmente attaccabile e unica al contrario di entità tecnologiche collegate e pensanti in blocchi compatti e disseminati ovunque. La creazione di organismi di tal fatta presuppone, credo, la certezza di conoscere come poter indurre ad arginare, attraverso scelte interiori di una precostituita coscienza non cancellabile n'è limitabile, le scelte che potrebbero o possono mettere in pericolo o rendere difficile ogni tipo di sopravvivenza tra quelle codificate e inserite nella coscienza artificiale in dotazione e memorizzata in ciascun organismo tecnologico; non solo di quella umana.

Non credo possibile precostituire regole che si possano imporre a chiunque ha la capacità di trovare ragioni per violarle come ben sappiamo, del resto da sempre, fa l'uomo che è perennemente, almeno sino ad ora, combattuto in una serie di limitazioni o esagerazioni che sono insiti nel suo modo di essere entità; I SENTIMENTI, che temo essere difficili da codificare, con la medesima intensità e variabilità, in un organismo tecnologico, almeno per quanto sappiamo oggi o nel prossimo futuro. Sicuramente la mia ignoranza in queste materie traspare in quello che scrivo, ma sono un uomo della strada, come si suole dire, e questa è, in parte, la mia opinione. Grazie dell'attenzione

Fonti:

www.wikipedia.org

Sito web di Eliezer Yudkowsky

Future of umanity institute (Univ. Oxford)

Sito web di Hans Moravec

Sito web di Nick Bostrom